Il ministero dell’Economia della Russia (Minecon) ha presentato al Governo per l’approvazione tre possibili scenari di sviluppo del Paese fino al 2020.
Pessimismo e stagnazione
La variante basata sulla conservazione nell’economia russa delle tendenze attuali legate all’esportazione energetica (gas e petrolio) presenta la minaccia di una pericolosa stagnazione. Se si presentasse una situazione del genere lo Stato rinuncerà ai programmi d’investimento su larga scala, l’industria del petrolio e del gas non investirà nell’esplorazione e nella messa in funzione di nuovi giacimenti di idrocarburi. L’imprenditoria diventerà sempre più passiva e non riuscirà a competere alla pari sui mercati globali, aumenterà la pericolosa stratificazione sociale della popolazione: i ricchi diventeranno ancora più ricchi mentre per i poveri non ci sarà via di scampo. Il Governo sarà costretto a importare le tecnologie innovative, la ricerca scientifica russa si spegnerà lentamente, vito che le nuove tecnologie saranno elaborate prevalentemente nei settori dell’industria per la difesa e nelle società impiegate nelle tecnologie informatiche.
Una bassa efficienza delle tecnologie e i limiti infrastrutturali renderanno sempre più debole e vulnerabile l’industria degli idrocarburi, la base vera e propria dell’economia russa. La produzione di petrolio non aumenterà: nel decennio compreso tra il 2010 e il 2020 in Russia verranno prodotti al massimo 500 milioni di tonnellate di greggio al’anno, dopodiché il trend comincerà a scendere molto velocemente. I redditi del bilancio pubblico provenienti dall’export di idrocarburi scenderanno, il rublo sarà deprezzato rispetto alla valuta pregiata, rallenteranno la crescita, gli investimenti e i consumi. L’industria manifatturiera non riuscirà a far fronte alle importazioni e non ce la farà a neutralizzare la stagnazione del settore gaspetrolifero. L’economia russa sarà messa ai margini del progresso mondiale, mentre i ritmi di crescita del Pil scenderanno per il 2020 al 3% l’anno.
Tracciando questo scenario più che pessimistico il ministero dell’Economia ha cercato di far intendere che cosa succederebbe se il Governo non farà niente per garantirne uno sviluppo innovativo. La situazione potrà ulteriormente peggiorare se i prezzi del petrolio e del gas dovessero cominciare a calare.
Una superpotenza petrolifera
Il secondo scenario, basato sull’aumento della produzione di energia può essere definito come quello di uno sviluppo che cerca ma non riesce a tenere il passo della crescita globale. Vale a dire che verrà mantenuto il modello dello sviluppo economico attuale: Saranno sviluppati l’industria dell’energia e dei combustibili, la metallurgia e le produzione connesse dell’industria manifatturiera (ad esempio quella chimica e petrolchimica), più i trasporti. I maggiori progetti d’investimento saranno mirati a sviluppare nuovi giacimenti di idrocarburi, alla costruzione di gasdotti e oleodotti. Le innovazioni saranno concentrate nell’industria dell’energia.
Grazie alla politica di sostegno dell’industria del combustibile per il 2020 la produzione di greggio in Russia dovrebbe crescere annualmente fino a 540 milioni di tonnellate, mentre l’export di petrolio diminuirà grazie a un simultaneo aumento dei prodotti petroliferi ad alto tasso di trasformazione.
Invece, la produzione di gas naturale salirebbe del 30% con un aumento rispetto alla situazione attuale di circa il 50 per cento.
In base a questo scenario “energetico”, per il 2020 il volume del Pil dovrebbe raddoppiare, con una crescita dei redditi reali della popolazione di 2,6 volte e l’ingresso di quasi il 50% dei russi nella classe media.
Gli autori delle previsioni hanno battezzato questo scenario “una superpotenza energetica”. I principali difetti di questa via sono legati a una pericolosa dipendenza dalle importazioni dei prodotti e delle tecnologie, nonché dai prezzi mondiali del petrolio.
Fino al 2012 l’economia russa dovrebbe crescere a un ritmo accelerato al tasso medio del 6,7% l’anno, dopodiché problemi non risolti minacceranno un rallentamento. I principali problemi saranno una bassa competitività dell’industria manifatturiera, una riduzione della produzione industriale, una crescente scarsità di fondi da investire nello sviluppo delle produzioni. Di conseguenza dopo il 2012 l’economia russa rischierà di rallentare la crescita annua fino al 5%.
In base a questo scenario il 2012 rappresenta un importante traguardo dopo il quale l’industria russa, tranne poche eccezioni, perderà tutte le prospettive di diventare competitiva sui mercati esterni, mentre la maggior parte dei mercati interni sarà ceduta alle importazioni. Questa situazione potrebbe avverarsi due anni più tardi (2014) , ma sarà inevitabile.
Lo scenario innovativo
Per una serie di indicatori economici fondamentali lo scenario innovativo ripete quello “energetico”. I vantaggi dello scenario innovativo si faranno sentire dopo il 2015-2018, il periodo in cui a differenza della rotta “petrolifera” l’economia non dovrebbe rallentare. I volumi degli investimenti saranno più o meno uguali, ma verranno diffusi tra l’industria estrattiva e l’ammodernamento tecnico dei settori altamente tecnologici.
Lo Stato, insieme all’imprenditoria privata investono sempre di più nella ricerca e nello sviluppo tecnologico, nell’istruzione pubblica, nella tutela della salute dei lavoratori. Per il 2020 un cittadino russo adulto su due avrà il titolo di istruzione superiore.
Scommettere sulla diversificazione economica consentirà di raggiungere ritmi elevati di crescita: per il 2020 il Pil dovrebbe crescrere di 2,2 volte, e nei prossimi 10 anni ancora del 60-75 %.
I tre gli scenari sono stati elaborati in base a una simile situazione del commercio estero, ma solo se si realizzasse lo scenario “innovativo” l’economia russa risentirà poco o niente dei fattori esterni.
Notiziario dai mercati Csi