Il Cremlino approva un pacchetto supplementare di misure anti crisi
Il ministro delle Finanze, Aleksej Kudrin, ha quantificato il costo delle misure anti crisi (riduzioni fiscali, banche nazionalizzate, aiuti alle imprese): 61-64 miliardi di dollari, ovvero il 5,2-5,4% del Pil russo – Prevista la riduzione della tassa sugli utili societari del 4% - Saranno erogati crediti miliardari alla aziende e alle banche statali – La difficile situazione economica e finanziaria rappresenta in questo momento la maggiore preoccupazione dei russi.
Il ministro delle Finanze, Aleksej Kudrin, ha presentato un pacchetto finanziario supplementare di misure anti crisi che verrà a costare alle finanze russe 61-64 miliardi di dollari, ovvero il 5,2 per cento del Prodotto interno lordo. Dal calcolo sono stati esclusi i 50 miliardi di dollari del cosiddetto “pacchetto di salvataggio degli oligarchi”, che va a riscattare i debiti dei maggiori gruppi industriali del Paese.
Il pacchetto di misure che riguarda la politica fiscale ammonterà a 900-1.000 miliardi di rubli, ossia il 2,3-2,5% del Pil, mentre le misure che coinvolgono il budget arriveranno a 1.145 miliardi di rubli (2,9% del Pil).
Si prevede in particolare che la prevista riduzione della tassa sugli utili societari del 4% contribuisca per 400-500 miliardi di rubli (1,3% del Pil), l’aumento dal 10 al 30% delle detrazioni per ammortamento 150 miliardi di rubli (0,4% del Pil), mentre la riduzione della tassa sull’export del petrolio 250 miliardi di rubli, ovvero lo 0,6% del Pil. Altre misure del comparto tributario, tra cui l’aumento delle esenzioni fiscali per le persone fisiche che acquistano la prima casa e le riduzione delle imposte sulle piccole aziende ammontano tutte insieme a 100 miliardi di rubli, ovvero lo 0,3% del Pil.
Tra le misure legate al bilancio russo, indicate da Kudrin sono compresi i previsti aumenti dei capitali di 75 miliardi di rubli (0,2% del Pil) della banca agricola statale Rosselkhozbank, di 29 miliardi di rubli (0,1% del Pil) della società di leasing agricolo Rosagroleasing, di 60 miliardi di rubli (0,2% del Pil) dell’Associazione statale di mutui per la casa, di 75 miliardi di rubli (0,2% del Pil) della banca statale Vneshekonombank e, infine, un apporto di 200 miliardi di rubli al capitale dell’agenzia statale per l’assicurazione dei depositi bancari.
Inoltre, lo Stato ha erogato dei crediti subordinati alla banca statale Vtb (200 miliardi di rubli), alla Rosselkhozbank (25 miliardi di rubli), mentre altri istituti hanno ottenuto complessivamente 225 miliardi di rubli. Per il sostegno al settore reale dell’economia nazionale lo Stato intende erogare oltre 100 miliardi di rubli, di cui 18 miliardi saranno stanziati per sussidiare gli interessi bancari per rimborsare le società del complesso agroindustriale. Nell’ambito di questo programma le compagnie aeree dovrebbero ottenere 32 miliardi di rubli, l’industria dell’auto altri 39 miliardi, le società esportatrici 6 miliardi, mentre le aziende piccole e medie potranno ottenere dallo Stato 6,2 miliardi di rubli.
Per garantire un adeguato potenziale difensivo il Cremlino intende erogare alle aziende del complesso militare-industriale 50 miliardi di rubli.
Attualmente il numero dei disoccupati ufficialmente registrati è salito a sei milioni di persone. Lo Stato stanzierà 43,7 miliardi di rubli per potenziare le misure di sostegno ai disoccupati e per ampliare i programmi di ricollocamento. L’aumento dei sussidi per i disoccupati costerà al budget russo 35 miliardi di rubli.
