Cremlino: le nuove sfide della crisi
Il disavanzo pubblico minaccia di raggiungere il 10% del Pil russo – Di conseguenza il Pil nominale potrebbe diminuire del 15 per cento – Per avere un bilancio senza alcun disavanzo il prezzo medio di petrolio dovrebbe essere pari a 115-120 dollari al barile – “Impossibile”, sostengono gli analisti finanziari russi e internazionali – Nel 2010 la Russia potrebbe tornare sul mercato internazionale del debito per un prestito di 10 miliardi di dollari.
Nel 2009 il disavanzo pubblico minaccia di raggiungere il 10% del Prodotto interno lordo russo, e non l’8% come si era pensato in un primo momento. Lo ha dichiarato al Forum economico di San Pietroburgo il ministero delle Finanze russo, Aleksej Kudrin. L’anno successivo il deficit del bilancio potrebbe diminuire fino al 6% del Pil, ma per finanziarlo non basteranno più le riserve interne (il Fondo di riserve). La Russia dovrà di nuovo rivolgersi sul mercato internazionale del debito per un prestito pari almeno a 10 miliardi di dollari. Le dichiarazioni di Kudrin hanno avuto l’effetto di una doccia fredda: la ripresa – seppure timida – degli ultimi mesi aveva fatto sperare che il periodo peggiore della crisi economica e finanziaria fosse ornai alle spalle.
Il Prodotto interno lordo in continua diminuzione aumenta il rapporto tra Pil e disavanzo pubblico, mentre le perdite di bilancio sono stimate da Kudrin attorno ai 300 miliardi di rubli.
La Legge finanziaria del 2009 è stata elaborata sulla base di un calo dell’economia nazionale del 2,2%, ma più verosimilmente alla fine dell’anno si dovrebbe arrivare a una diminuzione del 6-8 per cento, rispetto al 2008.
In un primo momento il ministero dell’Economia aveva previsto un Pil di 40.420 miliardi di rubli con un deficit dell’8%, ovvero di 3.320 miliardi, compresi i 255 miliardi di rubli di crediti ottenuti dal Fondo di welfare nazionale e investiti in sostegno del settore bancario. In questo momento il ministero dell’Economia sta cambiano le proprie previsioni perché la contrazione dell’economia nazionale minaccia di essere assai più grave. Nei possibili scenari il ministro dell’Economia, Elvira Nabiulina, ha stimato il Pil a 39.339 miliardi di rubli e un calo del 6% e a 38.725 miliardi e una diminuzione del 7,4 per cento. In questo caso il disavanzo pubblico non dovrebbe essere inferiore all’ 8,3 per cento.
Secondo alcuni analisti finanziari il disavanzo potrebbe raggiungere il 10% del Pil, arrivando a 3.900 miliardi di rubli (700 miliardi in più rispetto alle previsioni del Governo Vladimir Putin).
Una contrazione dell’economia russa così profonda diventerebbe possibile se il prezzo medio del petrolio nel 2009 sarà di 40 dollari al barile. Nello stesso tempo il calo reale dell’economia russa, che tiene conto del cambiamento dei prezzi, sarebbe pari al 50% della contrazione nominale, soprattutto perché i prezzi nel 2009 per molte categorie di prodotti saranno inferiori a quelli del 2008.
In particolare, i prezzi all’esportazione saranno del 30-50% inferiori alle aliquote del 2008. Le importazioni non aumentano, i produttori regionali che si sono trovati davanti a una drammatica contrazione dei mercati, all’impossibilità di ristrutturare i propri debiti e alle difficoltà di accesso al mercato del credito, non avranno la possibilità di aumentare i propri prezzi.
Dall’inizio del 2009 il prezzo medio di un barile del petrolio russo del marchio Urals è stato di 47,77 dollari al barile. Nonostante le previsioni sull’aumento dei prezzi nel 2009, anche il calo resta uno scenario più che verosimile per la seconda meta dell’anno. Molti esperti hanno definito come “estremamente volatile” il prezzo del greggio nella seconda metà del 2009 – inizio del 2010. Secondo Kudrin l’evoluzione del prezzo del greggio sarà legata direttamente all’afflusso di liquidità che cercherà “rifugio” in comodities dal petrolio ai metalli, dall’oro all’argento e al platino. Vale a dire che i prezzi del petrolio in questo periodo seguono l’andamento della liquidità: nel caso in cui la disponibilità dovesse subire una contrazione, diminuirebbe anche la domanda e, di conseguenza, il prezzo del petrolio.
L’aumento del disavanzo pubblico fino al 10% del Pil diventerebbe possibile se l’esecutivo incrementerà la spesa pubblica.
Una maggiore spesa pubblica accelererebbe la corsa dei prezzi, mentre il volume nominale del Pil potrebbe superare quota 40.000 miliardi di rubli. In tal caso un aumento del deficit fino al 10% del Pil sarebbe possibile grazie all’incremento delle spese di bilancio eccezionali, in primo luogo quelle legate all’aumento della capitalizzazione delle banche nel caso dovesse scoppiare una crisi di ‘crediti cattivi’. Il Governo russo tramite la Nabiulina e il vice premier Igor Shuvalov, ha più volte dichiarato di essere pronto a far fronte a queste spese straordinarie.
Ricordiamo che storicamente le crisi del settore bancario sono venute a costare ai vari Paesi come minimo il 5% del Pil nazionale, mentre nella Legge finanziaria russa del 2009 sono già previsti 550 miliardi di rubli alla voce ‘assistenza finanziaria al settore bancario’.
Molti analisti sostengono che il governo cerca di drammatizzare eccessivamente la situazione per fare la bella figura nel caso a fine anno la congiuntura non fosse ai livelli tracciati dal ministro Kudrin. Un’unica cosa è chiara: per chiudere l’anno finanziario senza un disavanzo pubblico il prezzo del petrolio dovrebbe essere pari a 115-120 dollari al barile. Ma questo è uno scenario impossibile.
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