2009 difficile ma non drammatico per l’economia russa
Secondo il ministro delle Finanze, Aleksej Kudrin, il disavanzo pubblico per la prima volta degli ultimi anni rischia di raggiungere i 2,5 mila miliardi di rubli - Questo sarà l’anno più difficile per l’economia della Russia degli ultimi nove anni - La principale incognita è legata all’andamento del prezzo del petrolio sui mercati internazionali.
La crisi finanziaria globale si farà sentire in Russia per tutto il 2009, ma le autorità finanziarie russe sperano che si riesca a frenare la corsa dei prezzi all’inizio della seconda metà del 2009. A margine di un incontro con la stampa, nel corso del quale il ministro delle Finanze russo Aleksej Kudrin ha presentato le previsioni economiche e finanziarie per il 2009, è stato precisato che la lotta contro l’inflazione sarà possibile solo se il prezzo del petrolio non scenderà sotto i 50 dollari al barile. “Se invece il prezzo del greggio dovesse scendere sotto i 30 dollari al barile, il tasso d’inflazione rischierebbe di raggiungere il 15 per cento”, ha dichiarato Kudrin, che si è rifiutato di fare le previsioni sul corso del rublo rispetto al dollaro. Il ministro delle Finanze ha sottolineato però che la svalutazione del rublo non arriverà fino a 40-50 rubli per dollaro: “L’economia russa dispone di riserve finanziarie sufficienti per far fronte al crollo dei prezzi dell’energia fino a 20-30 dollari al barile”, ha detto Kudrin.
Il Governo russo e la Banca centrale devono risolvere un problema doppio: da una parte proseguire in una graduale svalutazione del rublo che procede rispetto al “paniere” valutario (55% dollari e 45% euro), dello 0,5% al giorno, e contemporaneamente frenare l’inflazione, alimentata dallo stesso deprezzamento della divisa nazionale (quest’anno tutti i prodotti d’importazione costeranno di più rispetto al 2008). Ciononostante, le previsioni governative russe parlano di un corso medio del rublo non superiore a 31-32 rubli per dollaro.
La corsa dei prezzi trascinerà un’impennata dei tassi bancari, che metterà in difficoltà sia il settore corporate che la clientela privata: negli ultimi mesi del 2008 era già stata rilevata una notevole riduzione dei crediti al consumo, erogati alla popolazione, mentre si è trovato in una fase di stallo il settore dei mutui per la casa.
Per non provocare il malcontento popolare, com’è già successo quando in Russia sono stati introdotti i dazi doganali sull’importazione di automobili straniere, il Governo si è impegnato a compensare gli stipendi dei dipendenti pubblici e le pensioni con le risorse accumulate nel Fondo di stabilizzazione. “La struttura delle spese sarà cambiata ma ciò non danneggerà gli interessi dei dipendenti pubblici, dei militari e neppure dei pensionati. Ospedali, scuole e i servizi comunali non saranno colpiti da una diminuzione dei finanziamenti”, ha dichiarato Kudrin, secondo cui per la prima volta negli ultimi otto anni il disavanzo pubblico rischierà di raggiungere nel 2009 tra 1,5 e 2,5 mila miliardi di rubli.
Dopo cinque anni di crescita dell’economia, in Russia la recessione ha colpito duramente tutti i settori. L’economia russa è entrata nella fase di crisi con le attività - dal petrolio alle materie prime, dal mercato azionario ai beni immobili, ai costi delle imprese - esageratamente sopravalutate. E la correzione delle valutazioni promette di essere un processo lungo e doloroso.
Ma per capire realmente in che misura la crisi globale ha colpito l’economia russa bisognerà aspettare febbraio-marzo, il periodo in cui si potranno analizzare i reali effetti della contingenza, le conseguenze per il commercio estero, e l’andamento dei redditi reali della popolazione. Ma il cammino dell’economia russa per uscire dalla difficile situazione sarà ancora molto lontano.
In ogni caso, la crisi offrirà alla Russia una occasione unica per proseguire la perestrojka della struttura interna dell’economia nazionale. Il Governo di Vladimir Putin deve fare tutto il necessario per non perdere questa opportunità. Nel 2009 la situazione dell’economia interna rappresenterà uno dei fattori fondamentali da cui dipenderà l’andamento del mercato dei titoli. Infatti, i problemi interni della Russia rischiano di frenare la crescita del mercato dei titoli anche nel caso si verifichi un miglioramento della situazione sulle piazze mondiali.
Alcuni analisti sostengono, però, che il mercato starebbe includendo già adesso i rischi derivanti da una politica non sufficientemente intelligente del Governo russo e della Banca centrale. Nel caso si presentasse un notevole miglioramento qualitativo della gestione statale, il mercato russo potrebbe in teoria cominciare a crescere addirittura prima rispetto ad altre piazze.
Inoltre, gli analisti sono d’accordo nel ritenere che non bisognerà aspettarsi nel 2009 un crollo vertiginoso, o una nuova crescita: l’economia russa quest’anno sarà sospesa tra flessioni e crescite piuttosto moderate. La durata della recessione dipenderà dalla situazione dell’economia mondiale, dalla capacità della Russia di ripristinare uno normale funzionamento del mercato creditizio e di creare un adeguato meccanismo che permetta di sostituire le fonti esterne di credito con quelle interne.
Infine, sarà molto importante la disponibilità dello Stato ad aiutare il settore bancario a far fronte alla crisi attraverso l’erogazione di risorse finanziarie: il premier Vladimir Putin ha annunciato che raddoppierà i fondi promessi, portandoli a nove mila miliardi di rubli.
La situazione dell’economia russa nel 2009 dipenderà in primo luogo dalla congiuntura del mercato globale dell’energia e, in particolare, dal prezzo del petrolio.
Se il greggio dovesse costare non più di 30 dollari al barile - uno scenario possibile nel caso di una forte recessione in Cina - la Russia rischierà di registrare nel 2009 una crescita economica “zero”, rischiando addirittura di passare nel quadrante negativo. Per coprire le pericolose falle nel bilancio pubblico il Governo non potrà fare a meno di ridurre la spesa sociale (si prospetta una dura lotta tra la Duma e l’esecutivo) e il Cremlino dovrà rivolgersi per i prestiti al mercato del debito internazionale, oppure togliere i sigilli dal Fondo di riserva. In questo caso, alla fine del 2009,rimarrà poco o niente delle riserve finanziarie accumulate dalla Russia negli anni del boom dei prezzi petroliferi.
La crescita “zero” del Pil minaccia di raddoppiare come minimo il numero dei disoccupati che, per l’autunno del 2009, salirà dal 6% della popolazione economicamente attiva stimata a 75 milioni di persone, al 10-12 per cento.
Notiziario dai mercati Csi