Il Cremlino deve cambiare strategia per evitare una crisi economica
L’economista Egor Gaidar: “Il Governo russo deve cambiare urgentemente la politica finanziaria, altrimenti le conseguenze della recessione globale potrebbero essere disastrose per il Paese” - Le elezioni legislative e quelle presidenziali: i problemi finanziari sono coincise nel tempo con il cambio di guardia al vertice politico della Russia
Se il Governo non cambierà urgentemente la politica finanziaria, le conseguenze della recessione globale per la Russia potrebbero essere davvero disastrose. Lo ha dichiarato l’economista e già primo ministro della Russia, Egor Gaidar. Secondo Gaidar il successore di Vladimir Putin, potrebbe cercare di evitare nel periodo 2008-2010 l’eventuale calo dell’economia russa e la svalutazione del rublo aumentando la spesa pubblica.
“Questo tipo di politica finanziaria potrà far sprofondare il Paese in una crisi economica e finanziaria su larga scala”, ha sottolineato Gaidar, mentre alcuni esperti governativi del ministero delle Finanze hanno dichiarato che le previsioni dell’ex premier, che attualmente gestisce un proprio Centro studi per le economie in stato di transizione, sembrano abbastanza realistiche.
“A mio avviso, Egor Gaidar, non esagera le proporzioni di rischio di una recessione globale e mette a fuoco i pericoli che ne deriverebbero per l’economia della Russia”, ha dichiarato il vice ministro delle Finanze, Serghej Shatalov.
La crisi e il mutamento della congiuntura economica globale richiederanno al nuovo Governo della Russia (che con molta probabilità sarà gestito dal presidente uscente, Vladimir Putin) una revisione di fondo della politica economica e creditizia per i prossimi 2-3 anni. “Ma per il momento - ha detto Shatalov - non si è nemmeno discusso di questo tema al vertice del Governo”.
Secondo Gaidar, che nel 1992 gestì il passaggio della Russia da un sistema di economia pianificata sovietica a un sistema di libero mercato, il principale motivo dell’attuale crollo dei mercati azionari internazionali sarebbe legato alla conclusione di un periodo di sviluppo favorevole in modo anomalo dell’economia mondiale nel periodo 2004-2007, e all’inizio della recessione negli Stati Uniti, in Cina e nella zona europea. In futuro, dice Gaidar, per la Russia potrebbe realizzarsi uno scenario piuttosto drammatico: il calo della domanda internazionale di petrolio e di metalli, una drastica riduzione dei redditi ricavati dall’esportazione, la fuga di capitali stranieri dal Paese e, infine, la svalutazione del rublo.
Gaidar ha lanciato un monito: “Le speranze che la Russia, sullo sfondo della crisi americana, possa rimanere una ’isola felice' per i capitali stranieri non possono essere confermate dall’andamento delle precedenti crisi economiche mondiali, quando gli investitori ritiravano i propri fondi dai mercati emergenti per investirli in treasuries statunitensi”.
Il principale pericolo per lo sviluppo economico e finanziario della Russia consiste nel fatto che l’aggravarsi dei problemi economici e finanziari drammaticamente coincide con il cambio della guardia al Cremlino, con il periodo tra le elezioni legislative del dicembre 2007 e quelle presidenziali del 2 marzo prossimo. “Qualora con un nuovo presidente la crescita economica annuale dovesse scendere dall’attuale 7-8% al 2-3% del Pil, con il pericolo di una svalutazione del rublo, le autorità potrebbero cominciare a stimolare l’economia artificialmente attraverso un aumento della spesa pubblica e il sostegno del rublo, spendendo le riserve aurifere e valutarie finora accumulate. L’insieme di questi fattori potrebbe avere delle conseguenze disastrose per la Russia”, ha detto Gaidar, secondo cui il Governo russo potrebbe trovarsi del tutto impreparato a realizzare una politica anti crisi nelle condizioni di un generale peggioramento della congiuntura globale, un processo destinato a durarsi con molta probabilità per un periodo di due o tre anni.
Inoltre, la Russia non potrà contare sui “motori” dell’economia mondiale come Cina, India, Europa e nemmeno sulle repubbliche ex sovietiche dove nei prossimi anni il rallentamento della crescita economica potrebbe scendere al 2% del Pil. Intanto, l’esperienza dei cicli economici mondiali indica che un rallentamento della crescita del 2% del Pil locale provoca una riduzione dei prezzi mondiali dei principali commodities, in primo luogo del petrolio e dei metalli, del 10-30 per cento.
È soggetto a una reazione addirittura più intensa il capitale internazionale, la cui fuga su larga scala può rovinare anche le economie nazionali sane e forti. Come esempio Gaidar ha citato l’esperienza vissuta dalla Thailandia, un Paese dove la fuga di capitali stranieri ha fatto scendere i ritmi della crescita economica dal +10% al -10% del Pil annuo.
“Purtroppo nemmeno un programma economico statale dedica un capitolo all’analisi dei cicli economici globali, mentre le autorità non sembrano aver capito che il periodo della favorevole congiuntura economica internazionale è ormai alle spalle”, ha dichiarato Gaidar.
Molti analisti indipendenti hanno però dichiarato di non essere d’accordo con le previsioni “apocalittiche” dell’ex premier russo. Per gli esperti della Citi il mercato russo dovrebbero riuscire a resistere al crollo dei mercati internazionali cominciato nel gennaio del 2008 per le sue solide caratteristiche: “Le posizioni della Russia sembrano buone. Malgrado una serie di crolli dei mercati globali i prezzi del petrolio rimangono piuttosto alti. Fino a quando i prezzi del greggio rimarranno sugli attuali livelli elevati, la Russia non dovrà temere un peggioramento della propria situazione macroeconomica”; ha sottolineato l’analista della Citi, Dmitrij Vinogradov. Di conseguenza, il boom degli investimenti nella costruzione edilizia, l’espansione dei consumi e l’aumento dei redditi reali della popolazione dovrebbero proseguire in Russia ancora per i prossimi 2-3 anni.
Nello stesso tempo, gli analisti russi e internazionali hanno sottolineato che il mercato russo non può essere immune del 100% ai problemi dei mercati globali. Ma ciò significa che i problemi del mercato russo, che nella prima metà di gennaio era sceso sotto la quota ‘psicologica’ di 2mila punti dell’indice Rts, potrebbero offrire agli investitori delle opportunità di acquistare dei titoli a buon mercato.
“Bisogna essere molto prudenti con gli investimenti in titoli delle società che producono commodities. Nel 2008 dovrebbero trovarsi in vantaggio le società che guadagneranno direttamente dalle tendenze macroeconomiche russe: boom degli investimenti nel mattone, la crescita vertiginosa dei consumi. Si consiglia dunque di investire in azioni di società di telecomunicazioni, di immobili e anche nelle banche”, ha sottolineato Vinogradov della Citi. All’inizio del 2008 la maggior parte delle blue chips russe sono scese ai minimi degli ultimi 4-5 mesi , disponendo di un potenziale di crescita fino al 70 per cento. Nonostante l’invito alla cautela per i titoli delle società che producono energia e metalli, sono sempre interessanti gli investimenti nelle azioni di Gazprom, del monopolio elettrico in via di ristrutturazione Rao- Ues, di Norilsk Nickel, uno dei maggiori produttori nel mondo di nickel e di platinoidi, dei gruppi metallurgici Evraz e Mechel.
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