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Intesa Sanpaolo centra i target e prepara il rilancio 08 feb 10
Il 2009 dovrebbe chiudersi con un utile intorno a 2,8 miliardi, mentre il riscatto è previsto dal 2011 - Sarà mirato su semplificazione, innovazione e sviluppo, oltreché sulla volontà di costruire il senso di appartenenza dopo le vaste ristrutturazioni degli anni scorsi.
Alberto Nosari
«Il 2009 è stato un anno difficile, ma Intesa Sanpaolo ha reagito con tempestività e ottenuto risultati apprezzabili, creando le condizioni per cogliere appieno i benefici dell'atteso ritorno a quella normalità che potrebbe manifestarsi nei prossimi trimestri, quando le difficoltà congiunturali dovrebbero rientrare facendoci uscire dall'emergenza che ha contraddistinto i semestri passati».
Più in particolare, puntualizza Corrado Passera, Ceo di Banca Intesa Sanpaolo, «abbiamo iniziato a raccogliere i frutti di alcune grandi scelte impostate sin dal 2006, quando nell'estate è stata decisa la fusione fra Banca Intesa e Sanpaolo Imi. Scelte dimostratesi corrette in quanto ci hanno permesso di passare attraverso la crisi senza dover richiedere risorse aggiuntive agli azionisti o allo Stato».
Corrado PasseraQuesto anche se, prosegue il capo azienda, «l'avversa congiuntura ha richiesto uno sforzo ulteriore su costi ed efficienze, accanto alla dismissione di alcuni cespiti non strategici in quanto non coerenti con le nostre scelte di sviluppo». E tutto ciò è stato possibile anche perché Intesa Sanpaolo, prosegue Passera, «ha saputo impostare insieme al sindacato la ristrutturazione in una fase congiunturale ancora positiva e quando erano disponibili tutte le risorse necessarie».
Un triennio complesso, nel corso del quale Intesa Sanpaolo ha completato la prima parte del lavoro di fusione con relative migrazioni e integrazioni. «Una fase portata a termine nei tempi e nelle modalità previste grazie all'impegno di tutti. Ora si apre una fase ulteriore, che dovrà permetterci di consolidare una forte identità di appartenenza, diventando nel contempo una banca più semplice grazie al ridimensionamento di quella parte di burocrazia che porta lentezza e di quella complessità che non porta valore». L'impegno per il prossimo triennio può quindi essere riassunto in concetti quali: «Semplificazione, innovazione e sviluppo. Semplificare per essere più vicini ai clienti e crescere supportando il loro sviluppo, sapendo innovare anche la matrice prodotti/mercati, sfruttando tutte le potenzialità offerte dal binomio tecnologia/organizzazione».
E noi di Intesa Sanpaolo, precisa Passera, «faremo il possibile per favorire tutte le iniziative valide che possano creare crescita e occupazione». Un impegno di non poco conto, ma compatibile poiché noi «vogliamo coniugare la capacità di interpretare i bisogni, le necessità e gli andamenti dei singoli territori propria delle piccole aziende di credito con le potenzialità offerte dai fattori di scala che solo i gruppi di grandi dimensioni possono avere». Più in particolare «potremo vincere questa sfida grazie al modello di "Banca dei Territori"; una banca di grandi dimensioni che nel contempo è anche una piccola banca locale. Una nostra forza e una nostra unicità.
E ora vogliamo che tutto ciò funzioni sempre meglio e in modo sempre più semplice con il più amplio coinvolgimento della struttura territoriale». Ma agevolare il riavvio di una fase di crescita economica non significa rinunciare alle nostre prerogative di selezione del credito poiché, prosegue il capo azienda, «abbiamo il dovere di negarlo in tutti quei casi dove non esistono i presupposti della restituzione. Se lo facessimo rifaremmo l'errore che ha portato alla grande crisi del 2008-2009. E fortunatamente si tratta di un numero molto limitato di casi e tutte le nostre rilevazioni non superano il 5-6 per cento. L'andamento degli affidamenti dimostra inoltre che siamo rimasti vicini ai nostri clienti anche nelle fasi più difficili, anche se errori sono sempre possibili e noi siamo naturalmente pronti a rimediare».
