Rublo forte, piace alla Banca centrale ma affonda l’industria russa
Riviste al rialzo le previsioni di crescita economica per il periodo 2008-2010 - Cresceranno in primo luogo i settori dell’industria estrattiva - Rimane invece molto bassa la quota delle produzioni altamente tecnologiche - Il rublo che nel 2007 ha guadagnato il 14% sul dollaro mette in una situazione molto pesante le produzioni orientate verso l’esportazione
Il ministero dell’Economia russo ha rivisto al rialzo dello 0,1-0,3% le previsioni di crescita economica per il periodo 2008-2010. Come ha dichiarato il vice ministro dell’Economia, Andrej Belousov, le stime sono state alzate dal 6,4% al 6,6% per il 2008, dal 6% al 6,3% per il 2009 e dal 6,3% al 6,4% per il 2010. La crescita del 2007 è stimata al 7,4%. Molti analisti puntano sul fatto che la crescita sarà garantita dall’industria estrattiva (petrolio, gas e alcune altre materie prime) e dai settori a basso tasso di trasformazione (metalli, industria chimica e petrolchimica), mentre continueranno a segnare il passo le industrie tecnologiche. La colpa di questa situazione ricade in gran parte sulla cosiddetta politica finanziaria del “rublo forte”, condotta negli ultimi anni dal Governo e dalla Banca centrale.
Dopo aver analizzato le previsioni di sviluppo dei vari settori dell’economia russa sono state migliorate anche le stime di crescita dell’industria chimica e petrolchimica, oltre che dell’industria agroalimentare. Quest’ultimo settore cresce soprattutto grazie a una politica governativa apertamente protezionista che blocca le importazioni in Russia dei prodotti agricoli della fascia economica. Infine, la crescita sarà anche raggiunta grazie all’aumento dei prezzi del petrolio: il greggio Urals è salito dai 56 ai 60 dollari al barile (stima precedente) .
Il fatto per cui la crescita economica russa negli ultimi anni venga raggiunta grazie alle esportazioni di energia e di altre materie prime non può non suscitare una forte preoccupazione degli analisti in Russia e all’estero. Prima o poi la crescita dei volumi della produzione di petrolio, gas e metalli sarà rallentata o addirittura si fermerà del tutto. Nei primi 10 mesi di quest’anno la produzione del greggio è aumentata appena del 2% rispetto allo stesso periodo del 2006, mentre la produzione di metano è diminuita dello 0,5 per cento. Questi risultati piuttosto modesti non hanno influenzato in negativo la crescita economica generale della Russia soltanto perché i prezzi di materie prime sui mercati globali continuano a crescere. Ma in un futuro non molto lontano l’insieme di fattori, come la diminuzione della produzione in Russia di petrolio e gas, più il calo dei prezzi internazionali, rischierà di danneggiare seriamente gli interessi economici del Paese.
Vale a dire che il benessere della Russia dipende troppo dai ritmi di crescita della produzione delle risorse esauribili e dalla congiuntura dei mercati internazionali. Soltanto uno sviluppo accelerato dell’industria manifatturiera e del settore dei servizi, orientato al consumo interno e all’export, potrebbero allontanare il rischio di una pericolosa crisi economica.
Ma questi settori dopo anni di stallo fanno molta fatica a competere alla pari con i concorrenti stranieri. Le importazioni crescono a ritmi accelerati, mentre le alte barriere doganali aiutano poco o niente. Tra le più colpite sono le produzioni con un elevato tasso di valore aggiunto.
Nel periodo gennaio-ottobre 2007 (l’ultimo dato disponibile) il commercio estero della Russia è aumentato del 23,1%. salendo a quota 435,5 miliardi di dollari. La bilancia positiva del commercio estero russo ha registrato una flessione del 13% rispetto al corrispondente periodo del 2006. Mentre l’export di prodotti e di servizi nei Paesi extra Csi è aumentato nel periodo indicato soltanto dell’11,7% (236,7 miliardi di dollari costituiti all’85% dall’esportazione di energia e di materie prime), le importazioni verso la Russia dai Paesi extra Csi sono aumentate del 49,1% (132,7 miliardi di dollari). Nel periodo indicato, i principali partner commerciali della Russia sono stati la Germania (41,4 miliardi di dollari, ovvero +20,9%), Olanda (37 miliardi di dollari, + 15,5%), Cina (31,6 miliardi, 38,6%), Italia (28,3 miliardi, +11,6%).
La colpa per questa situazione preoccupante può essere attribuita in gran parte al continuo apprezzamento del rublo rispetto al dollaro e ad altre valute internazionali. Insieme a un’inflazione galoppante (previsione: +11% nel 2007 ) e alla crescita degli stipendi, un rublo forte riduce il tasso di attrazione della Russia nei confronti degli investitori intenzionati a sviluppare produzioni altamente tecnologiche. L’apprezzamento del rublo danneggia gli interessi della maggior parte dei settori dell’industria, tranne gli importatori e le agenzie di viaggio internazionali. Le spese dei produttori, che devono pagare i propri fornitori in rubli, aumentano di mese in mese. Di conseguenza, i produttori devono aumentare i prezzi dei propri prodotti rendendoli meno competitivi. Grandi danni sta subendo l’industria per la difesa, ma sono in difficoltà anche i produttori di materie prime costretti e vendere tradizionalmente in dollari.
Secondo i dati del Comitato statale russo per le statistiche (Rosstat), la Russia avrebbe già lasciato dietro le spalle il periodo particolarmente favorevole causato dalla drastica svalutazione del rublo nel 1998, che provocò una brusca crescita delle produzioni e delle esportazioni. Il picco di questa crescita si registrò nel 2001, quando il tasso di prodotti altamente tecnologici nelle esportazioni salì al 10,5%. In seguito, la quota di questi prodotti è diminuita di anno in anno.
Secondo i dati della Banca centrale, nei primi 11 mesi dell’anno il corso del rublo rispetto al dollaro è aumentato del 15 per cento. La Banca centrale ha condotto una politica di apprezzamento del rublo, ritenuta strumento efficace per combattere l’inflazione. Questo tipo di politica finanziaria comporta inevitabilmente l’afflusso nel Paese di capitali speculativi dall’estero. Di conseguenza nella prima metà del 2007 in Russia sono stati importati pressappoco 70 miliardi di dollari. Per far fronte a questa massa di denaro, la Banca centrale è stata costretta ad acquistare gli eccessi di valuta aumentando le proprie riserve internazionali e gonfiando la massa di rubli in circolazione. L’aumento delle emissioni dei rubli è stato legato anche alla necessità di soffocare la nascente crisi di liquidità nel sistema bancario russo, una conseguenza diretta della crisi statunitense nel settore dei mutui. In questo senso la crisi di Oltreoceano ha appoggiato le produzioni tecnologiche della Russia.
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