Il mercato russo della maglieria
I produttori russi non riescono a far fronte all’espansione cinese – Il mercato si avvicina alla saturazione e per più del 50% è costituito da prodotti contraffatti e dalle importazioni sommerse non segistrate dalle statistiche ufficiali – La produzione russa di prodotti di maglia diminuisce di anno in anno.
All’epoca sovietica con un sistema economico pianificato e centralizzato l’industria leggera funzionava, come tutti gli altri settori, sulla base delle commesse dello Stato. I produttori non dovevano preoccuparsi della commercializzazione dei prodotti usciti dalle fabbriche: le vendite, la messa in produzione di nuovi tipi di prodotti, tutti questi aspetti erano affidati al ministero del Commercio. Di conseguenza, nell’Unione Sovietica c’era una terribile scarsità di prodotti di maglia di qualità, mentre il crescente fabbisogno dei consumatori di prodotti di moda veniva soddisfatto esclusivamente grazie alle importazioni.
Dopo il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991 l’industria leggera, e in particolare i produttori di maglieria, si sono trovati in una situazione disastrosa, nonostante la politica di ammodernamento tecnico e tecnologico condotta dal Governo sovietico su larga scala negli anni 90. Infatti, dopo la disintegrazione dell’Urss tutti i legami tradizionali tra i produttori russi e i fornitori di materie prime dell’Asia Centrale (cotone, lana, set) sono stati rotti. Inoltre, i produttori russi hanno perso i fornitori di accessori e di componenti delle repubbliche baltiche ex sovietiche e dei Paesi che in precedenza appartenevano al “campo socialista” dell’Europa Orientale che, a loro volta, fornivano il 20% dell’intero fabbisogno di prodotti chimici senza i quali l’industria della maglieria non poteva più funzionare.

Di conseguenza, fino alla crisi finanziaria del 1998 la produzione di maglieria in Russia è crollata drasticamente e ciò non ha permesso ai produttori di riempiere i vuoti lasciati dopo la crisi, mentre le tendenze alla crescita sono svanite fino al 2004.
Nel 2004 le vendite di prodotti di maglia ufficialmente registrate dalle statistiche sono aumentate rispetto al 1998 di 2,5 volte, raggiungendo la quota di 157 milioni di capi venduti.
Secondo i dati aggiornati al 2009 il mercato russo di maglieria riesce a crescere in media del 10-15% l’anno mentre il suo volume raggiunge i 650 milioni di capi di biancheria intima e gli 870 milioni di calze e collant. I consumi di maglieria di abbigliamento aumentano in media del 9-10% l’anno. Ma la crisi finanziaria globale ha danneggiato questo settore: le vendite di maglieria (intima e abbigliamento) dopo aver raggiunto nel 2008 i 910 milioni di capi sono scese l’anno scorso a 850 milioni.
Questi dati si basano sulle statistiche ufficiali. Invece, secondo le stime degli esperti indipendenti dal 40 al 50% e in alcuni reparti fino al 70% dei prodotti di maglia non viene registrato e circola nel mercato “sommerso”.
Secondo l’Associazione dei produttori dell’industria leggera “Roslegprom” il volume del mercato sommerso di abbigliamento ha raggiunto in Russia nel 2009 il 50% del mercato totale.
I principali Paesi fornitori di maglieria per il mercato sommerso sono la Cina, la Bielorussia, il Vietnam, la Turchia, l’Ucraina, il Vietnam, la Polonia. Le importazioni sommerse, le contraffazioni che nelle economie normali non dovrebbero superare il 10-20% del totale, in Russia hanno assunto il carattere del disastro nazionale.
La maggioranza dei prodotti cinesi non corrisponde neanche agli standard minimi di sicurezza. Infatti, il contenuto di sostanze tossiche nei prodotti cinesi supera di parecchie volte i minimi stabiliti.
In questa situazione la produzione russa di maglieria non riesce a decollare, malgrado le ricche tradizioni e l’immensità del mercato della Russia.
Le fabbriche specializzate nei prodotti economici “no name” non riescono a sostenere la concorrenza dei produttori del Sud-Est asiatico, in primo luogo della Cina. I consumatori preferiscono i prodotti asiatici, che più dei russi si adeguano alle tendenze della moda. In questa situazione la produzione russa di maglieria ha registrato nel periodo 2005-2007 una serie di contrazioni del 10-13% all’anno.
Negli ultimi anni molte società e fabbriche russe di maglieria sono fallite. I produttori russi soffrono della concorrenza sleale, della scarsità di mezzi circolanti, della pressione fiscale esageratamente alta. I lavoratori del settore guadagnano pochissimo. Sul mercato mancano componenti e accessori di moda e di qualità.
Il 62% della produzione totale russa di tricot è costituito dalla biancheria intima, mentre la quota di maglieria da abbigliamento non supera il 30%. Se invece si tenesse conto anche della produzione di calze e di collant il quadro cambierà radicalmente. La fetta spettante alla produzione di questo segmento raggiunge il 66%, lasciando il 24% alla produzione di maglieria intima e il 10% a quella di maglieria da abbigliamento.
Come in altri settori dell’industria leggera, negli ultimi cinque anni le esportazioni di biancheria intima verso la Russia sono aumentate di oltre 10 volte, mentre nello stesso periodo la produzione interna russa si è contratta dell’11 per cento.
La crisi finanziaria ha lasciato il segno: nel 2009 il consumo di biancheria intima in Russia è diminuito del 17 per cento.
Le principali produzioni di maglieria sono concentrati nelle regioni del Volga (39%), nella regione di Mosca (22%), nell’Estremo Oriente (20%) e nelle regioni nord-occidentali del Paese (12%).
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