Riviste al rialzo le valutazioni delle società russe oil & gas

Riconsiderato positivamente il potenziale di crescita dell’industria dell’energia della Russia - Secondo gli analisti bisogna investire nei titoli di Rosneft e di Gazpromeft - Due rappresentanti dell’Eni eletti nel Consiglio di direzione di Gazpromneft

Una crescita vertiginosa del prezzo del petrolio sui mercati internazionali ha spinto gli analisti a rivedere le raccomandazioni d’investimento per le società russe del settore petrolio e gas. Gli esperti della banca JP Morgan sono arrivati alla conclusione che le azioni delle maggiori società del settore sono ancora sottovalutate. In primo luogo, gli analisti suggeriscono di acquistare le azioni della società petrolifera statale Rosneft e di Gazpromneft, mentre per le azioni delle società Lukoil, Surgutneftegaz e Tatneft vale il suggerimento “tenere”. Anche la banca d’investimento statunitense Bear Stearns ha rivisto al rialzo le proprie raccomandazioni finanziarie per le azioni della Rosneft.
Le valutazioni sono state riviste al rialzo innanzitutto perché le azioni delle società petrolifere russe potranno guadagnare molto al momento della rivalutazione delle previsioni sugli utili nel 2008 grazie ai prezzi record del greggio. “Secondo noi il settore del petrolio e del gas russo è ancora sottovalutato e potrà presentare delle piacevoli sorprese per quanto riguarda gli utili”, hanno scritto in un rapporto gli analisti della JP Morgan.
Scaroni e Miller firmano l’accordo su South StreamAttualmente i titoli delle maggiori società petrolifere russe sono quotati al livello 10 in base al rapporto tra la capitalizzazione e gli utili, mentre l’indicatore medio per le analoghe società europee si trova a quota 12 e per quelle americane addirittura a quota 13. Inoltre, un barile di greggio delle riserve delle società russe vale circa 3,7 dollari, mentre un barile di riserve delle major internazionali ne vale in media 19,5 dollari.
Uno dei momenti preoccupanti per gli investitori è legato al fardello fiscale attraverso cui lo Stato sequestra gli utili delle società petrolifere. A parte la tassa record sull’export di greggio, che dal 1° dicembre è stata fissata a 274,4 dollari per tonnellata, lo Stato incassa l’89% dei guadagni delle società petrolifere nella parte in eccesso al prezzo base di 27 dollari per barile di greggio. Il Cremlino cerca di limitare l’export di greggio stimolando invece l’export di benzina e di altri prodotti petroliferi (la tassa a questo punto è del 78%). Inoltre, le società petrolifere sono soggette alla tassa sulla produzione di materie prime pari a 419 rubli per tonnellate di petrolio estratta, moltiplicati per il coefficiente calcolato sulla base del prezzo del greggio alla borsa di Rotterdam (nel settembre la tassa è stata di 2.652 rubli per  tonnellata di greggio Urals). Vale a dire che al prezzo di 100 dollari al barile il 73% dei guadagni sono destinati a queste tasse.
Ciononostante, gli analisti internazionali suggeriscono di aumentare gli investimenti nelle società del settore oil & gas russo: in particolare Rosneft dispone di un potenziale di crescita del 25% sui livelli attuali. Dal momento in cui Gazprom ha proclamato come linea strategica lo sviluppo della produzione di petrolio tramite la sua controllata Gazpromneft, è stato suggerito di aumentare gli investimenti in titoli anche di questa società. Soprattutto dopo che, per la prima volta, due rappresentanti del colosso energetico italiano Eni sono stati nominati nel Consiglio di direzione di questa società, ex Sibneft di Roman Abramovich. A poco più di un anno dalla sigla dello storico memorandum di cooperazione strategica tra il gruppo di San Donato e Gazprom, Marco Alverà, Direttore di Supply & portfolio development e project manager per lo sviluppo delle attività in Russia, oltre a Stefano Cao, direttore generale della Divisione exploration & production, sono saliti al vertice di Gazpromneft, insieme ad altri otto rappresentanti di Gazprom e di Gazpromneft.
Un rafforzamento della presenza italiana in Gazprom era stato deciso dopo che, lo scorso 4 aprile, il consorzio Enineftegaz (60% Eni e 40% Enel) aveva acquisito per un prezzo totale di 5,83 miliardi di dollari un lotto comprendente tra l’altro il 20% di capitale di Gazpromneft, messo all’asta nel processo di liquidazione dell’ex società petrolifera Yukos. L’accordo tra Enineftegaz e Gazprom prevedeva una call option, in base al quale a Gazprom è stata garantita la possibilità di acquisire il 20% delle azioni di Gazpromneft in qualunque momento entro i prossimi due anni ad un prezzo di 3,7 miliardi di dollari, oltre ai costi inerenti al finanziamento dell’operazione. Lo scorso mese Gazprom ha però fatto sapere che vorrebbe completare le transazioni non prima del 2009, a seguito di una serie di costose acquisizioni previste per l’anno prossimo.
Gazpromneft, acquisita da Gazprom nel 2005 per oltre 13 miliardi di dollari, è attualmente la quinta maggiore società petrolifera russa e produce oltre 900.000 barili di greggio al giorno, con una capacità di raffinazione giornaliera di 690.000 barili (i dati includono la partecipazione del 50% di Gazpromneft nella società petrolifera Slavneft). Gazpromneft intende avvalersi delle esperienze italiane per entrare al più presto nella prima trojka dei maggiori produttori di petrolio in Russia. Inoltre, la cooperazione con il gruppo del “cane a sei zampe” dovrà permettere a Gazprom di partecipare ad alcuni progetti internazionali. Per Eni una sempre più capillare alleanza internazionale con Gazprom, coordinata con successo dal rappresentante del gruppo di San Donato a Mosca, Ernesto Ferlenghi, permetterà la realizzazione di progetti comuni nel midstream e downstream del gas, nell’upstream e nella cooperazione tecnologica. Eni e Gazprom avevano identificato una serie di progetti di grande rilievo (società ed asset), sia in Russia sia all’estero, che hanno deciso di perseguire congiuntamente.
La cooperazione italo russa nel campo dell’energia si è trovata al centro del summit del 22 novembre scorso tra il Presidente del Consiglio, Romano Prodi, e il Capo di Stato russo, Vladimir Putin. A margine del summit è stato siglato un accordo per la costruzione del gasdotto South Stream, che collegherà la Russia e l’Europa attraverso il Mar Nero, un maxi progetto in via di realizzazione tra Eni e Gazprom.


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