Il volume dell’interscambio commerciale tra Italia e Russia, nei primi otto mesi del 2005, è stato di 14,085 miliardi di dollari, in aumento di oltre il 56% rispetto al corrispondente periodo dell’anno scorso (dati del Comitato delle dogane russo). La quota dell’Italia è stata pari al 6,6% dell’intero commercio estero della Federazione. Nel 2004, il volume del commercio bilaterale italo-russo, era già aumentato di 4,4 miliardi di dollari (+40,4%) permettendo di salire a quota 15,3 miliardi di dollari.
Nel periodo gennaio-agosto del 2005 la Russia ha esportato verso l’Italia prodotti e servizi per 11,35 miliardi di dollari. In tutto l’anno 2004 l’export russo ha totalizzato 12,1 miliardi di dollari (+42,4% rispetto al 2003).
Il volume dell’export italiano in Russia, nel periodo gennaio-agosto del 2005, è stato pari a 2,734 miliardi di dollari. In tutto l’anno 2004 l’export italiano verso Russia è stato pari a 3,2 miliardi di dollari (+33,3% rispetto al 2003).
Grafico 1
L’andamento degli interscambi commerciali tra Italia e Russia (miliardi di dollari)
Fonte: GTK
L’export russo verso l’Italia, già nella prima metà del 2005, ha raggiunto 8,7 miliardi di dollari, superando di 0,2 miliardi i risultati raggiunti in tutto l’anno 2003, ma nonostante ciò, la dinamica positiva del commercio estero italo-russo non può soddisfare nessuna delle due parti; l’aumento degli interscambi è garantito in primo luogo dalla crescita delle forniture di idrocarburi russi in Italia e dall’aumento dei prezzi dell’energia sui mercati internazionali. Nel 2004, circa il 75% dell’intero import italiano dalla Russia, era costituito da gas naturale e da greggio. Tra i Paesi dell’Europa Occidentale l’Italia si trova ora al secondo posto, dopo la Germania, nella lista dei principali clienti dell’industria del gas naturale.
L’import russo dall’Italia è costituito da beni di consumo (47% nel 2004). Analizzando il piano settoriale l'Italia vende in questa regione macchine ed apparecchi meccanici, macchine utensili, prodotti tessili e d'abbigliamento, mobili, cuoio, prodotti di pelle, prodotti chimici, macchine elettriche ed ottiche, metalli ed prodotti generici di metallo.
In Russia vanno particolarmente bene gli affari dell'industria calzaturiera italiana e di quella del mobile. L’Italia vi esporta oltre cinque milioni di paia di scarpe. Attualmente la Russia è al 12º posto nell’elenco dei maggiori mercati per calzature "made in Italy". Nuove iniziative, volte a potenziare l’export del mobile italiano in Russia, di certo non mancano. La formula vincente dei Saloni milanesi del mobile continua a conquistare il mondo: dopo il debutto dello scorso maggio a New York è arrivato il momento della Russia. Sono stati quattro giorni di design italiano nel prestigioso centro fieristico Crocus Expo di Mosca per proseguire la penetrazione in uno dei più importanti mercati per il “made in Italy”. Il 12 ottobre è stata inaugurata la fiera del mobile i Saloni Worlwide Moscow 2005, alla quale hanno partecipato più di 180 aziende-leader italiane (più del doppio delle presenze newyorchesi), che hanno offerto alla clientela russa una panoramica di prodotti moderni e classici per il sistema casa/contract.
«In questo momento Mosca e decisamente più importante di New York. Nei cinque anni passati l’export dei mobili italiani in Russia è aumentato del 24%, contro il 2% della crescita media mondiale», ha dichiarato Rosario Messina, presidente di Cosmit, la società di Federlegno-Arredo, che organizza i Saloni 2005.
Il mobile italiano piace ai russi: i Saloni sono stati visitati da oltre 100.000 persone tra rappresentanti delle compagnie commerciali, delle aziende del settore arredo-legno e della clientela di livello alto, che ormai tradizionalmente preferiscono i mobili italiani ai prodotti di altri Paesi. E l’Italia ha molto da offrire ai consumatori russi, dal design innovativo e accattivante, all’ottimo rapporto qialità-prezzo. Basta citare alcune aziende-leader del settore tra cui Dada Spa, Edra Spa, Euromobil Spa, Fendi Casa, Flexform Spa, Flos, Flou Spa, FontaneArte Spa, Misura Emme, Scavolini Spa, che hanno partecipato ai Saloni Worlwide Moscow 2005.
