La Russia sbatte la porta in faccia alle filiali delle banche estere

Putin: «Potrebbero essere coinvolte in riciclaggio e in finanziamento del terrorismo internazionale» - Esperti russi: «La concorrenza con i big del sistema bancario internazionale sarebbe letale per la maggior parte degli istituti di credito russi» - L’adesione alla Wto è vincolata all’apertura del mercato dei servizi bancari della Russia

Il presidente Vladimir Putin ha messo i puntini sugli “i”: il mercato bancario russo rimarrà chiuso ancora a lungo per le filiali degli istituti di credito esteri, che dovranno accontentarsi ancora per molti anni della possibilità di aprire nel Paese delle sussidiarie proprie. La comunità bancaria russa ha tirato un sospiro di sollievo. Ma un duro “niet” del leader del Cremlino, che riflette la debolezza del settore bancario russo, potrebbe avere una serie di conseguenza negative per lo sviluppo economico del Paese. Soprattutto per quel che riguarda i termini dell’ingresso della Russia nell’Organizzazione mondiale del commercio: la Svizzera ha dichiarato che non darà un proprio via libera alla Russia, qualora le autorità dovessero continuare a bloccare il libero accesso delle banche estere nel Paese. Anche gli Stati Uniti hanno vincolato il proprio benvenuto alla Russia nella Wto alla totale apertura del settore bancario russo. C’è chi sostiene per; che per risolvere il contenzioso, il Governo russo potrebbe offrire in cambio l’abolizione delle restrizioni che impongono attualmente seri limiti alle attività in Russia delle società di assicurazione estere (per la situazione del mercato delle assicurazioni consultare la pagina di Approfondimenti).

Intanto le dichiarazioni di Putin hanno messo in panico i piccoli e quanto poco esperti risparmiatori russi, per i quali le finezze del linguaggio finanziario come “filiale” e “sussidiaria” significano poco o niente: per timore che le banche estere dovrebbero essere costrette a chiudere i battenti, migliaia di persone hanno accorso agli sportelli degli istituti specializzati in servizi retail per ritirare i propri rubli. Soltanto un intervento straordinario del vice governatore della Banca centrale russa, Andrei Kozlov, ha potuto tranquillizzare la clientela degli istituti esteri: «In Russia attualmente operano 131 banche con partecipazioni finanziarie straniere di cui 38 ne hanno il 100% di capitale estero. Ma sono tutte sussidiarie, ovvero gli istituti costituiti in base alla legge russa».

Il vero e l’unico motivo della posizione ostile del Governo di Mosca è legato al fatto che gli istituti russi non sarebbero in grado di far fronte alla concorrenza dei colossi finanziari internazionale: la capitalizzazione del gruppo Intesa supera di parecchie volte quella dell’intero settore bancario russo. Ma Putin ha trovato anche una spiegazione all’ordine del giorno che dovrebbe trovarsi in sintonia con le attuali preoccupazioni dell’opinione pubblica occidentale. Il presidente russo ha dichiarato di temere che le filiali di alcune banche estere potrebbero essere coinvolte in riciclaggio di denaro sporco e anche nelle illegali operazioni volte a sostenere finanziariamente il terrorismo internazionale. «Invece _ ha sottolineato Putin _ non ci sono ostacoli di alcun genere alla penetrazione in Russia degli istituti esteri sotto forma di sussidiarie».

La legge russa sulle banche non vieta direttamente lo sbarco nel Paese delle filiali delle banche estere, ma lascia all’Istituto centrale di prendere decisioni finali su questo tema piuttosto spinoso. «Il settore bancario russo non è ancora abbastanza solido e rischierebbe un crack qualora le filiali straniere fossero ammesse a operare nel Paese», ha dichiarato il Governatore della Tsentrobank Serghej Ignatiev, ricordando anche il fatto che nel terzo trimestre del 2005 la capitalizzazione complessiva delle sussidiarie delle banche estere è aumentata dell’11% rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente. Ciononostante per gli standard internazionali lo sviluppo del settore bancario russo non può essere riconosciuto “adeguato alle esigenze dell’economia nazionale”: «Il principale problema _ ha dichiarato Ignatiev _ è legato alla crescita troppo lenta del capitale del settore bancario che deve trovare un sistema per migliorare la propria immagine agli occhi dei potenziali investitori strategici».

Attualmente in Russia operano più di 1.140 istituti di credito il 69% dei quali dispone di capitale sociale inferiore a tre milioni di euro. Mentre il disegno di legge sulla riforma del settore bancario, appena varato in prima lettura dalla Duma di Stato (la Camera bassa del Parlamento russo), prevede l’aumento di capitale sociale minimo a cinque milioni di euro, centinaia di istituti rischieranno di andare in bancarotta. Secondo il presidente dell’Associazione regionale delle banche russe, Aleksandr Murychev, «per il 1° gennaio del 2007, quando la nuova legge dovrà entrare in vigore, 650 banche minori potrebbero cessare di esistere».

