Il Cremlino chiede aiuti finanziari alla Banca mondiale

L’emissione di Eurobond non riuscirà a compensare il disavanzo del bilancio pubblico russo - Il Governo di Vladimir Putin chiede alla istituzione finanziaria internazionale un prestito di quattro miliardi di dollari - Mosca non vuole che la World Bank vincoli l’erogazione del credito al controllo della sua politica economica - La Banca centrale è preoccupata dalla crescente esposizione degli istituti russi nei confronti dei creditori stranieri - Il regolatore potrebbe imporre dei limiti all’ottenimento dei prestiti da parte delle banche russe sul mercato finanziario globale.

Nella prima metà del mese di ottobre le riserve internazionali della Russia sono diminuite di 1,2 miliardi di dollari, scendendo da 412,7 miliardi a 411,5 miliardi. Per non far calare ulteriormente i fondi controllati dalla Banca centrale il Governo russo si è rivolto alla Banca mondiale. Come ha dichiarato il ministro delle Finanze, Aleksej Kudrin, la Russia intende rastrellare sui mercati finanziari internazionali prestiti per 17-18 miliardi di dollari, di cui quattro miliardi dovrebbero arrivare dalla World Bank. Queste risorse saranno utilizzate per tappare nel 2010 le pericolose falle del bilancio pubblico. Il Cremlino ha sottolineato però che non tollererà alcuna interferenza della Banca mondiale nella sua politica economica. Dopo aver incontrato il presidente della Banca mondiale, Robert Zoellik, il ministro delle Finanze russo ha precisato però che “non sarà un credito d’investimento, bensì un credito finanziario, e che la Russia sarà disposta a discutere la destinazione di queste risorse”.
World BankInsomma, da una parte Mosca vorrebbe ottenere un prestito dalla Banca mondiale che concede  denaro a lungo termine e a condizioni molto più vantaggiose rispetto alle banche commerciali; dall’altra teme che l’istituzione internazionale obblighi la Russia a concordare le linee generali della propria politica economica: “Se così fosse dovremo rinunciare al prestito”, ha dichiarato il vice ministro delle Finanze, Dmitrij Pankin, secondo cui prima di prendere una decisione definitiva Mosca farà un confronto tra i prestiti internazionali e le nuove emissioni di Eurobond.
L’aumento del debito sovrano della Russia va in parallelo al rally dei debiti internazionali accumulati dalla società e dalle banche del Paese. Le proporzioni dell’indebitamento delle aziende russe nei confronti del sistema finanziario internazionale preoccupa la Banca centrale che si è rivolta con una appello agli istituti di credito russi affinché facciano tutto il possibile per non permettere l’ulteriore crescita dei debiti esteri.
Se l’appello dovesse non funzionare il Regolatore ha tracciato una serie di misure che dovrebbero ostacolare l’accesso delle banche russe sul mercato finanziario globale. In particolare, la Banca centrale potrebbe definire la quota massima dei prestiti esteri nelle passività delle banche, limitare le posizioni valutarie, oppure aumentare le norme sulle riserve obbligatorie vincolate ai crediti esteri.
La preoccupazione della Banca centrale è legata al fatto che la quota di prestiti esteri ha raggiunto il 50 per cento delle passività di talune banche russe. In base agli standard internazionali la quota massima dei prestiti esteri non dovrebbe superare il 30% delle passività delle banche.
Inoltre, una dipendenza esagerata dai finanziamenti dall’estero riduce gli stimoli per lo sviluppo del proprio sistema finanziario e aumenta la sensibilità del settore bancarie russe rispetto agli shock provenienti dall’estero. Le crisi di cui soffre il settore bancario russo sono legate in un modo o nell’altro ai prestiti esteri. Per molti esperti russi e internazionali sarebbe desiderabile imporre limiti alle entità dei crediti che le banche russe possono rastrellare sui mercati internazionali.