Nel 2009 le aziende del settore reale dell’economia russa riceveranno garanzie statali per 300 miliardi di rubli.
Questi provvedimenti finanziarie dovrebbero attenuare l’impatto della crisi finanziaria che attualmente è una delle maggiori preoccupazioni per i russi.
Secondo i risultati di un recente sondaggio d’opinione, il 61% dei russi ha sottolineato come la corsa dei prezzi e l’aumento del numero dei disoccupati siano due tra i problemi più drammatici del Paesi in questo momento. I fenomeni della crisi economica e finanziaria hanno messo in secondo piano i problemi ormai considerati “tradizionali” per la Russia come l’alcolismo, la situazione dei pensionati e l’insufficienza dei servizi comunali (il riscaldamento nei mesi invernali, l’acqua potabile di bassa qualità, ecc.). Secondo gli esperti, questo trend indica chiaramente che tra pochi mesi nella lista dei tre problemi più scottanti per la maggioranza assoluta dei russi rientrerà l’inefficienza degli organismi del potere statale.
L’inflazione galoppante rappresenta la maggiore preoccupazione dei russi. Secondo i dati ufficiali dell’agenzia statale per le statistiche Rosstat, nel 2008 i prezzi dei generi alimentari sono aumentati in Russia del 17,7%, ovvero più di quattro volte rispetto ai Paesi europei. In particolare, i prezzi del pane e dei prodotti farinacei sono cresciuti in confronto all’anno precedente del 25,5 per cento. Il prezzo della carne è aumentato in media del 23%, mentre quello del pesce è salito del 14,7 per cento. I prezzi di prodotti, come zucchero, miele e cioccolata sono aumentati in media del 17,8 per cento.
Rispetto ai risultati dei precedenti sondaggi d’opinione, questa volta al secondo posto si trova la paura di essere licenziati. Nel 2007 il timore di poter perdere lavoro veniva manifestato ‘soltanto’ dal 25% dei russi.
I problemi legati alla crisi hanno fatto passare in secondo piano le tradizionali preoccupazioni dei russi. In particolare è diminuito dal 63% al 53% il numero delle persone che dichiara i suoi timori per l’alcolismo e la tossicodipendenza. E’ scesa dal 38% al 29% la percentuale dei russi preoccupati dai problemi che incontra la riforma del sistema pensionistico. La situazione dei servizi comunali allarma nel 2009 il 29% dei russi, contro il 44% dell’anno scorso. Anche i problemi ambientali attualmente vedono preoccupato il 12% dei russi, mentre nel 2007 la situazione ecologica impensieriva il 26 per cento. “La gente ha meno pensieri sui problemi della criminalità, della sanità pubblica e, invece, si concentra sui temi da cui dipende il futuro proprio e dei suoi familiari: il lavoro, la situazione nell’economia e dello Stato in generale”, ha dichiarato il direttore dell’agenzia per i problemi sociali Rbs, Ksenija Sukhotina.
Per la prima volta nel sondaggio sulle maggiori “preoccupazioni” dei russi sono state incluse domande sulla crisi economica e sui ritardi dei pagamenti degli stipendi. Gli esperti prevedono che nel corso del 2009 le paure dei russi si concentreranno ancora sulla crisi finanziaria. Nello stesso tempo la gente si abituerà ai prezzi più alti e a un rublo più debole. Di conseguenza, il problema dell’inflazione potrebbe passare in secondo piano, mentre quello della disoccupazione e, in senso più ampio, l’insieme di problemi legati al rischio di perdere il lavoro, ha tutti i requisiti per diventare la preoccupazione numero uno per la maggioranza assoluta dei russi.
Infine, dipenderà dalla capacità del presidente, Dmitrij Medvedev, e del Governo di Vladimir Putin di ridurre l’impatto della crisi economica e finanziaria sulla gente comune, se i timori per la scarsa efficienza degli organismi del potere statale si collocheranno davvero al terzo posto tra le maggiori preoccupazioni dei russi.
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