Ma c'è pure altro poiché, prosegue il capo azienda, «il nostro obiettivo prioritario resta la redditività sostenibile, determinata da scelte non solo su ricavi e costi, ma anche su liquidità, solidità e profilo di rischio».
Più in particolare e a differenza di altri competitor «abbiamo adottato un profilo di rischio più contenuto grazie, per esempio, a un basso impegno nelle attività più volatili quali il trading puro, che rappresenta meno dell'1% dei ricavi consolidati, e alla politica del "fieno in cascina" in tema di liquidità. Scelta che ha certamente comportato qualche costo in più, ma ha pure garantito la sicurezza di non far mancare le risorse ai nostri clienti».
Tutte scelte strategiche che, prosegue il ceo, ci hanno portato ad essere la banca della nostra categoria con il rapporto di leverage più basso d'Europa e a mantenere l'indicatore di rischiosità cds tra i più bassi d'Europa». Nel contempo abbiamo salvaguardato la solidità patrimoniale con un tier I all'8% ma destinato a crescere fino ad altri 200 punti base, di cui 100 generati dai progetti quali il collocamento di Fideuram.
Ma procediamo con ordine ricordando che il quarto trimestre dovrebbe risultare in linea con il precedente salvo la flessione dei proventi da trading e nel solco di quanto realizzato nei primi nove mesi: un periodo nel corso del quale i proventi operativi netti consolidati sono diminuiti del 5,4% in presenza di interessi netti in flessione del 7,7% e commissioni nette in calo del 13,7 per cento: dinamiche contrastate dall'attività di negoziazione, i cui profitti sono più che triplicati a quasi un miliardo. Le performance beneficiano poi della riduzione del 3,5% dei costi, mentre gli accantonamenti registrano un balzo di quasi il 65% per il forte aumento del costo del credito, che in ragione di anno dovrebbe collocarsi tra lo 0,9 e l'1 per cento.
Il 2009, salvo sorprese, si dovrebbe così chiudere con un utile intorno a 2,8 miliardi (fra 2,7 e 2,9 miliardi) nonostante il combinato dispiegarsi delle quattro condizioni negative sopra menzionate: spread sui tassi al minimo storico, difficoltà nell'asset management, costo del credito fra i più elevati della storia recente, tax rate in forte crescita. Risultati di grande rilievo poiché la contrazione degli interessi netti, su cui ha inciso pure l'abolizione della commissione di massimo scoperto, risulta in parte bilanciata dai proventi dei contratti relativi alla copertura del rischio tassi, che dovrebbero apportare oltre 1,2 miliardi.
Nel contempo le commissioni hanno superato il punto di minimo e hanno intrapreso il percorso di crescita lasciando ben sperare per il prossimo futuro in quanto l'asset management dovrebbe essere una delle leve dello sviluppo.
E ciò vale pure per il profilo dei tassi, che si dovrebbero progressivamente normalizzare anche se la tempistica resta incerta pur essendoci una certa condivisione sull'avvio del fenomeno nel secondo semestre 2010. Buone notizie anche sulla qualità del credito poiché il peggio dovrebbe essere alle spalle come testimonia la flessione riscontrata nel terzo trimestre e le ipotesi formulate sul quarto, anche se permane cautela.
Il 2010 sarà quindi ancora complesso, anche se si rafforzano le proiezioni che indicano nel biennio 2011-2012 il rilancio reddituale grazie alla normalizzazione di spread, commissioni, costo del credito e imposte.
E la forza del riscatto sarà funzione della ripresa economica in quanto il gruppo è riuscito a ridurre in misura sensibile il punto di pareggio, mentre la leva potrà beneficiare pure del vantaggio connesso alla forza della struttura patrimoniale e all'ingente liquidità pronta per essere impiegata per affiancare i clienti nel loro sviluppo.