Russia, prossima una “pulizia” del sistema creditizio

La Banca centrale sta lavorando su un emendamento alla Legge federale “Sulle banche e sulle attività bancarie” che metterà a rischio 400 istituti di credito russi – Sarà richiesto un aumento di capitale proprio – A rischio 400 su 1.124 istituti 

La Banca centrale della Russia sta lavorando su un emendamento della legge federale “Sulle banche e sulle attività bancarie” che punta ad  aumentare le aliquote di capitali propri degli istituti di credito.
Un solo emendamento dovrebbe permettere all’Istituto centrale di  avviare un’operazione che rischia di spazzar via dal mercato almeno 400 istituti di credito che la Banca centrale ritiene morosi e sleali, ma che in base alle norme attualmente vigenti riescono a conservare  le loro licenze.
Della ferma intenzione della Banca centrale di rendere più rigide le richieste riguardo ai capitali propri degli istituti di credito ha parlato il vice Governatore del Regolatore, Ghennadij Melikjan, secondo cui gli emendamenti in preparazione fisseranno il capitale minimo proprio di una banca alla quota di cinque milioni di euro.
 Il vice governatore della Banca centrale della Russia, Ghennadij MelikjanSecondo Melikjan l’aumento della quota  del minimo capitale proprio  permetterà di togliere dal mercato 400 istituti di credito. Attualmente in Russia sono registrate 1.124 banche, un numero che la Banca centrale ha più volte definito  “esagerato”.
Non è il primo tentativo di ridurre il numero di operatori del settore bancario russo. Un anno e mezzo fa la Banca centrale aveva cercato di far passare un emendamento alla legge “Sulle Banche”, in base al quale i nuovi istituti registrati avrebbero dovuto disporre di un capitale proprio non inferiore a cinque milioni di euro. In seguito a una lunga e piuttosto accesa discussione tra il Regolatore e la comunità bancaria russa, è stata lasciata una clausola in base alla quale le banche funzionanti non avevano l’obbligo di aumentare l’aliquota di capitale minimo proprio ma si impegnavano a non ridurlo. Ciò ha salvato dalle difficoltà finanziarie molti istituti di credito, visto che in quel periodo almeno il 50% delle banche russe disponeva di un capitale proprio inferiore a cinque milioni di euro.
Anche se la capitalizzazione del settore bancario russo è aumentata nel periodo dal 2007 al 1° luglio del 2008 di 1.300 miliardi rubli, la Banca centrale è preoccupata nuovamente dal numero troppo alto di istituti di credito.
In primo luogo l’emendamento deve liberare il settore bancario russo dagli istituti coinvolti in operazioni sospette. “Siamo preoccupati dall’esistenza di banche fittizie, tra le quali circola lo stesso gruppo di persone che tramite questi istituti conducono delle operazioni di carattere criminale e losco”, ha dichiarato Melikjan che, però, non ha escluso la possibilità che l’introduzione della nuova normativa potrà essere in modo graduale.
Potrà dunque essere stabilita un data entro la quale il capitale proprio delle banche dovrà arrivare a una cifra media: per esempio,  fino a tre milioni di euro per il 1° di gennaio  2010 e fino a cinque milioni di euro entro il 1° di gennaio  2012.
La Banca centrale prevede che le banche con un capitale proprio insufficiente si ritirino dal settore bancario trasformandosi in società di credito di tipo non bancario (la sigla in russo è NKO).
Molti operatori del settore bancario russo sono d’accordo che l’emendamento, sulla cui approvazione insiste la Banca centrale, permetterà di “mettere alle corde” realtà costituite appositamente per ‘legalizzare’   guadagni criminali e per  riciclare i denaro, operazioni  che nel 90% dei casi provocano il ritiro di licenza da parte della Banca centrale.
Nel 2007 54 istituti di credito che hanno perso la licenza e per 44 il provvedimento è stato causato dalla violazione della Legge anti-riciclaggio. Secondo la Banca centrale la maggior parte delle 400 banche che non corrispondono alla nuova normativa conducono una politica finanziaria rischiosa, e potrebbero essere coinvolte nel riciclaggio di denaro. Per queste banche sarà molto più semplice “chiudere i battenti” anziché far aumentare il capitale proprio. 
C’è chi sostiene, però, che nella “lista nera” rischieranno di entrare anche  banche che rispettano la legge, ma  non   in grado di aumentare nei tempi previsti il capitale proprio. Per questi istituti sarà anche difficile riorganizzarsi in società di credito di tipo non bancario, una trasformazione che rischia di comportare   la perdita non soltanto della clientela privata, ma anche dei clienti corporate che preferiranno rivolgersi a un’altra banca in grado di offrire l’insieme di servizi finanziari.
Infine, sarà molto difficile, quasi impossibile, che le banche a rischio  possano riuscire a avviare  processi di fusione, un’operazione per la legge russa molto complicata e macchinosa.

 

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