MILANO - Banca Intesa ha rispettato in pieno gli obiettivi del piano industriale 2005-2007 chiudendo i nove mesi con un utile consolidato netto di 1,85 miliardi (+36,3% sui nove mesi di confronto) che è pari a quello dell’intero 2004. Nel solo periodo giugno-settembre l’utile è stato di 645 milioni (+30%), sopra le attese, consentendo all’a.d., Corrado Passera, di salutare «il miglior risultato netto trimestrale mai registrato». Restano ancora fuori dai risultati di periodo le plusvalenze legate alla cessione di Nextra. Se la tendenza verrà confermata, già quest’anno il gruppo presieduto da Giovanni Bazoli andrà ben oltre i due miliardi di utile netto e potrà avviare la scalata ai tre miliardi previsti per la fine del piano.
La Borsa ha sottolineato con un segno positivo (+1,18% a 4,03 euro) la presentazione dei risultati. Nella conference call con gli analisti Passera ha confermato le linee indicate smorzando qualche attesa di revisione al rialzo degli obiettivi: «Abbiamo un impegno e vogliamo raggiungerlo. Non cambieremo i target nè in alto nè in basso». Confermata la politica di significativo payout che dovrebbe portare alla distribuzione ai soci di 5 miliardi di dividendi nei tre anni del piano, di cui circa 1,5 miliardi per l’esercizio in corso. Tutte le divisioni hanno contribuito al rafforzamento dei risultati e Intesa vuole ora gestire per intero le attività corporate.
Non ha avuto successo la joint venture con Lazard e Passera ha assicurato che in futuro «non farà un accordo dello stesso tipo. La nostra banca oggi non ha bisogno di un supporto regolare come tre anni fa». Confermata invece l’espansione all’estero: «Siamo interessati a entrare in Turchia, Romania ed Ucraina, ma non a pagare prezzi strani». Per la possibile dismissione del settore esattorie «siamo pronti a cedere o a tenere questa attività secondo quanto deciderà il Governo».
L’attenzione è comunque concentrata sulla crescita e sulla redditività e al risultato di fine settembre hanno dato un significativo contributo le commissioni nette e i proventi da negoziazione. Nel primo caso l’incremento sui nove mesi è stato del 13,7% a 2,9 miliardi trainati - si legge nella nota diffusa dopo la riunione del cda - «dalle commissioni derivanti dall’attività di bancassicurazione, dal collocamento di obbligazioni strutturate di terzi e dall’attività di intermediazione e collocamento di altri titoli a fronte del calo registrato dalla componente riguardante il risparmio gestito».
L’attività di negoziazione ha ottenuto 541 milioni (+29,4%). Il gruppo milanese è riuscito a ridurre leggermente il capitolo costi favorendo un risultato della gestione operativa di 3,5 miliardi in crescita del 31,6%. Dopo gli accantonamenti e le rettifiche il risultato lordo ha raggiunto i 2,9 miliardi (+39,2%) sul periodo di raffronto. Passera, a conferma della congruità delle coperture, ha notato per Parmalat che «Intesa è tra le pochissime banche che hanno già realizzato gli accantonamenti necessari. Non ce ne aspettiamo di altri». Fra i riscontri positivi vi è anche il raggiungimento dell’8% (7,6%) di Tier 1 ratio. Con i criteri Ias/Ifrs i crediti alla clientela ammontavano a 159 miliardi di (+0,8% su dicembre) anche a seguito della riduzione delle operazioni di pronti contro termine. L’incidenza delle sofferenze nette, dopo la cessione di 9 miliardi di sofferenze lorde, è limitata allo 0,7%. È aumentata del 4,3% a 492 miliardi la massa amministrata per conto della clientela. Il risparmio gestito (+6,4%) incide per 125 miliardi.
Paolo Zucca