Il Cremlino: per l’economia russa il peggio è alle spalle

La Russia ha superato il punto più acuto della crisi finanziaria e comincia a crescere economicamente - Per il ministro delle Finanze, Aleksej Kudrin, i problemi potrebbe continuare a influire negativamente sullo sviluppo economico del Paese ancora per due anni - La Banca centrale ha tagliato di nuovo il tasso di sconto per supportare lo sviluppo dell’impresa

Per l’economia russa il momento più difficile è rimasto alle spalle, ma ci vorrà tempo e fatica per  la guarigione completa. Come ha dichiarato il ministro delle Finanze, Aleksej Kudrin, per smaltire il cumulo di problemi accumulato dall’economia russa prima e durante la crisi ci vorranno ancora due anni: “Si tratta di un processo piuttosto lento... le misure del Governo e della Banca centrale, tra cui una graduale riduzione del tasso di rifinanziamento aiutano le aziende ad avviarsi verso la crescita”, ha sottolineato il ministro delle Finanze, definito dalla rivista “Bankovskoe obozrenie” (Review bancaria) “uno dei politici più influenti della Russia di Putin-Medvedev”.
Kudrin ha sottolineato che, nonostante in Russia si verifichi un certo rallentamento dei fenomeni di crisi la situazione dei mercati resta ancora molto volatile: ci sono molti problemi nel settore finanziario, molte banche russe hanno i conti in rosso, i settori strategici dell’economia nazionale tra cui il commercio, l’industria dell’auto e quella delle costruzioni non riescono a combattere la recessione. Aumenta la disoccupazione. In base alle statistiche ufficiali, rese pubbliche da Rosstat, nel periodo gennaio-settembrem2009 il Prodotto interno lordo della Russia è diminuito del 9,8% rispetto al  corrispondente periodo del 2008. Questo dato è leggermente migliore delle stime del ministero dell’Economia che si aspettava un calo del Pil pari al 10 per cento. Nel terzo trimestre la diminuzione del Pil ha rallentato i ritmi rispetto al meno 10,9%, registrato nel periodo aprile-giugno. Stando alle previsioni del ministero dell’Economia, in tutto il 2009 la flessione del Pil russo non dovrebbe superare l’8,5 per cento, contro le stime dell’8,7% della Banca mondiale.
Il primo ministro, Vladimir Putin, ha invitato però il Governo a “non riposare sugli allori”: «È assai prematuro parlare in questo momento di una crisi ormai battuta: per la prima volta dal 2000 il Paese avrà un budget deficitario, molti settori sono ancora in crisi», ha detto Putin.
Il ministro delle Finanze, Aleksej KudrinMeglio del previsto si sta sviluppando la situazione delle cosiddette ‘attività tossiche’ del settore bancario russo: contrariamente alle previsioni del 10-15%, alla fine del 2009 i debiti scaduti per tutte le banche russe al 1° di novembre non hanno superato il 5,09% dell’intero portafoglio creditizio degli istituti del Paese. La quota dei crediti scaduti delle persone fisiche al 1°  novembre ha raggiunto il 6,6%, dopodiché la Banca centrale ha rivisto al ribasso, dal 10% al 7%, la propria stima dei crediti scaduti alla fine dell’anno. Molti esperti hanno sottolineato che non tutti i crediti “cattivi” si siano ancora “manifestati”.
La soluzione dei problemi nei diversi settori procede a ritmi diversi: secondo Kudrin l’industria delle costruzione e il commercio potrebbero non risalire ai livelli precedenti alla crisi.
In questa situazione molto dipenderà dalla capacità del settore bancario di ripristinare l’erogazione dei crediti all’economia in base a tassi accettabili per le imprese che, intanto, vanno all’estero per rastrellare denaro a un costo decisamente inferiore rispetto a quello del mercato finanziario russo.
Tra i maggiori rischi che minacciano di far arrivare in Russia una seconda ondata della crisi c’è quello relativo all’abbassamento de prezzi petroliferi : lo stesso Kudrin ha ipotizzato che nel giro dei prossimi due anni il  greggio potrebbe scendere a 60 dollari al barile.
In un periodo a breve termine il prezzo del petrolio potrebbe salire, ma vista la domanda molto incerta esiste il rischio di un calo nel periodo 2010-2011. Inoltre, con l’uscita dei Governi e delle Banche centrali dei Paesi economicamente sviluppati dalle misure di sostegno centralizzato delle proprie economie nazionali, si ridurrà il volume di liquidità disponibile che a sua volta potrebbe trascinare al ribasso il prezzo del petrolio. Per questo la Russia ha basato la propria Legge finanziaria del 2010 su un prezzo pari a 58 dollari al barile.
Un’altra questione molto importante riguarda come i Paesi sviluppati applicheranno le proprie exit strategy, di cui un elemento molto importante è legato ai tassi delle Banche centrali.
Il 25 novembre  la Banca centrale russa ha abbassato ancora dello 0,5% il proprio tasso di rifinanziamento, portandolo al 9 per cento, la quota più bassa sempre. Kudrin ha dichiarato che i tassi potranno ritornare a crescere alla fine del 2010, più probabilmente nel 2011.
Infine, per quel che riguarda il tasso d’inflazione si prevede che nel 2010 la corsa dei prezzi rallenterà ancora e sarà inferiore alle previsioni ufficiali del 9 per cento. Nel suo commento che ha accompagnato la nuova riduzione del tasso di rifinanziamento, la Banca centrale ha sottolineato che “gli ulteriori passi della Banca centrale nel campo dei tassi di rifinanziamento saranno determinati dalle tendenze inflazionistiche, dai progressi degli indicatori industriali, dallo sviluppo dell’attività creditizia delle banche, dalla situazione del mercato finanziario interno”.
L’Istituto centrale conta su un effetto positivo della riduzione del tasso di rifinanziamento, soprattutto perché la riduzione del distacco tra i tassi d’interesse in Russia e all’estero permetterà di frenare l’attuale esagerato apprezzamento del rublo.
 


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