Nuove privatizzazioni in Russia: gli esperti invitano alla cautela
Le operazioni annunciate dal Cremlino dovrebbero portare nelle casse dello Stato 30 miliardi di dollari – Il Governo vuole usare gli introiti per ridurre il disavanzo pubblico, gli esperti insistono sulla necessità di reinvestire i ricavi nello sviluppo dei settori innovativi – Per il ministro dello Sviluppo economico, Elvira Nabiullina, “il coinvolgimento degli investitori occidentali nelle privatizzazioni dovrebbe permettere di cambiare la stessa struttura dell’economia del Paese”.
Il Governo russo batte cassa e annuncia una nuova serie di privatizzazioni. In particolare, nel periodo 2011-2013 il Cremlino sarebbe disposto a cedere ai privati i pacchetti azionari di 10 grandi banche a controllo pubblico. Le privatizzazioni dovrebbero portare nelle casse dello Stato 30 miliardi di dollari, da utilizzare per compensare in parte il disavanzo pubblico che nel 2010 potrebbe raggiungere il 5-6% del Pil russo.
Mentre molti analisti sono rimasti sorpresi dai progetti del Governo di Vladimir Putin, il ministro dello Sviluppo economico, Elvira Nabiullina, ha sottolineato che si sta ancora lavorando sul programma e che la lista delle società statali che rientreranno nell’operazione nel 2011 dovrà essere pronta entro il prossimo primo di ottobre, in modo da poter includere le entrate nelle privatizzazioni nel progetto della Legge finanziaria russa del prossimo anno.
La Nabiullina ha dichiarato che lo Stato intende vendere dei pacchetti azionari di minoranza, non quelli di controllo. Per quanto riguarda le modalità di questa nuova terza ondata di privatizzazioni, Mosca intende ricorrere alle vendite sul libero mercato e anche a offerte “privilegiate” a investitori strategici. In questo senso le offerte potrebbero essere rivolte innanzitutto agli investitori di Paesi che, come Italia, godono del titolo di “partner strategici” della Russia. Durante la sua recente visita in Italia il presidente russo, Dmitrij Medvedev, ha sottolineato che la Russia tiene le porte aperte agli investitori italiani invitati a investire non soltanto denaro, ma anche tecnologie e know how nei settori altamente tecnologici dell’economia russa.
Da parte sua, la Nabiullina ha reso noto che il Governo russo offrirà direttamente agli investitori strategici in primo luogo partecipazioni nelle società legate alle infrastrutture, come aeroporti e altri sistemi di trasporto, che necessitano di tecnologie e di idee fresche occidentali.
Le privatizzazioni dovranno permettere al Governo di migliorare la situazione delle finanze pubbliche, ma il ministro Nabiullina ha dichiarato che l’esecutivo ha impostato l’operazione di privatizzazioni in Russia “non tanto sulla possibilità di garantire redditi extra alle finanze pubbliche”, ma soprattutto “perché il coinvolgimento di investitori occidentali nelle privatizzazioni dovrebbe permettere di cambiare la stessa struttura dell’economia del Paese”.
Per la Nabiullina la presenza dello Stato nell’economia russa è troppo elevata: “Il Governo è interessato a sviluppare la concorrenza e il settore privato, a ridurre le partecipazioni statali nella struttura dell’economia”.
Tra le condizioni a cui gli analisti indipendenti avevano vincolato l’avvio della terza tappa delle privatizzazioni erano indicati il rinnovo del management delle maggiori società pubbliche e la concentrazione dei capitali. Infine, era indispensabile un chiaro obiettivo per lanciare l’operazione. A quanto pare il motivo, a questo punto va ricercato nel disavanzo pubblico, mentre non tutte le altre condizioni saranno rispettate.
Di conseguenza, è possibile che le privatizzazioni del 2011-2013 non riusciranno a ridurre le partecipazioni dello Stato nell’economia russa.
Inoltre, esiste il rischio che l’interesse da parte dei potenziali investitori per le società coinvolte nelle privatizzazioni sarà di puro carattere speculativo. Questo trend potrebbe essere legato anche al fatto che lo Stato intende cedere ai privati esclusivamente pacchetti di minoranza.
Finora la Russia, a differenza degli Stati Uniti - che stanno per varare una nuova Legge sui “Mercati finanziari” - oppure la Cina, coinvolta in operazioni destinate a rinnovare l’economia, ha fatto poco o niente per ostacolare tendenze speculative più che evidenti.
Dal punto di vista di Igor Nikolaev, direttore del Centro di analisi strategica FBK, il Governo deve assolutamente tenere conto dell’atteggiamento dell’opinione pubblica russa verso le privatizzazioni: “Sappiamo tutti che la gente aveva criticato le privatizzazioni precedenti, ritenute “disoneste”, che avevano permesso a un piccolo gruppo di persone vicine al Cremlino di arricchirsi”. Per questo la preparazione delle nuove privatizzazioni deve essere condotta nel modo più responsabile possibile. In questo contesto l’operazione privatizzazioni in Russia deve essere presentata come programma basato su obiettivi precisi e chiari a tutti. Il Governo deve presentare all’opinione pubblica degli indicatori che permettano di giudicare come effettivamente viene realizzato il programma di privatizzazioni.
Ciononostante, sostengono gli analisti finanziari russi, tra tutti gli strumenti per ridurre il disavanzo pubblico - dall’aumento della pressione fiscale sulle aziende e sulle persone fisiche (negli ultimi tempi il Governo e il Parlamento discutono sull’introduzione di nuove tasse tra cui quella su prodotti di lusso, nonché l'abbandono del “flat rate” del 13% dell’Imposta sui redditi delle persone fisiche), a una drastica riduzione della spesa pubblica e il ritorno sul mercato internazionale del debito - il programma delle privatizzazioni è lo strumento più sicuro dal punto di vista delle sue conseguenze politiche.
Un aspetto molto importante dal punto di vista degli investitori strategici è la possibilità di programmare gli investimenti: in questo senso il Governo deve presentare un programma definitivo e non organizzare “fughe di notizie” come accede con il pacchetto azionario del monopolio degli oleodotti Transneft, più volte passato dalla lista delle società “soggette alla privatizzazione” a quella “chiusa agli investitori privati”.
Nello stesso tempo, la politica economica del Cremlino con il ritorno alle privatizzazioni va contro il trend tipico dei Paesi dell’Est europeo, dove in varie realtà sono in corso rinazionalizzazioni di attività strategiche.
Piuttosto che rilanciare le grandi privatizzazioni lo Stato dovrebbe aumentare l’efficacia del management delle proprietà pubbliche e, di conseguenza, ricavarne più utili possibile. Il Cremlino potrebbe rivolgersi per l’assistenza a manager occidentali in grado di trasformare le maggiori società dell’industria e del settore finanziario della Russia in società moderne ed efficaci.
Un altro aspetto importante delle privatizzazioni è il controllo dell’utilizzo dei ricavi, che in nessun caso devono essere sprecati per le necessità correnti. Il Cremlino ha due possibilità: migliorare la qualità della gestione delle attività pubbliche, oppure migliorare la gestione delle risorse ottenute dalla nuova fase di privatizzazioni.
Si è dunque di fronte a un momento molto importante per il futuro dell’economia della Russia, che sta esaurendo le proprietà pubbliche e non potrà quindi ricorrere ulteriormente allo strumento delle privatizzazioni.
Notiziario dai mercati Csi