Russia stabile anche nel 2007-2008

Le elezioni politiche nel 2007 e quelle presidenziali del 2008 non dovrebbero mettere in crisi la situazione politica ed economica della Russia - Nuove regole del gioco imposte dal Cremlino che riprende il controllo dei settori strategici dell’economia nazionale, soprattutto sull’energia e sulle materie prime

Un numero sempre maggiore di investitori internazionali, che operano sui mercati russi, comincia a rendersi conto che anche nel 2007 c’è da prevedere un graduale peggioramento delle relazioni tra la Russia e l’Occidente (in particolare con gli Stati Uniti). Una situazione che non potrà non influenzare in negativo le operazioni finanziarie, in primo luogo in quei settori dell’economia che il Cremlino ha dichiarato di “importanza strategica” per la sicurezza nazionale e per lo sviluppo dell’economia del Paese (energia, petrolio, gas, metalli). Nello stesso tempo gli analisti hanno definito “esagerati” i timori assai diffusi tra gli investitori che guardano con diffidenza alle elezioni politiche del dicembre del 2007 e a quelle presidenziali in programma per il 2 marzo del 2008. “Anche da operazioni nei settori non strategici dell’economia russa gli investitori globali potranno ricavare utili da record”, ha dichiarato l’analista finanziario, Andrej Pochinok.
In ogni caso, dopo il turbolento periodo alla fine degli anni Novanta (crisi finanziaria del ‘98) e all’inizio del 21° secolo, nel 2007 gli investitori internazionali che lavorano in Russia si troveranno di fronte a una scelta piuttosto imbarazzante. Il dilemma sarà il seguente: continuare a trattare le operazioni in Russia con molta cautela, oppure cominciare a fidarsi del crescente potere del Cremlino e della nuova stabilità politica russa?
Per adattare nel miglior modo possibile i rischi alle nuove realtà russe, gli investitori cercano di capire le origini delle tensioni tra Russia e Occidente. In particolare, gli investitori hanno scoperto che i vertici politici del Cremlino sono piuttosto convinti che le società occidentali si siano arricchite in maniera esagerata, sfruttando a proprio favore la debolezza economica della Russia all’inizio degli anni 90. Inoltre, Mosca non intende più accettare le manovre dei Governi occidentali che, negli anni successivi al crollo dell’Unione Sovietica, hanno approfittato della debolezza politica ed economica della Russia per ridurre la presenza di Mosca nelle sue tradizionali zone di influenza geo strategica nel mondo e nelle repubbliche ex sovietiche.
L’allargamento della Nato, i bombardamenti di Belgrado, la costruzione dell’oleodotto Baku-Ceyhan   (un progetto sponsorizzato dagli Stati Uniti per trasportare il petrolio del Caspio senza mai passare per il territorio russo) sono fattori che hanno influenzato in negativo le relazioni tra Russia e l’Occidente, che hanno subito gravi danni soprattutto nel periodo delle cosiddette “rivoluzioni colorate” in Georgia e in Ucraina e durante la “crisi del gas” nel gennaio del 2005 tra Mosca e Kiev. L’analoga guerra del gas tra Russia e Bielorussia ha rafforzato i timori dell’Occidente riguardo l’affidabilità energetica di Mosca.
La situazione è cominciata a cambiare a favore della Russia negli ultimi due anni, quando i prezzi del petrolio sono aumentati di oltre tre volte. L’export di energia ha permesso al presidente Vladimir Putin di consolidare le basi economiche e finanziarie del proprio potere. Passo dopo passo il Cremlino ha rafforzato il proprio controllo sulle autorità regionali. Dopo anni di stallo la Russia ha cominciato a espandere la propria influenza nel mondo, non di rado entrando in rotta di collisione con l’Occidente (problema nucleare iraniano). Il debito estero della Russia è sceso dal 57% del Pil (2000) al 4,5 per cento. Sono aumentate le riserve aurifere e valutarie che alla fine del 2006 hanno superato quota 290 miliardi di dollari. Anche il tasso d’inflazione è sceso al 9 per cento l’anno. Nel 2006 le società russe hanno lanciato una politica aggressiva di M&A in Occidente, investendo miliardi di dollari negli asset delle maggiori società occidentali (Eads, Lucchini).
Nel momento in cui la Russia è diventata più forte economicamente, il Cremlino ha avviato un’operazione strategica per “correggere” gli errori commessi dalla precedente presidenza negli anni Novanta. Il Governo di Putin ha lanciato una sfida all’influenza occidentale in Russia e sull’intero territorio post sovietico, cercando di sfruttare a proprio favore il calo di autorevolezza degli Stati Uniti nel mondo (problemi in Irak, svalutazione del dollaro) e, in particolare, nelle repubbliche ex sovietiche.
Inoltre, i big dell’industria globale, tra cui British Petroleum, Royal Dutch/Shell, Exxon-Mobil hanno scoperto per la prima volta che il loro peso finanziario, nonché la propria influenza sugli affari globali e sulla politica internazionale sono fattori che non rendono più semplice la loro penetrazione nei settori strategici dell’industria dell’energia russa, che Mosca intende tenere sotto il proprio pieno controllo. A fare per prima le spese della “dura mano” del Cremlino è stata la Shell, il colosso dell’industria internazionale del petrolio e del gas, che nel giro di pochissimi mesi ha perso (insieme ai propri partner nipponici, Mitsui e Mitsubishi) il controllo di Sakhalin-2, il più grande progetto al mondo per la produzione di gas naturale liquefatto (Gnl), la cui realizzazione verrà a costare oltre 22 miliardi di dollari. Dopo l’attacco frontale lanciato contro la Shell dal ministero delle Risorse naturali della Russia, Gazprom ha acquisito senza molte difficoltà per 7,4 miliardi di dollari il pacchetto di controllo del progetto.
