Banca mondiale: la Russia è vicina a un boom di investimenti

Ma gli esperti russi hanno ammonito: il Paese rischia una crisi nel 2008, l’anno delle elezioni presidenziali

 

 

  • Gli investimenti esteri in Russia: +30% all’anno
  • Il rublo forte mette in forse la crescita
  • Rallenta le fuga di capitali
  •  Un campanello d’allarme da esperti russi: rischiamo una crisi nel 2007-2008

 

 

Nei prossimi anni l’economia russa potrebbe vivere un vero e proprio boom di investimenti. Lo hanno scritto gli esperti della Banca mondiale in un rapporto, dedicato alla situazione economica della Russia (clicca qui per scaricare la relazione della World Bank in formato Pdf).

 

 

 

Gli investimenti esteri in Russia: +30% all’anno.

Nel 2005 gli investimenti di tutti i tipi, compresi quelli diretti esteri, che si sono riversati in Russia, hanno registrato un aumento vertiginoso. Secondo gli analisti della World Bank, si tratta di un fattore-chiave per garantire il progresso del Paese, anche perché in precedenza, il livello generale degli investimenti era ancora insufficiente, e metteva a rischio una crescita stabile ed accelerata dell’economia nazionale russa.

Malgrado un calo degli investimenti nell’industria del petrolio, registrato nel 2004-2005, la situazione in altri settori sta migliorando. L’aumento dei prezzi petroliferi, la politica del Governo volta a tranquillizzare gli investitori stranieri dopo la crisi della compagnia petrolifera Yukos, nonché le garanzie offerte dal presidente Vladimir Putin riguardo «all’irreversibilità dei risultati delle privatizzazioni degli anni 90», sono tra i principali fattori che hanno fatto diventare ancora più attraente il mercato russo agli occhi degli investitori strategici. Come conseguenza, nella prima metà del 2005, l’afflusso nel Paese degli investimenti diretti esteri (Ide) è aumentato del 30% (4,5 miliardi di dollari) rispetto al corrispondente periodo dell’anno scorso.

 

Investimenti esteri diretti in Russia nella prima metà del 2005: 20 regioni-leader

 

 

 

Fonte: Tsentrobank

 

Il rublo forte mette in forse la crescita.

Per non mettere ancora a rischio la competitività delle imprese russe, le autorità finanziarie del Paese devono controllare rigidamente il corso del rublo; l’ulteriore potenziamento della divisa nazionale potrebbe danneggiare gli interessi dei produttori industriali. «L’esecutivo deve riuscire a gestire il processo e non permettere un rafforzamento del rublo troppo rapido», ha dichiarato John Litwack, l’economista capo della Banca mondiale per la Russia.

Il principale strumento che permette di “sterilizzare” la massa eccessiva di valuta pregiata che si sta riversando sul Paese è il cosiddetto Fondo di stabilizzazione, nel quale vengono accumulati i guadagni extra provenienti dall’export petrolifero. E mentre all’interno dell’esecutivo continuano le polemiche su come meglio spendere il denaro del Fondo, Putin ha dichiarato che «si tratta di una riserva finanziaria, da utilizzare per il sostegno delle future generazioni dei russi, che dovranno vivere senza un’abbondante riserva energetica». Secondo le stime del primo vicepremier e ministro delle Finanze Alexej Kudrin «all’inizio del 2006 il Fondo di stabilizzazione potrebbe raggiungere quota 36 miliardi di dollari».

 

Rallenta le fuga di capitali

Inoltre la crescente fiducia degli investitori strategici ha fatto rallentare la fuga di capitali dal Paese. Mentre nel 2004 l’export clandestino di capitali era stato pari a 33 miliardi di dollari, nel periodo 2005-2006 la Russia dovrebbe cominciare a investire cifre non indifferenti all’estero. E questo perché il Cremlino intende convertire il Fondo di stabilizzazione in obbligazioni estere. «Il ministero delle Finanze e la Banca centrale della Russia hanno portato a termine l’elaborazione di un meccanismo da utilizzare per collocare all’estero le riserve del Fondo di stabilizzazione», ha dichiarato Kudrin, secondo cui decine di miliardi di petrodollari saranno investiti all’estero sia in titoli di Stato, che in quelli corporate.

 

Un campanello d’allarme da esperti russi: rischiamo una crisi nel 2007-2008

Alcuni esperti russi sono stati meno ottimisti: secondo Andrej Belousov, direttore del Centro studi di analisi macroeconomica. le elezioni legislative del 2007 e quelle presidenziali del 2008 potrebbero essere accompagnate da una crisi economica su larga scala. Nei prossimi 2-3 anni l’inflazione galoppante (+12% nel 2005, stima della Banca mondiale) e un drastico aumento delle spese per i servizi comunali (attualmente i russi pagano poco più del 30% del prezzo reale del gas, dell’elettricità e del riscaldamento, e tutto il resto viene dal sussidio pubblico), potrebbero far crescere le tensioni sociali. Inoltre l’apertura dei mercati russi alle società straniere, dopo l’ingresso della Russia all’Organizzazione mondiale del commercio, peggiorerà la situazione di molti produttori russi, ed in primo luogo delle imprese piccole e medie.

 

Vladimir Sapozhnikov