La Bers lancia l’allarme sull’inflazione In Russia ancora +11% nel 2007

Anche quest’anno la corsa dei prezzi non sarà inferiore all’11% - Come rimedio gli esperti internazionali insistono sulla necessità di diversificare l’economia del Paese - La corsa dei prezzi intacca la popolarità del presidente Vladimir Putin - Il rincaro dei generi alimentari accende la protesta, mentre la Bers accusa il Cremlino di aver rallentato le riforme economiche

La Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo ha lanciato l’allarme sulla crescita dei prezzi al consumo in Russia. Nel suo rapporto annuale "Transition Report 2007" gli analisti della Bers hanno accusato il Governo di Mosca di aver rallentato le riforme economiche: «A metà 2007 l’inflazione ha superato il target posto dalle autorità per fine anno, mentre le pressioni inflazionistiche sono destinate a intensificarsi considerevolmente per la posizione indecisa presa dalle autorità di bilancio federale », hanno scritto gli analisti della Bers, auspicando una maggiore diversificazione dell’economia russa, al fine di ridurre le importazioni. La forza della domanda interna ha portato eccezionalmente ad un brusco aumento delle importazioni che sono salite del 21% nel 2006 e ancora del 49,8% nei primi otto mesi del 2007.
Le esportazioni sono cresciute l’anno scorso soltanto del 7% e dell’8,2% nel periodo gennaio-agosto 2007, in linea con la debole crescita dell’export nel settore degli idrocarburi. Come conseguenza quest’anno la bilancia positiva del commercio russo con l’estero è diminuita del 17 per cento.
La popolarità di Vladimir Putin: anche alla vodka il nome del presidente russoUno degli obiettivi principali per il Cremlino è la diversificazione dell’economia russa al fine anche di ridurre la crescita delle importazioni.  “A metà del 2007 l’inflazione ha superato il target posto dalle autorità per fine anno”, sottolinea il rapporto della Bers, secondo cui le pressioni inflazionistiche sono destinate a intensificarsi considerevolmente per la posizione indecisa presa dalle autorità di bilancio federale. Il tutto mentre il Paese vive una chiara e fortissima spinta consumistica.
Mentre la crescita economica della Russia anche quest’anno dovrebbe essere del 7,5% il Governo Zubkov non riesce a tenere la corsa dei prezzi sotto controllo. Aumentano di mese in mese i prezzi dei generi alimentari, sale il costo della benzina (l’Antitrust russo ha dato il via a controlli sui cali di produzione petrolifera nel 2007 denunciati dalle società Lukoil e Tnk-Bp).
Per l’economia russa basata sull’export di energia la Bers consiglia nuovamente la cura della diversificazione.
Secondo il rapporto, “gli investimenti al di fuori dei settori estrattivi stanno riprendendo, si fa tuttavia notare che è necessario dare più spazio all’iniziativa privata”, al fine di “promuovere ulteriormente la diversificazione al di fuori delle risorse naturali e sviluppare le industrie”. In particolare per favorire lo sviluppo delle industrie di trasformazione, il governo ha aumentato i dazi sulle esportazioni di legname, nel luglio 2007, con ulteriori aumenti previsti per il gennaio 2009.
Sulla via della diversificazione della struttura economica della Russia il Governo ha lanciato alcune ristrutturazioni su larga scala. Il programma è partito dai settori dell’energia elettrica, delle costruzioni autostradali e dei trasporti ferroviari. È in via di liquidazione per creare un mercato liberalizzato dell’energia il colosso dell’elettricità Rao Ues. Intanto, gli esperti della Bers hanno esaltato l’ingresso dell’italiana Enel, con la successiva crescita nel capitale nella compagnia di generazione Ogk-5. Nello stesso tempo è stata sottolineata la necessità di rendere molto più trasparenti le procedure delle “gare d’appalto per i contratti del settore pubblico, insieme con una maggiore capacità del governo a negoziare e attuare accordi con gli investitori privati, che contribuiscono a stimolare gli investimenti privati in infrastrutture”. E nel breve termine, nonostante il rilancio degli investimenti, rimangono “ben al di sotto del livello di altri mercati emergenti”.
Riguardo al settore finanziario russo, gli esperti della Bers hanno registrato una rapida espansione. Il volume dei crediti concessi dalle banche al settore privato è aumentato di quasi il 5% rispetto al Pil, con una crescita particolarmente forte nelle regioni e nei nuovi prodotti, tra cui i mutui. Il settore bancario, hanno sottolineato gli esperti della Bers, si rafforza “in parte grazie a una più ampia copertura del sistema di assicurazione dei depositi, e in parte grazie all’uso di talune forme di debito subordinato”. È stato dato anche un impulso alle offerte sui mercati internazionali: “Nella prima metà del 2007 le due maggiori banche di proprietà statale, Sberbank e Vtb (ex Vneshtorgbank), hanno raccolto attraverso le rispettive Ipo circa otto miliardi di dollari”. Nel Paese continuano ad arrivare le banche estere: la francese Société Générale va verso l’esercizio della sua opzione per acquisire il 30% di Rosbank, al decimo posto tra i maggiori istituti di credito della Russia.
