Commercio estero russo positivo sempre grazie al petrolio

Le esportazioni russe nel primo trimestre del 2010 sono cresciute del 61,7%, le importazioni di prodotti e di servizi sono incrementate del 21,5% - Il saldo positivo della  bilancia commerciale estera russa è salita a 23,2 miliardi di dollari in primo luogo grazie alle massicce esportazioni di idrocarburi - In Russia aumentano le importazioni di generi alimentari e di beni di consumo - Nel 2010 l’import russo potrebbe registrare una crescita media del 20%, per rallentare fino al 10-15% nei prossimi 2-3 anni.

Nel primo trimestre del 2010 il saldo positivo della bilancia commerciale russa con l’estero è aumentato di oltre due volte, raggiungendo i 51 miliardi di dollari: nello stesso periodo dello scorso anno  il saldo positivo era stato pari a 23,2 miliardi di dollari.
Nel primo trimestre del 2010 si è registrato un vero e proprio salto quantitativo: le esportazioni russe in questo periodo sono cresciute del 61,7% fino a 91,9 miliardi di dollari, mentre le importazioni di prodotti e di servizi sono aumentate del 21,5% fino a 40,8 miliardi. L’intero volume del commercio con l’estero della Russia nel periodo gennaio-marzo di quest’anno è arrivato a 132,7 miliardi di dollari, con un aumento del 46,8% rispetto al primo trimestre del 2009 (90,4 miliardi di dollari).
Le importazioni di prodotti e di servizi dai Paesi extra Csi sono aumentate nel primo trimestre 2010 del 20,8% fino a 49 miliardi di dollari. In modo esponenziale gli importatori russi hanno incrementato gli acquisti all’estero di generi alimentari, in primo luogo di latte e latticini, bevande alcoliche, bibite, frumento e prodotti cerealicoli. La corsa alle importazioni non si è fermata neppure in aprile: secondo i primi dati le importazioni russe di latte e di latticini sono aumentate in questo mese del 54,3%, quelle di vino e di altre bevande alcoliche del 54,4%, mentre le importazioni dei cerali hanno registrato una crescita del 77,5 per cento.
La crescita senza precedenti delle importazioni di prodotti del comparto agroalimentare ha interessato in aprile praticamente tutti i settori. Infatti, l’import di pesce è salito del 39,5%, quello di frutta, zucchero, ortaggi e  tabacco è aumentato rispettivamente del 27,5%, 19,8%, 18,8% e 23,2 per cento.
I problemi legati alla conservazione “sotto cloro” del pollame statunitense ha colpito duramente le importazioni russe, che nel primo trimestre del 2010 ha importato appena il 33% della normale quantità del prodotto (49mila tonnellate contro le 147,4 mila del primo trimestre del 2009).
Quella del pollame è stata praticamente l’unica eccezione nel generale boom delle importazioni russe dei prodotti agro-alimentari: sono cresciute le importazioni russe di carne rossa, (+15mila tonnellate), burro (+3.400 tonnellate), agrumi (+28mila tonnellate), caffè (+5.600 tonnellate), te (+6.700 tonnellate).
Nella struttura merceologica delle esportazioni dei Paesi extra Csi verso la Russia la quota dei generi alimentari e delle materie prime necessarie alla loro produzione nel primo trimestre è stata pari al 18,2% del totale (+0,7% rispetto ai risultati dello stesso periodo del 2009).
Mentre crescono le esportazioni verso la Russia di prodotti agroalimentari, sono diminuite in maniera drammatica le importazioni russe di automobili, che nel primo trimestre sono scese del 63,5% in confronto al corrispondente trimestre del 2009. In questo periodo i Paesi extra Csi hanno esportato verso la Russia soltanto 76.200 autovetture per un totale di 1,5 miliardi di dollari.
Buone notizie per i produttori italiani sono arrivate anche dal comparto dell’industria leggera: nei primi tre mesi del 2010 la Russia ha aumentato le importazioni di calzature di 1,7 volte, quelle di fili di 1,5 volte, di vestiti e di abbigliamento di vario tipo del 41,8%, di prodotti tessili del 39,5% e di abbigliamento di maglia del 32,2 per cento.
Malgrado la crescita così impressionante delle importazioni russe nei primi tre mesi del 2010, gli analisti russi e internazionali hanno suggerito di trattare le statistiche con un certo scetticismo, soprattutto per quanto riguarda il saldo del bilancio del commercio con l’estero. L’aumento delle esportazioni riflette soprattutto la corsa dei prezzi petroliferi cresciuti dai 40 dollari al barile del 2009 agli 80 dollari del 2010. Inoltre, quest’anno sono aumentate di oltre due volte (in denaro) le esportazioni di idrocarburi che nel 2009 erano state colpite da un calo senza precedenti.
Nonostante gli sforzi del Cremlino di dare una spinta alle esportazioni di prodotti tecnologici, l’export russo è stato dominato all’80% dalle vendite di idrocarburi.
Ciononostante, gli esperti russi si aspettano che le importazioni di generi alimentari, di prodotti dell’industria agroalimentare, di beni di largo consumo  continueranno a crescere per tutto il 2010. L’eccessivo apprezzamento del rublo ha danneggiato seriamente il grado di competitività dei produttori russi e, di conseguenza, ha provocato un rallentamento dello sviluppo economico r (per le statistiche si può consultare la pagina “Approfondimenti” del no.119 del Notiziario dai mercati Csi).
La prevista stabilizzazione dei prezzi petroliferi nel 2010 e la crescita della domanda di prodotti d’importazione porteranno alla fine dell’anno a un notevole rallentamento della crescita del saldo positivo del commercio con l’estero della Russia.
Nel 2010 le importazioni russe potrebbero registrare una crescita media del 20%, per rallentare fino al 10-15% nei prossimi 2-3 anni. Una crescita più rilevante delle esportazioni russe potrebbe significare un pericoloso surriscaldamento dell’economia nazionale e una minaccia di svalutazione del rublo.
 
 
 
Notiziario dai mercati Csi