Le principali sfide di fronte al futuro Governo di Vladimir Putin

Il nuovo super premier russo dovrà far fronte prima di tutto all’inflazione e all’apprezzamento del dollaro - Diminuiranno invece le entrate derivanti dalle esportazioni di energia

Prende forma il futuro politico del presidente russo, Vladimir Putin che, il 2 marzo prossimo, alla scadenza del suo secondo e ultimo mandato presidenziale, lascerà il Cremlino. Ma non la grande politica russa e internazionale. Come ha dichiarato Dmitrij Medvedev, scelto da Putin come candidato alla successione al Cremlino, al presidente uscente sarà chiesto di diventare premier dopo le elezioni del marzo 2008. Per Medvedev «è di fondamentale importanza mantenere Vladimir Putin nella più alta carica del potere esecutivo, ovvero in quella di leader del Governo della Russia».
Primo vice premier e presidente del colossoIn un breve discorso televisivo, nel corso del quale Medvedev ha dichiarato di aver accettato con gratitudine l’invito di correre per la presidenza, l’attuale vice premier e presidente del colosso Gazprom ha sottolineato che per garantire la continuità delle politiche attuali non sarà sufficiente l’elezione di un nuovo presidente: «Non meno importante - ha detto Medvedev - è mantenere l’efficacia della squadra formata dal presidente in carica. Per questo chiedo a Putin di dare il suo consenso, in linea di principio, a diventare capo del Governo della Russia, dopo che un nuovo presidente sarà eletto». L’ipotesi di passare dalla carica di presidente a quella di primo ministro era stata ventilata dallo stesso Putin il primo ottobre scorso, quando aveva accennato a due condizioni necessarie: il partito Russia Unita avrebbe dovuto vincere le legislative e come nuovo presidente avrebbe dovuto essere eletta una persona «onesta, efficiente», con cui Putin potrà lavorare in tandem. Dopo la vittoria schiacciante alle legislative di Russia Unita, che insieme al partito satellite Russia Giusta controllerà alla Duma rinnovata circa l’80% dei seggi, nonché la scelta di Medvedev come candidato al Cremlino, entrambe le condizioni preliminari poste da Putin sono state rispettate.
Se Medvedev sarà eletto presidente della Russia (attualmente, con un enorme distacco, è al secondo posto dopo Putin nel rating della popolarità dei politici russi), Putin diventerà primo ministro solo se gli saranno concessi nuovi poteri e nuove competenze, che attualmente appartengono al presidente. In base alla Costituzione, il presidente in Russia ha poteri molto ampi: nomina premier e ministri, può sciogliere la Duma ed è comandante supremo delle forze armate. Sembra impossibile immaginare, però, che Putin dopo essere stato leader del Cremlino per più di otto anni accetti di scendere di grado, diventando il numero due nelle gerarchie ufficiali della Russia.
Si prospetta dunque in Russia una riforma costituzionale su larga scala che dovrebbe cambiare radicalmente l’assetto politico del Paese, trasformandolo da repubblica presidenziale a parlamentare. Grazie a Russia Unita, che nella Duma avrà la maggioranza costituzionale, non dovrebbe essere difficile trasformare l’attuale ruolo tecnico del premier nel vero fulcro della vita politica russa.
Anche Putin ha colto l’occasione di un incontro con i vertici della Camera del commercio e dell’industria russa per indicare su quali linee si svilupperà l’economia nazionale dopo il 2008.
Per tranquillizzare gli investitori internazionali Putin ha dichiarato che la costituzione di grandi gruppi industriali come Gazprom (metano e petrolio), Rosneft (petrolio) e Rostekhnologhii (industria per la difesa) non significa affatto che la Russia abbia scelto la strada di un capitalismo di Stato: «Non permetteremo alle corporazioni statali di monopolizzare la Russia», ha detto Putin, secondo cui nel 2008 una parte del Fondo di stabilizzazione, contenente 144,6 miliardi di dollari raccolti dalla vendita di gas e petrolio, potrà essere investita nello sviluppo di tecnologie innovative e in alcuni programmi sociali, tra cui l’aumento delle pensioni.