Gli istituti hanno dunque un anno di tempo per adeguarsi alle nuove regole del gioco. Gli esperti internazionali, tra cui Hubert Panza della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, sostengono che ci sono almeno tre linee principali, volte a permettere alle banche russe di risolvere il problema di capitale sociale. Prima di tutto la capitalizzazione potrebbe essere aumentata dagli azionisti: molti istituti di credito in Russia sono stati costituiti dalle ex fabbriche sovietiche e dai gruppi industriali. Inoltre le banche potrebbero sperimentare le Ipo. Infine le banche russe potranno rivolgersi per l’assistenza tecnico-finanziaria alla Bers.

A differenza degli standard della rendicontazione finanziaria russa, in base alla quale la posizione di una banca sul mercato riflette essenzialmente il volume delle attività e le dimensioni del capitale sociale, il sistema internazionale Ias si basa sugli indicatori tra cui le dimensioni di “capitale del primo livello”, che comprende il valore delle azioni ordinarie e di quelle privilegiate più i pacchetti azionari (non di maggioranza) delle sussidiarie, meno le attività non materiali.

Stando ai dati della rivista inglese The Banker, nel 2005 le attività dei 50 maggiori istituti russi sono aumentate del 42,5%, mentre il capitale di “primo livello”  è cresciuto del 22,7%, salendo a quota 21,5 miliardi di dollari. Il mercato dei “big” è dominato dagli istituti con partecipazioni pubbliche alle quale appartiene il 59,8% delle intere attività delle 50 maggiori banche del Paese. Secondo le stime degli esperti occidentali lo Stato controlla il 50% delle attività del settore bancario russo. Questo fatto non favorisce di certo lo sviluppo normale del settore e impedisce la costituzione di un ambiente, basato sui principi di libera concorrenza. Come conseguenza i portafogli creditizi di tutte le banche costituisce appena il 29,2% del Prodotto interno lordo della Russia. Questo spiega perché sempre più società russe preferiscono rivolgersi per i finanziamenti alle banche estere, mentre i crediti ottenuti dalle banche russe costituiscono appena il 7% di tutti gli investimenti.

 

Top ten delle banche russe

 

Fonte: The Banker

 

Infine per molti osservatori internazionali, la presa di posizione di Putin sulla questione delle filiali delle banche estere, potrebbe significare un dietro front della Russia rispetto all’adesione alla Wto. Secondo Alexander Rahr, esperto capo del Consiglio della Germania per la politica estera, «l’impressione è che il Governo russo stia riconsiderando l’opportunità di un’integrazione accelerata nell’economia globale».

Per Rahr «il segnale, lanciato dal Cremlino, ha suscitato molta preoccupazione nei Paesi occidentali». E questo perché molti politici in Europa ritengono che l’alt alle filiali delle banche estere possa essere legato ai timori nutriti dal Cremlino in vista delle elezioni politiche (2007) e di quelle presidenziali (2008). Nell’entourage di Putin c’è chi sostiene che le filiali delle banche straniere, insieme alle organizzazioni non-governative (le cosiddette Ong) potrebbero essere coinvolte in finanziamento dei partiti dell’opposizione. La Duma di Stato ha approvato in seconda lettura una controversa legge, volta a imporre pesanti controlli sulle Ong, che non potranno più ricevere finanziamenti dall’estero. La criticata legge violerà la libertà di associazione, garantita dalla Costituzione russa. Alla vigilia del voto, il presidente americano George Bush aveva sollevato il problema durante un incontro con Putin. Per la Casa bianca si tratta di un allarmante esempio di involuzione democratica in Russia.

Il Cremlino teme che la crescente influenza delle Organizzazioni non governative, viste dai vertici politici russi come promotori clandestini delle cosiddette rivoluzioni “colorate” in Georgia, in Ucraina e in Kirghizistan, possa destabilizzare la situazione politica e sociale della Russia. Dopo l’approvazione definitiva della legge, le organizzazioni internazionali per la tutela dei diritti umani tra cui Amnesty International, Human Rights Watch, ma anche quella dei Medici senza frontiere e molte altre dovranno andarsene dalla Russia.

E sempre più analisti cominciano a interrogarsi sulle vere prerogative della politica economica di Putin. Nei prossimi due anni la domanda chiave sarà questa: «Quale via di sviluppo sarà scelta dal Cremlino per la Russia?» Da una parte della bilancia ci sono l’ingresso nella Wto e la conquista della posizione di un membro a pieno titolo nel G8, mentre dall’altra si prospetta la costituzione di un sistema economico del tutto autosufficiente, volto a permettere alla Russia di isolarsi politicamente ed economicamente dall’Unione Europea e più in generale dall’Occidente.

 

Vladimir Sapozhnikov