2010: anno di ripresa per la Russia
Gli analisti si aspettano che durante l’anno il prezzo del petrolio smetta di scendere, il rublo continui ad apprezzarsi, la corsa dei prezzi rallenti - L’economia russa si trova a un bivio: molto dipenderà dalla situazione sui mercati globali - Il periodo peggiore per la Russia è ormai alle spalle – I ritmi di sviluppo dipenderanno dalla capacità del Cremlino di avviare riforme economiche – L’imprenditoria russa chiede di partecipare al processo decisionale dell’esecutivo.
Dopo il drammatico calo dell’anno scorso della produzione industriale, dei consumi e del commercio estero nel 2010 l’economia russa dovrebbe riprendere la via della crescita.
È questo il parere della maggioranza degli esperti intervistati dai media russi nei primi giorni dell’anno nuovo. Gli analisti prevedono che il prezzo del petrolio smetta di scendere, il rublo continui ad apprezzarsi, la corsa dei prezzi rallenti, e che aumenti l’erogazione dei crediti alla popolazione e alle imprese. Insomma, la ripresa economica ricomincerà, ma il processo non sarà molto veloce.
C’è chi sostiene però che nel 2010 l’economia russa si trovi a un bivio: e molto dipenderà dalla situazione che si sta creando sui mercati globali. La stabilità dell’economia internazionale e l’apertura del mercato mondiale dei crediti alle imprese e alle banche russe favorirà una crescita accelerata dell’economia nazionale.
Un elevato prezzo del greggio è alla base dell’ottimismo degli esperti russi. Un petrolio più caro garantirebbe alla Russia un afflusso di capitali, la ripresa dell’erogazione dei prestiti al settore reale, l’aumento dei redditi, l’accelerazione della domanda e la crescita dell’intero sistema economico della Russia. Nello stesso tempo, inizialmente la ripresa potrebbe somigliare a una bolla speculativa. Di conseguenza, nel 2010 il Prodotto interno lordo della Russia potrebbe aumentare del 2,5-3%, mentre l’economia del Paese potrebbe registrare una crescita del 7 per cento. Buone prospettive anche per la ripresa dei consumi della popolazione, che nel biennio della crisi (2008-2009) ha aumentato l’accumulazione dei risparmi.
Qualora il tasso d’inflazione dovesse smettere di crescere, come previsto dal Governo di Vladimir Putin, con un aumento della massa monetaria dovrebbe aumentare rapidamente l’erogazione dei crediti. Le passività delle banche sono in aumento e per poter rimborsare i propri debiti gli istituti punteranno a guadagnare aumentando il proprio portafoglio creditizio. Secondo le ultime stime la domanda al consumo e degli investimenti si è contratta appena del 50% rispetto alla riduzione della produzione industriale. Perciò dopo il drammatico 2009, l’anno in cui le fabbriche hanno fermato le produzioni e svenduto le riserve, nel 2010 c’è da aspettarsi una ripresa della produzione industriale e la ricostituzione delle riserve produttive.
La dipendenza dell’economia russa dal commercio petrolifero determina una forte vulnerabilità del Paese rispetto alle oscillazioni del prezzo del greggio sui mercati globali: se contrariamente alle previsioni degli analisti russi e internazionali il prezzo del petrolio dovesse scendere, la Russia rischia di trovarsi di fronte a un altro anno di stagnazione.
In previsione della crescita economica pari al 3%, prospettata per il 2010 dal ministero dell’Economia, almeno due punti percentuali saranno legati all’aumento delle riserve dei produttori. In altri termini, gli esperti del Governo si aspettano che in caso di stagnazione le aziende produrranno “per il magazzino”. Molti esperti indipendenti non sono d’accordo con questo punto di vista.
In ogni caso, il periodo peggiore per la Russia è ormai alle spalle. Ma la ripresa della crescita, o meglio dire il ritorno a un ritmo di crescita accelerato, dipenderà dalla capacità del Cremlino di promuovere riforme strutturali per l’economia russa. Durante l’incontro con il premier, Vladimir Putin, il presidente dell’Unione degli industriali e degli imprenditori, Aleksandr Shokhin, ha auspicato un maggiore coinvolgimento degli imprenditori nel lavoro del Governo. Il principale problema da risolvere nel 2010 riguarda una riduzione dei tassi dei crediti erogati dalle banche russe ai produttori: un rublo super apprezzato – nei primi giorni dell’anno la moneta russa ha guadagnato di colpo su quella americana, salendo da oltre 30rubli per dollari a poco più di 29 – più i tassi molto elevati non permetteranno alle imprese di accedere alla risorsa creditizia interna, mentre l’aumento dei tassi sui mercati occidentali creerà problemi per l’accesso ai crediti esteri.
In questa situazione la Russia deve far tesoro dalle lezioni venuta dalla crisi che ha dimostrato che la costituzione dei fondi statali, come quello di Riserva, è davvero indispensabile. Inoltre, la Russia deve cercare a tutti i costi di ridurre la propria dipendenza dall’export di idrocarburi e di altre materie prime con basso tasso di trasformazione. Negli ultimi mesi il Governo ha manifestato più volte una maggiore disponibilità a sostenere le riforme, ma finora la crisi non ha fatto che aumentare la dipendenza del Paese dalle esportazioni di petrolio, di gas e di altre materie prime. Il calo della domanda di idrocarburi, in primo luogo da parte dei consumatori europei, ha colpito duramente i produttori russi: per la prima volta degli ultimi nove anni la Russia ha ceduto agli Stai Uniti il primato del maggior esportatore mondiale di metano.
Ciò significa che il modello economico, sviluppato dal Cremlino negli anni precedenti alla crisi, non garantirà più una crescita. E anche la realizzazione delle riforme permetterà all’economia russa di guadagnare non più del 3-4% l’anno.
In questa situazione il Cremlino dovrà dimostrare di avere fiducia e pazienza: i mercati asiatici necessitano del petrolio e del gas siberiano, quindi la corsa dei prezzi degli idrocarburi non si farà attendere a lungo. Inoltre, prima o poi il mercato globale dei crediti aprirà le porte ai clienti russi e crescerà anche la domanda interna: il consumatore russo non ha ancora soddisfatto il propri bisogni dal crollo del sistema sovietico
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