La corsa dei prezzi dei generi alimentari in Russia ha teso un brutto tranello al presidente, Vladimir Putin che, a meno di un mese dalle elezioni politiche, ha visto calare del 2% il proprio tasso di popolarità, rimasto comunque alla quota molto alta dell'81 per cento. Peggio ancora sono andate le cose per il partito pro Cremlino "Russia unita" - guidato da Putin sulle schede elettorali - che in una sola settimana, dal 29 ottobre al 4  novembre, ha perso il 6% dei consensi. Stando ai risultati di un recente sondaggio d'opinione, condotto dal Centro studi sociologici Vtsiom, l'inflazione è costata cinque punti percentuali alla popolarità del Governo e personalmente il 7% a quella del primo ministro, Viktor Zubkov.
Ha funzionato poco o niente la decisione del Cremlino - ripescata dal non tanto lontano passato sovietico - di congelare ai livelli del 15 ottobre scorso e fino alla fine del 2007 i prezzi dei prodotti alimentari di prima necessità: lo scorso mese i prezzi di olio, uova, latte e formaggio sono aumentati rispettivamente del 26,3%, del 20,9%, del 13,1% e del 23,9 per cento. L'analista del centro Vtsiom, Leontij Byzov, non ha dubbi che il calo della popolarità del clan di Putin sia legato all'inflazione galoppante:«Negli ultimi mesi il 51% delle famiglie russe è stato costretto a diminuire i propri consumi, passando a prodotti meno costosi », ha dichiarato l'esperto, ricordando che  oltre la metà dei russi denuncia una corsa dei prezzi molto più accelerata (fino al 15-20% su scala annua) rispetto alle statistiche ufficiali che parlano dell'11%.
Anche secondo l’indagine “Life in Transition Survey”, condotta dalla Bers per analizzare il reale impatto delle riforme di questi anni sulla popolazione , il 40% russi ritiene che la loro situazione finanziaria fosse migliore nel 1989 di quanto lo sia oggi. Soltanto il 28% della popolazione russa pensa sia meglio ora, mentre il 36% ha dichiarato di essere incerto.
Per quanto riguarda la situazione economica del Paese in generale, le opinioni dei russi possono essere divise in tre gruppi: circa il 40% degli intervistati crede che la situazione economica generale sia migliore ora che nel 1989, un altro 40% ritiene il contrario, mentre 20 su 100 sono indecisi. Anziani e classi meno abbienti tendono,ovviamente. ad essere più pessimisti.
Il 1989 fu un anno cruciale per l’Urss. Non solo vennero al pettine tutti i problemi irrisolti, si aggravò la crisi della perestrojka, il declino di Mikhail Gorbaciov e del Pcus. E il crollo economico divenne irreversibile. Ma alla luce dei cambiamenti operati in quasi 20 anni, una grave preoccupazione è legata all’impatto delle riforme del sistema ormai ampiamente post sovietico: per la maggior parte dei russi si tratta dell’aumento dei costi e della diminuzione della qualità delle cure mediche e dell’istruzione.
Oltre a problemi di ogni giorno, le riforme hanno portato un gran numero di problemi sociali. Così i russi lamentano alcuni dei mali patiti da qualsiasi sistema capitalista, a qualsiasi latitudine. Un aumento dell’individualismo e un calo dei valori comuni; le altre persone diventano degli estranei, più egoiste e meno disposte a comunicare. E si registrano un declino nel rispetto della legge e una maggiore disuguaglianza.
Ma ci sono anche notevoli vantaggi, che non sfuggono neppure ai più pessimisti. Le riforme hanno portato una serie di cambiamenti positivi nella vita: in particolare, il passaggio da un oppressivo controllo di tutti gli aspetti della vita quotidiana a una società libera e capace di offrire possibilità. In primo luogo, quelle  guadagnare denaro e di scegliere la propria strada nella vita, nonché l’abbondanza delle merci e la disponibilità di scelta per i consumatori. “Negli ultimi dieci anni, le riforme, con la rapida crescita delle tecnologie della comunicazione, hanno reso possibile un balzo in avanti in materia di accesso alle informazioni”, si legge nel dossier.
Tra le libertà civili portate dal processo di riforma: il valore della libertà di viaggiare e la possibilità di recarsi all’estero. Una possibilità che oggi sembra scontata, ma che 20 anni fa era una delle maggiori discriminanti tra l’uomo sovietico e gli occidentali.  Altre libertà civili - la libertà di parola, la libertà di coscienza - sono generalmente ritenute importanti per un piccolo gruppo di intellettuali, tuttavia, queste libertà non sono considerate così importanti per la maggior parte dei russi intervistati. Assurdo agli occhi di un occidentale. Ma  per chi conosce la cultura secolare della regione, questa non è affatto una novità.

 

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