MOSCA - Il volume dell’economia sommersa in Russia supera il 40% del prodotto interno lordo, mentre il tasso di penetrazione delle strutture criminali nel business ha raggiunto ormai un livello critico. Le clamorose rivelazioni sono state fatte dal generale Andrej Gorodetskij, vice capo dell’Accademia della sicurezza economica del ministero degli Interni, secondo cui la Russia si sta rapidamente trasformando in un centro mondiale per il riciclaggio del denaro sporco. La scarsa preparazione professionale dei giudici istruttori consente di indagare solo lo 0,5-0,6% dei casi legati al riciclaggio: «La penuria di quadri qualificati, in grado di combattere l’economia sommersa, è drammatica», ha dichiarato Gorodetskij.
Secondo le stime dell’Agenzia federale russa per il monitoraggio del sistema finanziario, una specie di intelligence costituita nel 2002 per ordine del presidente Vladimir Putin, dall’inizio dell’anno in Russia sarebbero stati riciclati almeno sette miliardi di dollari. «Numerosi schemi, volti a legalizzare i capitali ombra, non potranno essere stroncati senza uno sforzo congiunto del Governo, della Banca centrale e degli organismi dell’ordine pubblico», ha sottolineato Gorodetskij, secondo cui rispetto alla fine degli anni 90 nel 2000-2004 la percentuale di casi risolti è scesa notevolmente.
L’industria petrolifera è uno dei settori più "criminali" dell’intera economia. «Il numero di reati nel settore degli idrocarburi cresce in continuazione; i danni ammontano a molti miliardi di dollari», ha dichiarato il capo del dipartimento per la lotta contro la criminalità organizzata del ministero degli Interni, Aleksandr Matveev.
Stando alle stime ufficiali del Cremlino, nel primo decennio postsovietico (1991-2000) dalla Russia sarebbero stati esportati illegalmente 500 miliardi di dollari. La fuga di capitali, rallentata nei primi anni del governo di Putin, è nuovamente aumentata nel 2004: nell’anno in cui era scoppiata la crisi targata Yukos, dal Paese sono scappati 33 miliardi di dollari. Per l’agenzia di valutazione Fitch questa tendenza potrebbe essere legata alla scarsa fiducia nei confronti delle autorità da parte della business community e anche alla tutela insufficiente dei diritti della proprietà privata: «Nel periodo 2000-2004 dalla Russia sono stati trafugati circa 100 miliardi di dollari», ha dichiarato Edward Parker, capo del dipartimento per i rischi sovrani della Fitch, secondo cui una fuga di queste dimensioni testimonia «un clima finanziario poco amichevole per gli investimenti».
Invece per il vicepremier Aleksandr Zhukov &la situazione sta cambiando in meglio». Nella prima metà del 2005 l’afflusso di investimenti diretti esteri (Ide) ha totalizzato 10,4 miliardi di dollari (il 3,2% del Pil), superando di 2,4 volte i risultati registrati nel corrispondente periodo dell’anno scorso. Tra i maggiori progetti d’investimento, che comprendono una fabbrica di Toyota e una dei pneumatici della finlandese Nokian, c’è anche quello di Indesit: l’azienda leader nel settore degli elettrodomestici, ha inaugurato ieri a Lipetsk il primo polo logistico in Russia.
Per far tornare in Russia i capitali nascosti all’estero, il Cremlino sta elaborando una specie di "scudo fiscale" in base al quale per legalizzare il denaro trafugato bisognerà pagare una tassa piuttosto simbolica, che un progetto di legge, sottoposto all’esame dell’esecutivo, ha stimato al 9 per cento.
Vladimir Sapozhnikov