I russi: Risparmiare? No, grazie!

Soltanto il 26% dei russi mette denaro “da parte” - Il boom del consumismo in Russia: per sfuggire all’inflazione i russi spendono tutto ciò che guadagnano - Diminuisce la fiducia nella stabilità finanziaria - Nei tre anni passati i redditi reali della popolazione sono aumentati del 41 per cento

Non c’è nulla da fare: i russi non si fidano delle promesse di stabilità economica, temono l’inflazione e preferiscono spendere, anziché mettere i soldi da parte. Secondo un recente sondaggio d’opinione, condotto dall’autorevole Centro di analisi sociologica Vtsiom, soltanto il 26% delle famiglie russe dispone di risparmi in denaro, mentre i due terzi degli intervistati preferiscono spendere praticamente tutto quello che guadagnano. Di conseguenza, il boom consumistico, alimentato dai crediti al consumo super disponibili ha travolto il Paese: persone con redditi più che modesti si comportano da ricchi acquistando auto di lusso e andando in vacanza alle Maldive e in altri Paesi esotici. Tutto con i crediti bancari.
Paradossalmente, la crescita dei redditi personali non trascina un adeguato aumento dei risparmi: il 19% dei russi è piuttosto convinto che nel 2008 non avrà la possibilità di mettere  soldi da parte (nel 2007 questo dato era pari al 16%).

L’inflazione galoppante del 12% nel 2007 e del 2,3% nel solo mese di gennaio, oltre al calo di fiducia nei confronti del settore bancario russo sullo sfondo di una crisi finanziaria internazionale, sono fattori che non riescono certo a favorire la crescita dei risparmi. Insomma, nell’economia russa si rafforza lo squilibrio per cui il sistema finanziario non riesce a costituire delle passività a lungo termine.


Stipendio - rubli al mese

Mentre i depositi bancari non sono in grado di neutralizzare l’effetto dell’inflazione, pochi russi “osano” sbarcare sui mercati dei titoli. Dopo un boom all’inizio del 21° secolo, i fondi d’investimento collettivi perdono i colpi, mentre le cosiddette Ipo “popolari”, organizzate nel 2007 dalle società statali, come Rosneft e la banca Sberbank, e la banca Vtb hanno tolto per molto tempo ai piccoli investitori privati la voglia di sperimentare sul proprio portafoglio le promesse dei manager statali: ad esempio, i titoli di Rosneft hanno perso a febbraio il 30% del loro valore rispetto al prezzo di emissione. All’inizio del 2008 il 39% dei russi che dispongono di risparmi ha dichiarato di essere riuscito ad aumentarli, mentre il 16% ha dichiarato di averne perso una parte.
Aumenta il numero di russi che dubitano della propria capacità di mettere i soldi da parte: la quota dei “pessimisti” è aumentata dal 16% (2007) al 19% nel 2008. Meno di tutte sperano di riuscire a  aumentare le proprie riserve finanziarie le persone anziane: soltanto il 5% di intervistati di un’età superiore a 60 anni ha dichiarato di sperare in un aumento delle somme messe di riserva.
Secondo le stime del Governo russo i redditi reali della popolazione sono aumentati negli ultimi tre anni del 41 per cento. Lo confermano anche i risultati del sondaggio: nel periodo 2005-2008 è scesa dal 14% al 9% la quota di russi che a causa di scarsità di rubli è stata costretta a negare ai propri figli la possibilità di  studiare. È sceso dal 40% al 32% il numero di russi costretti a r rinunciare all’acquisto di elettrodomestici. I dati sono scesi dal  42% al 31% per abbigliamento e calzature, dal 20% al 16% per i generi alimentari. È aumentato dal 37% al 46% il numero delle famiglie russe che possono ricorrere ai servizi medici a pagamento e dal 21% al 30% quello di quanti possono ricorrere all’istruzione a pagamento.
Ma l’aumento dei guadagni personali non fa altro che aumentare il desiderio di spendere i soldi guadagnati.
Infine, il maggior numero di russi che mette da parte più soldi abita a Mosca e San Pietroburgo, dove il 36% delle famiglie ha dichiarato di avere dei risparmi, mentre in altri centri abitati i dati variano dal 20% al 28%, con una media del 26 per cento.


Notiziario dai mercati Csi