Putin non ha invece parlato di sfide che minacciano di fermare la crescita economica del Paese (stimata intorno al 6% all’anno per il triennio 2008-2010). L’epoca di Putin presidente è passata sull’onda dei prezzi di petrolio in costante aumento, di un dollaro sempre più debole e di crediti poco costosi. Nel 2007-2008 l’economia globale entra in una nuova fase di sviluppo mentre le condizioni di crescita saranno molto più rigide rispetto al decennio precedente. Il Governo Putin dovrà sviluppare le infrastrutture,  trasferire l’economia nel settore delle tecnologie innovative e risolvere molti urgenti problemi di carattere sociale nelle condizioni di un’inflazione galoppante, di un rafforzamento del dollaro e di una situazione molto confusa sui mercati finanziari globali.
L’eredità della linea di sviluppo economico generale della Russia era stata consacrata dallo stesso Putin tramite una serie di programmi: su grandi linee il budget russo è stato approvato fino al 2011, ovvero quasi fino alla fine del primo mandato presidenziale di Medvedev (se sarà eletto presidente); il programma di sviluppo economico e sociale del Paese è stato tracciato addirittura fino al 2020. Il concetto di sviluppo a lungo termine prevede, tra l’altro, che il livello di vita in Russia per il 2020 dovrà trovarsi sui livelli medi di altri Paesi economicamente sviluppati. Per il 2020 la Russia dovrà entrare nella short list dei Paesi leader dell’economia mondiale e salire ai livelli di sviluppo economico e sociale dei Paesi più sviluppati dell’Occidente.
Molti analisti hanno puntato sul fatto secondo cui, nel periodo passato, dopo il varo di questi programmi, la situazione interna nonché le condizioni di sviluppo esterne sono cambiate radicalmente.
Uno dei principali fattori di rischio per il futuro Governo della Russia sarà legato al cambiamento delle condizioni di funzionamento del sistema finanziario. La crisi di liquidità, scoppiata nell’estate del 2007 ha messo la parola fine all’epoca del denaro poco costoso. Per conservare, invece, gli elevati ritmi del proprio sviluppo economico la Russia avrà bisogno di prestiti esterni (per maggiori dettagli si può consultare la pagina di “Mercati finanziari”). In questa situazione il Cremlino dovrà essere attento a un deciso miglioramento del clima per gli investimenti esteri. In questo senso, la figura di Medvedev è la scelta migliore, perché gode di molta fiducia tra gli investitori internazionali.
«Medvedev è probabilmente la persona che conosco meglio nel panorama russo. Per noi è una buona notizia. Mi sembra una persona capace, giovane e moderna». L'amministratore delegato dell'Eni, Paolo Scaroni, ha così commentato la decisione di Vladimir Putin di indicare come proprio successore alla presidenza della Russia Dmitrij Medvedev, finora primo vice premier e presidente di Gazprom, il monopolio russo del gas di cui l'Eni, secondo Scaroni, «è il primo interlocutore in Europa».
Secondo molti analisti finanziari russi e internazionali la Russia rimarrà ancora per lungo tempo un cliente sul mercato del debito internazionale, mentre l’afflusso di capitali stranieri non sarà più così impressionante come nella prima metà del 2007. Un’altra sfida è legata alla prospettiva di un nuovo apprezzamento del dollaro. Negli ultimi anni un dollaro sempre più debole ha favorito l’afflusso nel Paese di capitali dall’estero. Si prevede un apprezzamento del dollaro dopo le elezioni presidenziali negli Stati Uniti, che inevitabilmente ridimensionerà l’afflusso di capitali esteri in Russia.
Un altro fattore di grande rischio per il Gabinetto di Putin sarà l’inflazione galoppante: gli esperti credono poco nella capacità del Cremlino di fermare la corsa dei prezzi che quest’anno dovrebbe superare quota 11 per cento. Nel 2008, contrariamente alle previsioni ufficiali del Governo russo (max. +8%), gli analisti hanno dichiarato prevedere che il tasso d’inflazione possa raggiungere il 13 per cento. Vale a dire che il tandem Putin-Medvedev dovrà risolvere molti urgenti problemi sociali che richiederanno una maggiore spesa pubblica nelle condizione di una corsa dei prezzi inarrestabile, che minaccia di annientare tutti gli sforzi dell’esecutivo di migliorare le condizioni di vita dei russi. Quindi, una delle priorità del Governo Putin e della presidenza di Medvedev sarà la lotta all’inflazione. In vista di questi mutamenti Putin ha promesso di “togliere i sigilli” al Fondo di stabilizzazione.


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