Goldman Sachs: la Russia leader delle economie emergenti nel 2007

Alla base dell’accelerazione russa si trova la rapida diffusione  della telefonia mobile e delle tecnologie informatiche - Nel giro di dieci anni il Paese è salito dal 140° al 66° posto - Motore del crescente benessere della popolazione (+15%) l’esportazione dell’energia, mentre la produttività è aumentata soltanto del 6% - Un eventuale calo dei prezzi del settore energetico minaccia di mettere in crisi l’economia  del Paese

Nel rating 2007 delle economie emergenti del mondo, elaborato ogni anno dalla banca d’investimento Goldman Sachs,la Russia per la prima volta ha sorpassato la Cina. Goldman Sachs pubblica la classifica Growth Environment Score sin dal 1997. Dieci anni fa la Russia era al 140° posto: nel 2006 è passata al 74° e al 66° nel 2007.
Per la prima volta gli indicatori economici della Russia sono stati ritenuti migliori dell’intera area Bric, costituita dalle economie mondiali più promettenti  (Brasile, Russia, India, Cina). Ma la supremazia della Russia è minima. Gli indicatori assoluti di Russia e Cina sono uguali, pari a 5,5 punti su 10 punti possibili.
Come hanno sottolineato gli analisti di Goldman Sachs l’avanzata russa deriva in primo luogo da una rapida diffusione nel Paese di telefonia mobile e di computer e dal peggioramento degli indicatori economici della Cina, soprattutto nelle categorie “supremazia della legge”,   “lotta alla corruzione” e “stabilità politica”.
I.Gorjushkin “Il Cremlino di Rostov”, Olio su tela, 1896L’indice Growth Environment Score viene calcolato sulla base di cinque gruppi fondamentali di indicatori: stabilità macroeconomica, clima per gli investimenti, disponibilità di capitale umano, situazione politica del Paese, disponibilità di tecnologie moderne. Gli indicatori economici analizzati sono presi dalle statistiche ufficiali, mentre quelli politici si basano sulle valutazioni della Banca Mondiale.
Alcuni esperti russi, però, hanno suggerito  di trattare le conclusioni degli analisti della Goldman Sachs con cautela. In particolare, il vice direttore del Centro studi per i Paesi dell’Asia e dell’Africa, Andrej Karneev, sostiene che “non esistono motivi oggettivi per declassare la valutazione della situazione economica della Cina”. Secondo l’esperto russo, è la nuova impennata delle tensioni tra Cina e Stati Uniti a peggiorare la presentazione della situazione economica della Cina sui giornali e alla televisione.
Che si tratti di una lista molto soggettiva lo conferma anche il fatto secondo cui nel 2007 l’Estonia, piccola repubblica ex sovietica del Baltico con i suoi 7,4 punti e il 22° posto, ha battuto gli Stati Uniti che, con i 7,3 punti, si trovano al 24° posto. Il miglior indicatore appartiene alla Norvegia (8,7 punti), mentre il peggiore spetta all’Iraq (1,3 punti).
Tra i punti forti della Russia, rispetto ad altri Paesi emergenti, ci sono un debito estero molto basso, un grande profitto del budget, un tasso di istruzione pubblica molto elevato e una notevole diffusione di tecnologie moderne tra la popolazione. La debolezza è invece legata a un rallentamento delle riforme democratiche e a una stagnazione generale dello sviluppo politico del Paese.
Bisogna sottolineare che l’accelerazione della Russia è evidenziata soltanto dal rating della Goldman Sachs, mentre in altre classifiche, come quella del Forum economico globale, la Russia si trova al 58° posto e quindi ancora indietro rispetto ad altri due Paesi del gruppo Bric (Cina al 34° posto e India al 48° posto), ma davanti al Brasile (72° posto).
Su grandi linee gli analisti hanno definito la classifica della Goldman Sachs   abbastanza oggettiva e credibile: la situazione economica della Russia è migliorata nell’ultimo periodo e di anno in anno  viene perfezionata la qualità della gestione corporate. In ogni caso, desta molta preoccupazione la dipendenza della Russia dalla situazione del mercato globale dell’energia.
Di conseguenza, in Russia sono stati registrati i primi sintomi della cosiddetta “malattia olandese”: l’aumento dei redditi reali della popolazione supera di quasi due volte la crescita della produttività del lavoro. In altri termini, la Russia e la sua popolazione si arricchiscono grazie a un afflusso senza precedenti di petrodollari e non perché nel Paese cresce la produzione reale. Molti esperti si interrogano quando finirà questo finto benessere.
L’opinione assai diffusa, secondo cui il tenore di vita in Russia sia più elevato è  confermata dai dati del ministero dell’Economia: nonostante un’inflazione galoppante (oltre il 12% nel 2007), i redditi reali disponibili della popolazione russa sono cresciuti nel 2007 del 12,5% rispetto all’anno precedente, mentre gli stipendi reali netti sono aumentati del 15,1 per cento. Ed è cresciuta la capacità di acquisto che trascina lo sviluppo del commercio, aumentato l’anno scorso del 15 per cento.
Molto arretrato, invece, risulta l’aumento della produttività che nei primi nove mesi del 2007 (l’ultimo dato disponibile) è cresciuto soltanto del 6%, contro il 6,5% del corrispondente periodo del 2006. In questa situazione un eventuale calo dei prezzi dell’energia sui mercati globali provocherebbe una crisi dell’economia russa.

 

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