L’Italia messa nell’angolo dall’asse del gas Mosca-Algeri

Jacopo Giliberto


L’aveva detto pochi giorni fa il presidente della Gazprom, Aleksei Borisovic Miller: l’alleanza tra i russi e gli algerini della Sonatrach. Per l’Italia - senza la flessibilità dei rigassificatori contestati da alcuni e desiderati da tutti gli altri - questa affinità, questo comune sentire tra Algeri e Mosca rischia di essere un cappio. L’allarme lo hanno ripetuto nei giorni scorsi Fulvio Conti (Enel) e Paolo Scaroni (Eni), ma anche molti uomini politici ed esponenti del mondo industriale.
Nel 2006 l’Italia ha bruciato circa 84 miliardi di metri cubi di gas, di cui 10 miliardi estratti dai giacimenti nazionali (quasi tutti dell’Eni) e il resto importato da Algeria (24,4 miliardi di metri cubi), Russia (22,9), Olanda e Norvegia (17,6) e Libia (7,7 miliardi di metri cubi), più 3,2 miliardi di metri cubi di metano arrivato via nave al piccolo ma efficiente rigassificatore Eni di Panigaglia (La Spezia), l’unico in Italia.
I dati confermano lo scenario preoccupante di un aumento della dipendenza dall’estero: i giacimenti nazionali, sui quali si è basata la storia energetica italiana fin dagli anni 40, si vuotano rapidamente. Nel 2006 l’estrazione italiana è caduta del 9,6%. La stessa tendenza c’è per le riserve olandesi (uno dei nostri fornitori) sempre più povere. In Italia si scoprono nuovi giacimenti, ma i contenziosi locali contro le infrastrutture frenano anche la possibilità di sfruttare le riserve nazionali, come ha più volte osservato allarmata l’Assomineraria, l’organizzazione confindustriale delle compagnie di produzione petrolifera e mineraria.
Centinaia di consumatori massivi di gas cercano di approvvigionarsi all’estero, direttamente da chi controlla i giacimenti. Ma finora i gasdotti non riuscivano a importare più di quanto avesse già impegnato l’Eni. Così l’Antitrust ha imposto all’Eni di potenziare le tubazioni di importazione (soprattutto il metanodotto Tag dalla Russia e il Ttpc dall’Algeria). Ha dettato le regole di partecipazione alla gara per assegnare lo spazio nuovo che si sta creando nelle tubature (circa 6,5 miliardi di metri cubi in più l’anno per gasdotto). Ma l’Antitrust ha adottato due modelli differenti. Nella gara per il gasdotto russo, ha diviso la capacità di trasporto pro-quota fra tutti quelli che l’avevano chiesto (149 concorrenti). Chi aveva ottenuto i diritti di transito, ora fatica a comprare il gas russo: la Gazprom chiude le porte superba ai tanti piccoli corteggiatori, e nel nuovo contratto quadro firmato con l’Eni ha spuntato di poter entrare direttamente in Italia con il suo metano. Chi ha vinto il transito ma non ha il gas cerca di rivendere i diritti del tubo. Buona parte dei quali (pare) siano stati arraffati proprio dalla Gazprom.
Nella gara algerina, invece, le regole prevedevano che per vincere i diritti di trasporto bisognava avere in mano un contratto di fornitura. L’unica società che può fornire gas algerino è il monopolista statale Sonatrach. A decine, i concorrenti hanno corteggiato la società di Algeri. La gara si è chiusa nei giorni scorsi e solamente due società sono passate, lasciando a bocca asciutta tutti gli altri. Una delle due società che hanno avuto il contratto dalla Sonatrach è l’Enel, con una fornitura per un miliardo di metri cubi l’anno.
L’altra che ha ottenuto la fornitura dalla Sonatrach è la Sonatrach, cliente di sé stessa, che dall’ottobre 2008 sbarcherà in Italia con 2,2 miliardi di metri cubi di gas di sua proprietà.