Nel corso del suo secondo mandato presidenziale Putin ha rafforzato quello che in Russia si chiama il “potere verticale” oppure la “verticale del potere”. Il presidente ha concentrato nelle proprie mani il massimo del potere statale. Alla Duma la maggioranza pro Cremlino garantisce il pieno sostegno alle iniziative legislative del presidente. I governatori regionali, che in passato avevano cercato di opporre resistenza al crescente dominio del potere centrale, sono stati messi “alle corde”. Gli analisti internazionali hanno puntato sul fatto, secondo cui il sistema giudiziario, i partiti politici, i mass media hanno sempre meno influenza sul Governo russo e sulla linea politica del Cremlino. Ma la realtà più importante degli ultimi anni è legata al fatto che Putin e il suo entourage politico sono diventati “gestori” delle ricchezze e dei privilegi che si possono ottenere nella Russia del 21° secolo.
Di conseguenza, dopo aver capito che il potere politico e il sistema economico in Russia non sono divisi, mentre la public governance nonché i processi decisionali sono molto personalizzati, un numero maggiore di investitori esteri basa l’organizzazione del proprio business sul rafforzamento delle relazioni personali e private con la sempre più potente burocrazia russa. Vale a dire che le relazioni personali, basate sull’interesse finanziario, offrono attualmente maggiori garanzie rispetto a quelle giuridiche e commerciali. È tornata di moda la “cremlinologia”: gli investitori seguono con grande attenzione i cambiamenti “dei quadri” al vertice del Cremlino. Ciò permette di prevedere a grandi linee i cambiamenti che possono cambiare il clima degli investimenti in Russia.
Dopo il caso Yukos pochi investitori osano mettere alla prova la pazienza dell’authority russa. In questo contesto è molto significativa la storia di William Browder, presidente di uno dei maggiori fondi d’investimento globali, che lo scorso novembre, all’arrivo all’aeroporto internazionale di Mosca, ha scoperto che il suo visto d’ingresso in Russia era stato annullato senza spiegazioni. Secondo alcune voci, lo status di persona non grata, Browder se l’è ’meritato’ con le aspre critiche alla corporate governance che, secondo l’investitore occidentale, lascia in Russia molto a desiderare.Vale a dire che gli investitori preparati “moralmente” ad accettare l’ulteriore rafforzamento del potere del Cremlino, che garantirà una maggiore stabilità politica della Russia, potranno avere delle buone possibilità di aumentare gli utili ricavati dalle operazioni sui mercati finanziari del Paese.
Malgrado il crescente controllo statale sull’energia e su altre risorse naturali, in Russia gli investitori stranieri possono accedere liberamente a molti altri settori che garantiscono rendimenti piuttosto elevati. Per esempio, le società specializzate in outsourcing di software hanno scoperto che il pericolo di trovarsi di fronte a una società statale che rubi le tecnologie per, poi, cacciare gli stranieri dal mercato, è molto più basso in Russia  rispetto alla Cina.
In ogni caso, la stabilità politica della Russia resta il tema centrale del 2007-2008. Sempre meno osservatori pensano che il popolare presidente Vladimir Putin decida davvero di cambiare la Costituzione della Russia per potersi candidare nel marzo del 2008 per un terzo mandato presidenziale. Diminuiscono i pericoli finanziari, l’inflazione rallenta, la fuga di capitali dalla Russia è un ricordo del passato. Nel 2006 la crescita economica della Russia è stata del 6,9% contro il 6,4% nel 2005. Anche nel 2007 i prezzi alti dell’energia e di altre materie prime sui mercati globali garantiranno la crescita economica del Paese, mentre sui mercati con fixed income prevarrà la dinamica positiva.
La stabilità politica e la crescita economica del Paese permetteranno di aumentare ulteriormente la capacità di acquisto dei consumatori russi. Nel 2007 continuerà a crescere il settore bancario. Crescerà la presenza di istituti stranieri nel settore bancario russo. E, dopo l’ingresso della Russia nella Wto, le banche russe dovranno far fronte alla sempre più pressante concorrenza da parte dei big del settore bancario globale.
Infine, la stabilità politica russa nel 2007 potrà garantire agli investitori dei rendimenti piuttosto elevati. Non ci dovrebbero essere delle grandi scosse per la stabilità politica, economica e sociale della Russia nemmeno nel 2008, quando dopo le elezioni presidenziali diversi clan e coalizioni all’interno del Cremlino cominceranno a creare un nuovo sistema di equilibri al vertice del potere politico russo. Invece, le prospettive a medio termine, che vanno oltre il 2008, si presentano meno chiare e potrebbero destare preoccupazioni per gli investitori.


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