La crisi ha alterato la struttura del commercio russo con l’estero

Le esportazioni dei prodotti e dei servizi ha fatto diminuire del 40% il commercio russo con l’estero - È stata cambiata la struttura del commercio estero della Russia - Il calo dei prezzi petroliferi ha fatto aumentare la quota dei prodotti lavorati - La crescita più dinamica delle esportazioni è stata registrata nel settore di water, di bottiglie di vetro e di tavole di legno.


I problemi di cui in seguito alla crisi globale soffre l’economia russa - nei primi nove mesi dell’anno il Prodotto interno lordo è diminuito del 9,9% - hanno danneggiato seriamente sia il commercio russo con l’estero, che nel periodo gennaio-settembre (gli ultimi dati disponibili) ha registrato una preoccupante flessione. Rispetto ai risultati registrati nell’analogo periodo del 2008, nei primi nove mesi del 2009 l’export dalla Russia è diminuito del 57,7% scendendo a quota 238,2 miliardi di dollari. La diminuzione dei prezzi di idrocarburi e di energia ha fatto ridurre notevolmente il peso di petrolio e di gas nelle esportazioni russe: nel gennaio-settembre il valore complessivo delle esportazioni di energia e di idrocarburi è sceso del 46,9% rispetto ai risultati dell’anno precedente.
La quota di energia e di idrocarburi nella struttura delle esportazioni è scesa dal 69,7% nel 2008 al 66,3 per cento. Malgrado le previsioni piuttosto pessimistiche le esportazioni dei metalli hanno registrato una flessione soltanto dello 0,4 per cento (dal 12% all’11,6%). Sono aumentate invece le esportazioni delle macchine, dei macchinari, degli impianti tecnologici, dal 4,5% (2008) al 5,6% (2009).

Per la prima volta nelle esportazioni russe sono state registrate alcune tendenze insolite: gli analisti hanno individuato un gruppo di prodotti cui export stabilmente cresce di mese in mese. Tra i primi dieci prodotti con le esportazioni in aumento si sono trovati il gas naturale liquefatto (gnl), lavabo, lavandini, water, altri sanitari analoghi di ceramica, oli e alcuni altri prodotti di distillazione di resina di carbone fossile, concimi chimici contenenti azoto, fosforo e potassio, assi per le locomotive, segati di legno (quercia), legna da ardere in tronchi. Infine negli ultimi mesi è aumentato l’export di vetro e di prodotti di legno.
Una crescita esplosiva delle esportazioni di gnl è facilmente spiegabile: nel 2009 è stato messo in funzione e ha cominciato a produrre la fabbrica per la produzione di gas liquefatto a Sakhalin, costroito da Shell, e dalle nipponiche Mitsui e Mitsubishi.
Invece sembra piuttosto strana e paradossale la stabile crescita dell’export dei sanitari di ceramica e di prodotti di vetro, molto richiesti nelle repubbliche ex sovietiche, tra cui il Kazakhstan, l’Ucraina, l’Azerbaijan, il Kirghizistan.
I due principali Paesi importatori delle bottiglie prodotte in Russia sono Kazakhstan e Ucraina, che assorbono rispettivamente il 53% e il 24% dell’export russo. Le forniture sommate verso Azerbaijan e Kirghizistan raggiungono il 16 per cento. Molti altri Paesi del mondo importano dalla Russia delle bottiglie in vetro trasparente di 0,33 litri, prodotti dalle fabbriche di Novosibirsk “Steklotara”, dI Salavat “Salavatsteklo” e di Astrakhan “Astrakhansteklo”.
La crisi ha lasciato inalterate le proporzioni delle esportazioni dalla Russia dei prodotti sanitari di ceramica che tradizionalmente godono di buona domanda nelle repubbliche della Comunità di Stati indipendenti. L’espansione in costante aumento dei produttori russi - dalle città di Syzran, Cheboksary e Ekaterinburg - comincia a rappresentare un grosso problema per i produttori europei, tra cui quelli italiani, che devono lavorare molto di fantasia per non essere espulsi dal settore “economico” dei prodotti sanitari. In particolare la fabbrica “Santek” di Cheboksary ha avviato la produzione dei prodotti sanitari di alta qualità che corrisponde a tutti gli standard europei e internazionali grazie all’installazione degli impianti tecnologici italiani e spagnoli. La fabbrica “Santek” cerca di sbarcare sui mercati globali (oltre a esportare nei Paesi come Bielorussia, Kazakhstan e Ucraina) ed è riuscita a concludere un contratto con un importatore britannico.
Ma per gli esperti russi e internazionali è ancora troppo presto parlare di una diminuzione dell’economia russa dalle esportazioni dei prodotti del comparto petrolio, gas, energia, metalli, concimi chimici.
La crescita delle esportazioni dei prodotti indicati (sanitari, bottiglie di vetro, ecc.) rappresenta piuttosto un’eccezione che una stabile e incoraggiante tendenza, destinata a far diminuire la dipendenza russa dalle esportazioni di idrocarburi. Vale a dire che non si tratta di un radicale cambiamento della struttura delle esportazioni russe: il valore in denaro delle esportazioni dei prodotti non legati alle materie prime non è molto significativo. I valore dei 10 prodotti esportati (sanitari, legname di quercia, assi di acciaio, ecc.) raggiunge appena l’1% di tutte le esportazioni russe.
Vale a dire che la crescita di alcuni segmenti dell’export di prodotti non legati alle materie prime non può essere considerata come solida tendenza connessa alla sostituzione delle esportazioni di materie prime con dei prodotti altamente tecnologici, auspicata più volte dal presidente, Dmitrij Medvedev. Si tratta piuttosto di alcuni casi separati legati in un modo o nell’altro al cambiamento delle regole doganali; in particolare l’aumento delle tasse sull’export del legno non lavorato ha provocato un drastico aumento delle esportazione di legname nella fase di lavorazione primaria.
Infine gli esperti non hanno visto una solida tendenza alla sostituzione delle importazioni di alcuni tipi di prodotti con analoghi prodotti “made in Russia”. Ciononostante nel 2010 un aumento della produzione nei settori come industrie dei generi alimentari e dei farmaci, potrebbe sostituire una parte consistente delle importazioni dei rispettivi prodotti. Bisogna aspettare la pubblicazione dei dati più completi per non fare delle conclusioni azzardate e premature: la svalutazione del rublo ha aiutato il produttore russo, aumentando il tasso di competitività di alcune categorie dei prodotti russi, mentre le esportazioni sono sempre basate sui “pilastri” tradizionali come petrolio, gas, metalli, legname e concimi chimici.


 

Per la situazione degli interscambi commerciali tra la Russia e l’Unione europea consultare la pagina di Approfondimenti di questo numero del Notiziario.

 

Notiziario dai mercati Csi