Nello stesso tempo molti banchieri hanno suggerito un approccio molto equilibrato all’introduzione dei limiti per l’ottenimento dei crediti sui mercati internazionali, che renderebbero più stabile il sistema bancario ma allo stesso tempo potrebbero colpire duramente i modelli del business di alcune banche russe.
I limiti alle posizioni valutarie potrebbe risultare una misura più efficace per il risanamento del settore bancario russo: l’aumento delle norme sulle riserve obbligatorie permetterebbe alle banche di scegliere a propria discrezione le priorità per il periodo corrente.
Nel periodo luglio-agosto 2009 è stato registrato un brusco aumento delle attività delle banche russe, denominate in valute pregiate. Soltanto in un mese di luglio le attività nette delle banche in valute estere sono cresciute di circa cinque volte (di 16,9 miliardi di dollari).
Soltanto nel terzo trimestre 2009 le banche e le imprese hanno aumentato le attività in valute pregiate rispettivamente di 23,5 miliardi e di 15,5 miliardi di dollari.
Dallo scorso luglio il Regolatore ha abolito i limiti imposti in precedenza alla posizione valutaria delle banca (la differenza tra le attività valutarie e le passività). Gli istituti di credito che conservavano ‘eccessi’ di valuta pregiata sui conti corrispondenti della Banca centrale hanno subito colto l’occasione per trasformare questi fondi in strumenti a un tasso di rendimento più alto. Di conseguenza, il volume di riserve valutarie sui conti corrispondenti è sceso da 20 miliardi a sette miliardi di dollari. Formalmente le statistiche hanno registrato questa crescita delle attività come fuga dei capitali. La fuga dal rublo durante l’estate era legata alle voci piuttosto insistenti su una nuova svalutazione della moneta russa: nonostante la crisi, la popolazione ha  aumentato i propri depositi bancari in valute estere del 3,6% in luglio e del 4,4% in agosto.
In questo momento il principale problema per le banche russe è l’assenza della domanda di crediti in valute pregiate. Molte banche - in vista delle possibili ritorsioni da parte della Banca centrale -  stanno approfittando di questa situazione per rimborsare i prestiti esteri e per ridurre la loro quota nelle passività bancarie.
Ciononostante, molti istituti preferiscono accumulare valuta e lo fanno sui propri conti all’estero: secondo le stime della Banca centrale le banche russe dovranno rimborsare nella seconda metà del 2009 debiti esteri per circa 28 miliardi di dollari.
Anche le imprese russe hanno acquistato  valuta estera: nel periodo luglio-settembre hanno aumentato le attività in valuta pregiata di 1,4 volte. Parallelamente, l’indebitamento delle società russe nei confronti dei creditori esteri è aumentato di 1,9 volte. Le società che soffrono di problemi di scarsità di fondi in valuta preferiscono rastrellare i prestiti sui mercati internazionali: in luglio Gazprom ha collocato Eurobond per 1,25 miliardi di dollari e per 850 miliardi di euro. Il gruppo metallurgico Evraz ha rastrellato crediti sotto forma di Gdr per 900 milioni di dollari, mentre il gruppo petrolifero Lukoil ha ottenuto un credito sindacato da 1,2 miliardi di dollari.
Le posizioni delle società esportatrici sono state rafforzate dall’aumento dei prezzi delle materie prime: il prezzo medio del petrolio russo del marchio Urals è cresciuto nel terzo trimestre del 2009 del 17,5% fino a 67,77 dollari al barile, mentre i prezzi di acciaio, alluminio e rame sono aumentati rispettivamente del 40%, del 20% e del 24,4 per cento.
Come conseguenza, dall’inizio della crisi finanziaria la crescita delle esportazioni ha superato di 1,5 volte quella delle importazioni, mentre la bilancia positiva del commercio con l’estero nel periodo luglio-settembre è cresciuta del 28,7% sul trimestre precedente.
 
 


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