La Russia sfida la crisi: per il 2020
tra i leader dell’economia mondiale
Ma la situazione finanziaria rischia di rallentare la realizzazione dell’ambizioso programma del Cremlino - Il presidente dell’Unione degli industriali e degli imprenditori russi, Aleksandr Shokhin, critica il pacchetto di misure anti crisi del Governo Putin e afferma che occorre una maggiore trasparenza per la concessione del denaro statale alle banche e alle società
Il Governo russo ha approvato una strategia di sviluppo economico, finanziario e sociale del Paese da attuarsi da qui al 2020. Gli obiettivi che il primo ministro, Vladimir Putin, si è posto sono molto ambiziosi. Se saranno davvero realizzati la Russia diventerà uno dei Paesi più favorevoli per l’attività imprenditoriale interna e internazionale e anche molto attraente per tenore di vita e libertà economiche. In particolare, il Cremlino vorrebbe trasformare Mosca in uno dei più importanti centri finanziari globali, in grado di poter competere alla pari con Londra, Tokio e Hong-Kong.
Secondo gli analisti russi e internazionali l’attuale crisi finanziaria non dovrebbe avere conseguenze drammatiche per l’economia russa, che, comunque, è rimasta coinvolta nelle negative tendenze globali.
In questa situazione la Russia non si è limitata a risolvere i propri problemi interni, ma ha proposto anche un piano anticrisi per tutta la comunità internazionale. Alla conferenza di Evian, il presidente Medvedev ha presentato un programma in cinque punti che dovrebbe rendere più stabile l'architettura finanziaria globale, stabilendo nuovi meccanismi di finanziamento e creando centri regionali con valute forti per far fronte alla crisi economica mondiale. Il piano d'azione russo prevede la costituzione di un sistema composto da regolatori nazionali e internazionali, l'eliminazione dello squilibrio tra i volumi degli strumenti finanziari emessi e il reale tasso di rendimento dei programmi d'investimento. Inoltre, il leader russo ha proposto di rendere più efficace il sistema internazionale preposto alla gestione dei rischi finanziari: «Tutti quanti partecipano al mercato - ha detto il presidente - devono sapersi assumere una propria parte di responsabilità». Infine, Medvedev ha auspicato la massima trasparenza delle società e ha proposto di rendere accessibili a tutti i benefici che derivano dall'eliminazione delle barriere nel commercio internazionale e nel libero spostamento di capitali.
Dal canto suo, Putin ha colto l’occasione per lanciare un duro attacco contro gli Stati Uniti, criticandoli per aver scatenato la crisi globale. Secondo Putin gli eventi degli ultimi mesi, tra cui la crisi dei mutui subprime, avrebbero seriamente danneggiato la fiducia di tutto il mondo nei confronti degli Usa, come Paese leader dell’economia del libero mercato, specialmente rispetto a Wall Street, in quanto centro del sistema economico e finanziario americano e globale.
Sul piano della situazione interna, l’Unione degli industriali e degli imprenditori (Rspp), una sorta di Confindustria della Russia, ha auspicato l’adozione di nuove misure urgenti che dovrebbero garantire la sicurezza a un vasto numero di società e «non a poche compagnie statali prescelte dal Cremlino.
Come ha dichiarato il presidente della Rspp e già vice primo ministro, Aleksandr Shokhin, le autorità dialogano con un numero limitato di società che ricevono aiuti nell’ambito di schemi poco trasparenti: «Il tempo per le decisioni statali scarsamente efficienti è finito. È necessario cercare di evitare la crisi di fiducia da parte degli investitori, che rischia di allungare i tempi dell’uscita dalla crisi finanziaria e addirittura danneggiare la stabilità sociale», ha sottolineato Shokhin, secondo cui prima di tutto il Governo deve rendere trasparenti e di dominio pubblico i principi della concessione degli aiuti finanziari anti crisi alle società e alle banche. In questa situazione, ritiene il presidente della Rspp, sarebbe molto più corretto abbandonare la linea di sostegno di singole società, stimolando invece la domanda tramite i finanziamenti di progetti infrastrutturali e dell’industria delle costruzioni. «Sarebbe un metodo molto più trasparente, più efficace e molto meno inflazionistico rispetto a una semplice distribuzione del denaro statale», ha detto Shokhin, invitando le autorità economiche e finanziarie a costituire una sorta di organismo consultivo, composto da capitani d’industria, per discutere in maniera operativa le eventuali nuove misure per neutralizzare le conseguenze della crisi per l’economia russa.
Inoltre, l’Unione degli industriali e degli imprenditori si è rivolta con un appello al Cremlino affinché denunci pubblicamente talune decisioni che hanno fatto peggiorare il clima per gli affari del Paese (il recente attacco di Putin al gruppo minerario Mechel era costato al mercato dei titoli oltre 40 miliardi di dollari). Secondo Shokhin «l’attuale periodo di crisi non è molto adatto per aumentare il peso fiscale e per rendere ancora più rigido il controllo sulle attività imprenditoriali».
Per stimolare lo sviluppo dell’economia nazionale il capo della Rspp ha chiesto al Governo di riconsiderare la propria linea politica nei confronti delle cosiddette “corporation statali” (ce ne sono alcune, tra cui il gruppo statale per le nano tecnologie, con a capo l’ex amministratore delegato del monopolio elettrico della Russia Rao-Ees, Anatolij Ciubais). Lo Stato deve definire il periodo di funzionamento di queste corporation e elaborare i principi della privatizzazione di queste strutture, mentre il denaro ricavato dalla privatizzazione dei gruppi statali - almeno in parte - dovrà essere utilizzato per il sostegno delle riforme istituzionali (in primo luogo del sistema pensionistico della Russia).
Tra le misure concrete anti crisi Shokhin ha proposto la creazione di un depositario centrale e la fusione delle borse russe. Per il settore bancario e finanziario Shokhin ha proposto di istituire un unico mega-regolatore, oppure di estendere agli istituti di credito appoggiati dallo Stato le regole generali per tutto il sistema bancario del Paese. Se il potere politico ed economico della Russia dovesse accettare le proposte degli imprenditori e degli industriali, l’economia russa rischierebbe di perdere nel 2008 più dell’1 per cento del Pil.
Molte altre unioni e associazioni degli imprenditori russi hanno sottolineato la propria solidarietà con Shokhin. Come ha dichiarato il presidente dell’associazione dei businessman “Delovaja Rossija” (la Russia del business), Boris Titov, «mentre i Governi di tutto il mondo cercano di combattere la crisi stimolando il business e riducendo le tasse, la Russia al contrario aumenta la pressione fiscale sulle aziende e ostacola le attività imprenditoriali», ha detto Titov.
Invece, dal punto di vista del partner della società finanziaria 2K Audit, Ivan Andrievskij, le misure proposte da Shokhin «sono piuttosto mirate al sostegno del business, anziché all’uscita dalla crisii finanziaria». Secondo Andrievskij lo Stato continuerà a realizzare la politica attuale contro la crisi, basata sull’erogazione di liquidità alle banche che si trovano alla base del sistema finanziario del Paese.
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