Acciaio ucraino a Mittal

Vittoria morale del presidente Yushenko che si era battuto per ripetere la gara Offerta record di 4,8 miliardi di dollari all’asta per privatizzare Kryvorizhstal

Per il governo di Kiev il successo supera le più rosee previsioni: la privatizzazione di Kryvorizhstal, la maggiore acciaieria ucraina, porterà nelle casse dello Stato l’equivalente di 4,8 miliardi di dollari, più del doppio rispetto alla base d’asta e sei volte il prezzo con cui si era conclusa la precedente gara, annullata dal tribunale.

A mettere sul piatto l’offerta finale, dopo quasi un’ora di rilanci in diretta televisiva, è stato il numero uno mondiale dell’acciaio Mittal Steel, che ha già annunciato l’intenzione di puntare sui laminati piani. Ma il vero vincitore è il presidente ucraino Viktor Yushenko, che si era battuto per la ripetizione della gara, vinta nel 2004 da un parente del suo predecessore Leonid Kuchma per appena 800 milioni di dollari.

Sconfitti all’ultimo minuto, il gruppo russo-ucraino Lcc Smart e Arcelor (che per l’occasione si era alleato con l’Unione Industriale del Donbass) non nascondono la delusione. Il gigante siderurgico europeo, in particolare, solo poche settimane fa era stato escluso, insieme alla stessa Mittal, anche dalla gara per la turca Erdemir. Tuttavia - si è affrettato a spiegare il ceo Guy Dolle - «Arcelor non intende perseguire l’obiettivo della crescita compromettendo il valore degli azionisti».

Sembra la favola della volpe e dell’uva. Ma il dubbio che Mittal abbia offerto un prezzo troppo alto per il 93% di Kryvorizhstal è molto diffuso, anche tra gli analisti. La siderurgica ucraina ha sicuramente dei punti di forza interessanti: nel 2004 ha prodotto non solo 7,7 milioni di tonnellate di acciaio, ma anche 17,1 milioni di tonnellate di minerale di ferro, in un unico mega-impianto integrato, situato in posizione strategica per le esportazioni. Il risultato dell’asta di ieri le assegna però un valore implicito di ben 5,2 miliardi $: più della capitalizzazione della russa Severstal, che produce oltre il doppio e con tecnologie molto più moderne.

Il magnate indiano Lakshmi Mittal, alla guida dell’omonimo gruppo, rassicura sull’ampia disponibilità di liquido: al 30 luglio c’erano in cassa 2,7 mld $ e Citigroup ha concesso la scorsa settimana una nuova linea di credito da 3 mld $, che si aggiunge a un’altra, già esistente, da 2,2 mld. Ma sul prezzo non raccoglie provocazioni: «Anche l’altra volta - ricorda - la nostra offerta era stata la più elevata». Ai tempi dell’asta "truccata", però, si trattava di 1,5 e non di 4,8 miliardi.


Sissi Bellomo