Medvedev chiede un programma contro la crisi più efficiente
Per la prima volta il presidente russo ha criticato la politica economica del Governo Putin – Per il numero uno del Cremlino non sarà una catastrofe se il disavanzo pubblico aumenterà nel 2009 di un ulteriore 1% rispetto a quanto previsto ancora dell’1% - Le critiche non sono l’inizio di un’ondata di epurazioni nell’ esecutivo – Le dimissioni del ministro dell’Agricoltura, Aleksej Gordeev, eletto Governatore della regione di Voronezh, non sono legate alle critiche presidenziali.
Il drastico peggioramento della situazione economica della Russia, registrato a gennaio ha suscitato aspre critiche da parte del presidente, Dmitrij Medvedev, che si è rivolto con un appello al Governo di Vladimir Putin, affinché ponga fine alle polemiche interne ed elabori al più presto un efficace programma anticrisi. Secondo Medvedev, che ha parlato alla riunione del Consiglio di Stato, “la stabilità del bilancio russo non deve essere ottenuta attraverso un calo dell’economia”.
La situazione economica della Russia ha suscitato una forte preoccupazione degli esperti russi e internazionali: a gennaio il Pil è sceso dell’8,8% rispetto allo stesso mese del 2008 (per le ulteriori informazioni consultare la pagina “Approfondimenti”). L’accelerazione dell’inflazione e i tagli degli stipendi hanno fatto scendere nel primo mese del 2009 i redditi reali della popolazionedel 6,7% (sul gennaio 2008). I volume degli stipendi arretrati al 1° febbraio 2009 ha raggiunto la quota di sette miliardi di rubli, mentre il numero dei disoccupati ufficialmente registrati in Russia è salito a 6,1 milioni di persone: ogni settimana perdono il posto di lavoro 94mila persone.
I dati preoccupanti sulla performance economica della Russia sono all’origine del “forte” intervento di Medvedev, che ha criticato il ministero dell’Economia e, personalmente, il ministro Elvira Nabiullina per la mancanza di una visione globale e delle prospettive di sviluppo economico. Inoltre, Medvedev ha mosso rilievi alla lista delle imprese ritenute strategiche e, quindi degne degli aiuti finanziari statali, che è stata elaborata dal ministero dell’Economia: “Una parte delle imprese fa parte della lista non perché davvero necessitano di aiuti pubblici, bensì perché dispongono di ottime capacità di lobby nei confronti dell’esecutivo e della Duma di Stato”, ha dichiarato il leader del Cremlino.
Le critiche rivolte al ministro delle Finanze, Aleksej Kudrin, si sono concentrate sui problemi che il settore reale dell’economia russa incontra cercando di accedere alle risorse finanziarie garantite dallo Stato: “Abbiamo deciso ancora in ottobre di erogare crediti agevolati statali alle imprese del settore reale, ma da allora è successo poco o niente”, ha dichiarato Medvedev in quella che i commentatori ritengono sia la prima vera critica che il presidente ha indirizzato all’esecutivo e, indirettamente, al primo ministro, Vladimir Putin. “Non cambia niente, si chiacchiera, si chiacchiera e basta!”, ha detto un Medvedev apparentemente irritato.
Per la prima volta dopo la sua elezione a presidente della Russia, lo scorso marzo, Dmitrij Medvedev non si è limitato a esprimere il proprio malcontento riguardo ai ritmi della realizzazione delle misure anticrisi in sostegno dell’economia nazionale. Secondo gli osservatori politici, un’analisi delle dichiarazioni del presidente permette di capire che il leader del Cremlino non è d’accordo con alcuni aspetti chiave della politica economica condotta dal Governo di Vladimir Putin. In particolare, Medvedev si è rivolto con un appello ai ministri affinché non cerchino di ottenere a tutti i costi un basso disavanzo pubblico, mettendo a rischio la stabilità economica, proponendo invece di dedicare più attenzione alla realizzazione dei più importanti programmi sociali, tra cui la edilizia. Nella regione di Mosca la scarsità di crediti ha costretto le società del settore edilizio a congelare i lavori in 42 cantieri aperti per costruire abitazioni per 27.000 famiglie, la cui consegna era prevista per il 2009. “Non sarà una catastrofe macroeconomica se il deficit del budget aumenterà ancora dell’1%, non dobbiamo cercare di far paura l’uno all’altro. Il Governo non deve diventare un ostaggio delle storie di orrore che l’esecutivo stesso ogni tanto si inventa da solo”, ha sottolineato Medvedev.
In precedenza, Medvedev aveva criticato il Governo per lo scarso impegno nella messa in funzione del programma di misure anticrisi, varato nell’autunno del 2008: secondo Medvedev gli impegni nei confronti del settore reale dell’economia sono stati realizzati soltanto per il 30 per cento.
Mentre le critiche di Medvedev non dovrebbero trasformarsi in un’ondata di siluramenti al vertice del Governo, sono in pericolo i Governatori regionali. Alla vigilia della sua presa di posizione sulla politica economica Medvedev aveva mandato in pensione quattro Governatori promettendo di continuare le “purghe”. L’unica dimissione registrata al Governo è quella del ministro dell’Agricoltura, Aleksej Gordeev, che è stato eletto a Governatore della regione agricola di Voronezh, a sud di Mosca.
Il cambio di ruolo di Gordeev - il ministro è riuscito a portare l’agricoltura russa nel 2008 a un raccolto cerealicolo da record – non prelude ad altre dimissioni, dal momento che Putin non permetterà di cambiare la propria squadra, rigorosamente selezionata, nel pieno della crisi economica.
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