Come giudica la situazione dopo la crisi di Governo in Ucraina? Si può dire che l’accordo russo-ucraino sul gas è in bilico?
Sì, e mi dispiace molto per l’accordo, raggiunto con grande fatica. E questo perché, dalle due parti, il problema delle forniture di gas non era stato posto allo stesso modo. Da un lato c’era una ricerca di una soluzione equilibrata da parte di Gazprom, che ha seguito le indicazioni di carattere internazionale destinate a far passare le relazioni economiche tra Mosca e Kiev a un sistema di mercato; ricordiamo che, in un primo momento, era stato offerto un prezzo di compromesso pari a 160 dollari per ogni mille metri cubi di gas naturale russo.
Dall’altro lato abbiamo visto in Ucraina, un Paese indipendente dal 1991, e non in seguito alla “rivoluzione arancione” del 2004, un costante rafforzamento della tendenza a politicizzare il dibattito sul problema del gas sia a livello interno che a livello internazionale.
Ma il passaggio ad un sistema di relazioni di mercato, tra Russia e Ucraina, avrebbe dovuto rispettare anche gli interessi dei Paesi terzi. È del tutto inaccettabile che, in tutta questa vicenda, sia stata penalizzata soprattutto l’Europa. E infatti su questo aspetto, è stata proprio la Russia ad essere danneggiata; subito dopo i danni subiti dai consumatori europei, e bisogna sottolineare non per la responsabilità russa, Gasprom ha immediatamente compensato i Paesi europei con tutto il gas mancante.
Vale a dire che in tutta questa vicenda la Russia si è comportata lealmente?
Negli ultimi anni la Russia è cambiata molto. I legami di Mosca con Roma, con Berlino, con Parigi e con altri capitali del mondo sono molto forti. Non vedo perché la Russia di oggi, un Paese così legato all’Europa, si debba comportare peggio dell’Unione Sovietica? Ricordiamo che nemmeno durante gli anni della guerra fredda l’Urss ha mai fatto ricorso all’arma dell’energia. Gli unici ad aver usato l’arma del ricatto energetico sono stati i Paesi del Medio Oriente negli anni 70.
Sono stati dunque gli ucraini ad appropriarsi illegalmente del gas destinato all’Europa. Ma dopo il crollo di Governo ucraino ci si può aspettare ancora un comportamento del genere da parte di Kiev?
Se dovesse succedere, non sarà sicuramente per iniziativa russa. Questo è certo. Ed è per questo che diventa sempre più urgente il problema dello sviluppo delle vie alternative di approvvigionamento energetico dei Paesi europei. Bisogna accelerare la costruzione del cosiddetto canale energetico nordeuropeo, ovvero il gasdotto del Baltico (in inglese si chiama Baltic Transport System, Bts), per diversificare le vie di fornitura di energia all’Europa. Non è accettabile che chi controlla un tracciato di gasdotto per l’Europa, possa condizionare gli approvvigionamenti europei. Soprattutto nel momento in cui non è proprio l’intenzione del fornitore, cioè della Russia, danneggiare gli interessi economici dell’Europa.
E secondo Lei che cosa bisogna fare in questa situazione tutt’altro che facile?
Prima di tutto la Russia e i Paesi europei devono impegnarsi ad accelerare la costruzione delle vie alternative attraverso le quali l’energia russa potrà raggiungere l’Europa. In primo luogo quest’auspicio riguarda il gasdotto nordeuropeo del Baltico. Penso, in questo senso, che il meeting dei G-8 possa diventare un importante occasione di confronto. La Russia ha messo all’ordine del giorno del prossimo vertice dei maggiori Paesi industrializzati il tema della “trasparenza energetica”. E anche in questo si vede un ulteriore segnale della credibilità russa in questo momento.
Ciò non vuol dire che l’Ucraina non sia un Paese da seguire con attenzione. Sicuramente però, non è riuscita a capitalizzare ciò che l’entusiasmo della “rivoluzione arancione” poteva lasciare pensare. Ci auguriamo tutti che l’Ucraina diventi al più presto un Paese alla ricerca di stabilità.
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