«Siamo molto contenti per poter presentare i Saloni a Crocus Expo, che ha tutti i requisiti per diventare il più importante centro fieristico di Mosca», ha sottolineato Manlio Armellini, amministratore delegato di Cosmit, secondo cui «la manifestazione è stata di certo in grado di trasmettere in pieno al più esigente pubblico russo il concetto di eleganza, di stile e di esclusività dell’arredo italiano». È molto importante anche il fatto che i Saloni sono sbarcati a Mosca nell’anno, dedicato alla promozione del “made in Italy” in Russia, un’iniziativa congiunta del ministero delle Attività produttive e dell’Ice.
Accanto alla manifestazione fieristica, hanno trovato spazio due eventi collaterali: Paradise Design, un progetto di Luigi Settembrini e di Denis Santachiara, che ha offerto attraverso una carrellata di immagini emozionale ed evocativa, una panoramica degli ultimi cinquant’anni di design italiano, nonché il SaloneSatellite, che si è proposto come momento di incontro tra la giovane creatività russa e l’imprenditoria italiana, capace di trasformare in prodotto le idee più belle.
Crescono a un ritmo del 17-20% all'anno le esportazioni italiane dei generi alimentari, dominate dall'alcol, dalla frutta e dai salumi. Il vino italiano piace ai consumatori russi, che lo preferiscono sempre più spesso a quello francese. Secondo le dogane russe l'Italia si trova in pole position come esportatore di vermut (91% dell'import totale russo), di pasta di alta qualità (81%), di spumanti (32%), battendo addirittura la Francia, di kiwi (50%), di caffè (37%) e di margarina (36,4%). Per l'export di olio d'oliva l'Italia è al secondo posto dopo la Spagna, e al terzo posto tra gli esportatori di uva, dopo l'Uzbekistan e la Turchia.
Mentre l’export italiano di tutti i tipi verso Russia cresce in media del 25-28% all’anno, la produzione delle aziende italiane che hanno stabilimenti in Russia aumenta ancora di più, nell’ordine del 25-30%, con punte fino al 50 per cento.
Nel settore degli acciai elettromagnetici prodotti nello stabilimento Viztal negli Urali, il gruppo Duferco ha concluso il 2004 con un aumento del 30% della produzione, fino a 200mila tonnellate. Aumenti importanti sono avvenuti anche nel settore degli elettrodomestici. Lo stabilimento Stinol della Merloni, con le nuove linee e un super magazzino _ un polo logistico vero e proprio _ inaugurati a Lipetzk, ha messo a segno una crescita sul 18-20%, con un fatturato intorno ai 300-350 milioni di dollari e una quota del mercato russo del 35 percento.
La linea di produzione di aspirapolvere della Candy, avviata nella primavera 2003, l’anno scorso ha raddoppiato il fatturato fino a circa 80 milioni di dollari. Nel settore dell'energia il gruppo Eni domina da vari anni il mercato degli acquisti di petrolio e gas russo, che nel 2004 hanno superato i 5 miliardi di euro.
Gli italiani sono protagonisti nei materiali da costruzione, in particolare nelle piastrelle in ceramica. Con la recente acquisizione dello stabilimento a Oriol della Welcor-Kerama, il gruppo Marazzi è diventato il maggiore produttore straniero di piastrelle in ceramica in Russia, con un fatturato stimato intorno ai 150 milioni di dollari nel 2004. Ma anche il gruppo italiano Atlas-Concord sta costruendo una nuova fabbrica di piastrelle a Stupino, nella regione industriale di Mosca.
Nell'industria alimentare vi sono ancora possibilità di crescita per le imprese italiane. La Parmalat ha ripreso a svilupparsi in Russia con un fatturato nel 2004 di 35 milioni di dollari. Ma nel frattempo le altre grandi società russe e straniere hanno occupato la maggior parte del mercato, in particolare nei succhi di frutta e nei prodotti del latte.
Nel 2004 vi sono stati poi altri segnali di sviluppo. Nella chimica la Tecnimont ha fatturato circa 10 milioni di dollari, che dovrebbero salire a 50 nel 2005 con la fornitura già concordata di nuovi impianti.
Nell'edilizia la Codest è arrivata sui 65 milioni di dollari costruendo un centro medico, alcuni centri commerciali ed edifici a Mosca e in altre città. La Pirelli ha superato i 33 milioni di dollari di vendita di pneumatici, con una crescita del 20% sul 2003.
Vi è tuttavia una serie di settori promettenti in Russia, in cui le imprese italiane sono praticamente assenti. Tra questi l'editoria, il settore della distribuzione, la ristorazione.
Notiziario dai mercati Csi - Il Sole 24 ORE