Tsentrobank: poco probabile una seconda ondata di crisi in Russia

Per il Governatore della Banca centrale, Serghej Ignatiev, i risultati economici e finanziari permettono di sperare che non si verifichi una nuova fase di forte difficoltà - Gli esperti indipendenti lanciano un monito affinché le Autorità non si lascino andare a un esagerato ottimismo, e si concentrino sulla realizzazione del programma anti crisi presentato dal Governo del premier Vladimir Putin.

In Russia continua una polemica molto accesa sulle previsioni economiche per la seconda metà del 2009 - inizio del 2010. Il Governatore della Banca centrale (Tsentrobank) Serghej Ignatiev ha dichiarato: «Dal mio punto di vista la possibilità di una seconda ondata della crisi nel settore bancario e nell’economia russa in generale è poco probabile».
Gli analisti finanziari hanno manifestato una varietà di pareri, ma molti hanno dichiarato di essere d’accordo con Ignatiev: «Credo che il Governo e la Banca centrale riescano davvero a tenere la situazione sotto controllo e non permettano una seconda ondata della crisi né in autunno, né d’inverno», ha sottolineato l’economista capo della società finanziaria Renaissance Capital, Elena Sharipova, secondo cui lo Stato  si è nuovamente impegnato a aiutare finanziariamente le cinque maggiori banche pubbliche e anche gli istituti di credito privati attraverso la Banca per lo sviluppo, che ha appena ricevuto per la propria capitalizzazione 100 miliardi di rubli».
Il Governatore della Banca centrale russa, Serghej Ignatiev: “Sono un’ottimista… Una seconda ondata della crisi è poco probabile…”Ma non mancano i pessimisti: il presidente dell’Associazione degli uomini d’affari “Delovaja Rossija” (La Russia del business) Boris Titov, ha invitato le autorità a “non riposare sugli allori” e a fare tutto il necessario per garantire una rapida uscita del Paese dalla crisi che, altrimenti, rischia di durare altri tre anni.
In un’intervista all’agenzia di stampa russa “Interfax”, Titov ha dichiarato che dal monitoraggio della situazione del settore reale dell’economia nazionale, condotto dagli esperti dell’Associazione, è emerso che la situazione dei produttori industriali è molto più difficile rispetto a quanto stiano presentando alcuni rappresentanti dell’esecutivo. «Nella peggiore delle ipotesi - ha detto Titov - il Paese comincerà a uscire realmente dalla crisi  non prima del 2012, ma i progressi dipenderanno in gran parte dal prezzo del petrolio».
Per bloccare un’ulteriore escalation della crisi il Governo deve prima di tutto avviare  misure urgenti, con l’obiettivo di stimolare la crescita della domanda. Questo darebbe una spinta alla ripresa e allo sviluppo di alcuni settori dell’industria, per garantire in un secondo momento un effetto cumulativo di crescita sull’intera economia russa. Inoltre, bisognerebbe ridurre il più possibile i costi dell’impresa, congelando la corsa dei prezzi delle tariffe dei monopoli naturali.
Alcuni passi concreti in questa direzione sono all’orizzonte: la Banca centrale ha preannunciato una possibile riduzione del tasso di sconto, che permetterà alle imprese di accedere a crediti meno costosi. «Bisogna capire che il Paese vive soltanto se le fabbriche funzionano e producono. Si possono prendere molte decisioni importanti che riguardano la protezione sociale, il sostegno del settore statale. Ma in una situazione di crisi strisciante il principale peso sociale ricade proprio sulle imprese, sulle fabbriche che devono funzionare per pagare gli stipendi a milioni di operai e le tasse allo Stato. Se i problemi delle imprese aumentano questo vuol dire che aumentano i problemi di tutto il Paese», ha detto Titov.
Per molti esperti la crisi ha messo il Paese di fronte alla necessità di cambiare il modello economico di sviluppo, che prevede il passaggio da un sistema basato sulle esportazioni di energia e di materie prime a una vera e propria economia di mercato, che si basi su produzioni nazionali diversificate, stimolate da una forte domanda interna.
Secondo le stime del Governo di Vladimir Putin, nel 2009 l’economia russa rischia di dover affrontare una contrazione di oltre l’8,5%, mentre nel 2010 la crescita potrebbe fermarsi a quota “zero” e nella migliore delle ipotesi guadagnare un più 1,3 per cento.
Il Governatore della Tsentrobank, Ignatiev, ha definito le stime del Governo “esageratamente pessimistiche”. Secondo Ignatiev la serie di “scivoloni” del 9-10%, che l’industria russa ha registrato nella prima metà dell’anno, permettono di sperare che il punto più basso della crisi sia già passato. Per questo, il calo dell’economia russa non dovrebbe essere superiore del 7,5-7,9 per cento.
Ma per alcuni settori strategici dell’industria il Cremlino non potrà fare a meno di maggiori aiuti finanziari. In primo luogo questa opzione riguarda l’industria dell’automobile: la produzione di auto in Russia è calata del 63,6% (272.100 veicoli) nei primi cinque mesi dell’anno rispetto allo stesso periodo del 2008. Il settore dell’auto della Russia continua a essere in grave crisi, nonostante le misure protezionistiche attuate dal Governo guidato da Vladimir Putin.

 

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