In Russia gli investimenti stranieri si trasformano in crediti

A luglio il flusso degli investimenti esteri è diminuito del 18,9% rispetto ai dati registrati nello stesso mese dell’anno scorso - La crisi economica globale ha cambiato notevolmente la struttura di capitali esteri accumulati nell’economia russa - Nel secondo trimestre l’afflusso degli investimenti esteri diretti all’industria manifatturiera è sceso all’11 per cento – Nonostante tutto il Governo russo non è riuscito a stimolare una crescita sostenuta della domanda interna.

Gli investimenti in Russia nei settori reali dell’economia nazionale nel periodo gennaio-luglio sono diminuiti del 18,8% rispetto al corrispondente periodo del 2008. Nel mese di luglio il volume degli investimenti è stato di 621,7 miliardi di rubli, ovvero il 18,9% in meno rispetto ai dati registrati nello stesso mese di un anno fa.  Rispetto al giugno 2009 la diminuzione è stata del 6,8 per cento. A differenza del 2009 nel periodo gennaio-luglio del 2008 gli investimenti di capitali di tutti i tipi in Russia erano aumentati del 18,2 per cento.
Meno 18,9% è la diminuzione degli investimenti esteriInsomma, può non preoccupare la situazione degli investimenti stranieri che arrivano in Russia. Nella prima metà dell’anno corrente (l’ultimo dato disponibile) in Russia sono arrivati 32,2 miliardi di dollari di investimenti stranieri: il 30,9% in meno rispetto a quanto registrato nei primi sei mesi del 2008. Neanche la cifra di 32,2 miliardi di dollari  deve ingannare: secondo i dati del Comitato per le statistiche della Russia il 78,4% degli investimenti esteri è arrivato sotto forma di crediti che le società russe sono riuscite a rastrellare all’estero. Gli analisti russi si aspettano che l’afflusso di investimenti esteri diretti (Ide, la sigla russa è PII) potrebbe aumentare non prima del quarto trimestre del 2009, in seguito a un miglioramento della situazione sui mercati finanziari globali.
Alla fine di giugno i capitali esteri accumulati dall’economia russa sono stati pari a 242,5 miliardi di dollari. Ma la crisi economica globale ha cambiato notevolmente la struttura di questi capitali. A differenza della situazione degli anni precedenti, in questo momento il peso principale nella struttura di capitali stranieri accumulati dalla Russia appartiene al capitolo “Altri tipi di investimenti, ottenuti sulla base di recupero” (56% contro il 48,7% alla fine di giugno del 2008). Invece, la quota degli investimenti esteri diretti nel giugno del 2009 era il 39,2% del totale contro il 48,4% dello stesso periodo del 2008. Infine, gli investimenti da portafoglio sono saliti dal 2,9% (06.2008) al 4,8 per cento (06.2009).
La Russia è stata colpita dalla crisi molto più duramente rispetto a molte altre economie sviluppate del mondo: nei primi sette mesi dell’anno il Pil russo è sceso del 10%, mentre nel mese di luglio la produzione industriale è diminuita del 18,6 per cento. In Russia è calato l’afflusso di capitali dalle zone off-shore: le società russe hanno incassato pochi redditi che nel periodo precedente venivano esportato verso i ‘paradisi fiscali’ per ritornare successivamente nel Paese sotto forma di ‘investimenti stranieri’. Da parte loro, le società che sono riuscite a guadagnare hanno preferito investire in attività cedute a prezzi stracciati nei Paesi economicamente sviluppati. Di conseguenza, il volume degli investimenti esteri diretti arrivati in Russia nella prima metà del 2009 è stato soltanto di sei miliardi di dollari, ovvero il 45% inferiore rispetto allo stesso periodo del 2008. La situazione più difficile sul piano degli investimenti stranieri è stata registrata nel primo trimestre del 2009, il picco della crisi, quando anche gli investitori più rischiosi hanno deciso di astenersi da operazioni in Russia.
Nel primo trimestre il 43% degli investimenti esteri diretti è arrivato all’industria manifatturiera. Nel secondo trimestre 2009 l’afflusso degli investimenti esteri diretti nell’industria manifatturiera è sceso all’11 per cento. Invece, gli investimenti nell’industria estrattiva e delle, materie prime sono aumentati dal 15% nel primo trimestre al 39% nel secondo trimestre del 2009.
Questo effetto è legato direttamente alla situazione dei mercati globali che hanno registrato un aumento dei prezzi del petrolio. Sullo sfondo di un petrolio più caro e del generale ottimismo degli operatori dei mercati finanziari gli investimenti stranieri da portafoglio sono aumentati nel secondo trimestre di 6,5 volte rispetto ai risultati del primo trimestre, quando nel Paese erano arrivati 862 milioni di dollari d’investimenti di questo tipo.
Su grandi linee le statistiche russe riflettono la crescente partecipazione rispetto all’inizio del 2009 degli investitori stranieri nell’economia della Russia.
Stando alle previsioni degli esperti governativi e di quelli indipendenti, nel terzo trimestre 2009 gli investimenti esteri diretti dovrebbero registrare una flessione rispetto a quanto emerso nella prima metà dell’anno. Soltanto con un miglioramento della situazione dei mercati globali e dell’economia mondiale in generale si può aspettare un aumento degli Ide nell’economia russa.
A differenza degli investimenti esteri, nel mese di luglio si è verificata una stabilizzazione della domanda interna. Infatti, in luglio sullo sfondo di una diminuzione degli investimenti del 6,8% il volume del commercio al minuto è aumentato dell’1,9 per cento sul mese precedente. Ma gli esperti ritengono che le feste del mese di giugno potevano  ridurre l’attività consumistica dei russi  distorcendo i dati. Inoltre, gli analisti non prevedono una forte crescita della domanda interna nei prossimi mesi: l’industria dovrebbe recuperare più in fretta rispetto al commercio, soprattutto grazie al previsto miglioramento della congiuntura estera.
Il Governo russo non è riuscito a stimolare una crescita sostenuta della domanda interna. La riduzione degli investimenti ha causato un calo della produzione industriale dei prodotti di “investment grade” e ha peggiorato i risultati finanziari della maggioranza assoluta delle aziende.

 

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