Le esportazioni di prodotti agroalimentari
Le esportazioni russe (forti nei settori del pesce e cereali sono diminuite da 1,6 a un miliardo di dollari nel 1996-1998, e sono ancora scese a 762 milioni di dollari nel 1999, perché le imprese hanno dovuto far fronte soprattutto alla domanda agroalimentare interna.
Nel 2000 la situazione è invece nettamente migliorata e le esportazioni agroalimentari sono quasi triplicate, risalendo a quasi 1,3 miliardi di dollari, l’1,6% delle esportazioni complessive. Hanno poi continuato ad aumentare,tanto che nel 2003 hanno oltrepassato, con un aumento del 23,5% rispetto al 2002, i 2,6 miliardi di dollari, coprendo però solo il 2,1% dell’export totale.
Nel 2004 le esportazioni di prodotti alimentari hanno raggiunto i 2,4 miliardi di dollari, con una riduzione rispetto al 2003 del 7,8. da notare come l’incidenza sul totale delle esportazioni russe sia scesa nel 2004 all’1,4 percento.
Nel 2005 le esportazioni di prodotti alimentari (codici 1-24), in particolare di grano, sono riprese, e hanno raggiunto i 3,9 miliardi di dollari con una incidenza pari all’1,7% sul totale esportazioni.
Nel primo semestre 2006 le esportazioni sono state pari a 1,817 miliardi di dollari, cioè il 21,1% in più del primo semestre 2005, mentre le previsioni 2006 arrivano a 4,8 miliardi di dollari e a una crescita del 23 percento.
Una buona parte delle esportazioni di prodotti alimentari russi continua ad essere diretta verso i Paesi ex-sovietici membri della Csi. Nei primi sei mesi del 2006 l’incidenza dell’export verso i Paesi Csi era stata pari al 48,0% del totale dell’export di prodotti alimentari.
La posizione dell’Italia sul mercato alimentare russo
La posizione italiana di mercato continua ad essere molto buona per i vermut, che godono da tempo di un riconoscimento stabile e costante, grazie soprattutto al nome ed alla pubblicità effettuata da aziende come la Martini. Anche per la pasta alimentare, la presenza italiana con i marchi principali del settore è piuttosto diffusa, almeno a Mosca e San Pietroburgo. Nel 2005 l’Italia con 7,4 milioni di dollari è al secondo posto dopo la Cina per i pomodori pelati, al secondo posto per i fagioli in scatola con 1,2 milioni di esportazioni, mentre per i piselli in scatola rimane su valori insignificanti (167.000 dollari). Nel 2005 l’Italia ha migliorato la sua posizione per quanto riguarda la frutta (codice 08), dove ha raggiunto (+63,2%) i 54,7 milioni di dollari.
Le prospettive di sviluppo negli anni 2006-2007 sul mercato alimentare russo: orientamenti per gli operatori italiani
Il mercato dei prodotti alimentari in Russia, è uno dei settori più dinamici ed è in ripresa. Nel 2005 l’aumento di produzione è stato del 4,4% e nel 2006 del 5,4 percento. Nel 2004 l’import di prodotti alimentari ha fatto un balzo del 13,2%, raggiungendo i 12,8 miliardi di dollari (12 miliardi se si escludono i tabacchi). Nel 2005 le importazioni di alimentari sono continuate a salire e hanno raggiunto i 16,2 miliardi di dollari (15,3 miliardi se si escludono i tabacchi). Nel 2006 vi sarà un’ulteriore crescita delle importazioni, intorno al 23%, fino a 20,1 miliardi di dollari (19,2 miliardi escludendo i tabacchi). Un altro fattore determinante è stato l’aumento per il quinto anno consecutivo delle vendite al minuto di prodotti alimentari. Nel 2002 si era no venduti alimentari, al cambio ufficiale in dollari, per 55,7 miliardi di dollari, nel 2003 per 68,0 miliardi di dollari, nel 2004 per 87,1 miliardi di dollari, nel 2005 per 113 miliardi, e nel 2006 per quasi 146 miliardi di dollari. Tuttavia, secondo stime più recenti (Kachalov & Partners), contando il mercato “grigio o parallelo”, pari ad almeno il 35-40%, nonché la sottostima cronica delle vendite ufficiali, il valore reale delle vendite alimentari in Russia sarebbe di almeno 200 miliardi di dollari nel 2005 e 230 miliardi nel 2006.
In effetti, il mercato alimentare ha risentito della congiuntura favorevole, generata dalla ripresa di tutta l’economia russa e, quindi, anche della aumentata capacità d’acquisto della popolazione. Continua senza soste l’espansione sia delle maggiori catene russe di supermarket, con forte prevalenza di prodotti agroalimentari, come “Sedmoj Kontinent” (Settimo Continente), o “Piatierocka”, sia delle grandi catene di distribuzione straniere (Auchan, Metro, Ava, Ramstor). Esse stanno occupando il mercato agroalimentare e dei beni di consumo durevoli in Russia, non solo a Mosca e San Pietroburgo, ma anche in altre città di provincia, da Nizhnij Novgorod a Samara e Novosibirsk, senza contare le capitali dei paesi Csi, come Almaty, in Kazakhstan.
Oltre ai supermarket,nel settore alimentare è continuato ad aumentare nel periodo 2004-2006 il numero dei negozi specializzati, anche non grandi, che coprono oggi il 41-43% delle vendite. E continua il processo di ristrutturazione e modernizzazione, avviato nel 2000, dell’intera struttura dei mercati cittadini e rionali, con spazi più razionalmente attrezzati, rispondenti alle attuali esigenze commerciali e sanitarie e, soprattutto, con ambienti più confortevoli e attraenti per il consumatore, anche di fascia medio-bassa. Questa tendenza è percepibile soprattutto nelle grandi città come Mosca e San Pietroburgo, ma si sta allargando visibilmente anche ai centri regionali e provinciali.
Nel dicembre 2006 è continuato per il sesto anno consecutivo il boom di vendite di fine anno, con un aumento di oltre il 20% rispetto al mese di novembre, già al livello massimo dei 12 mesi Inoltre, la classe media si sta concentrando ora anche sui prodotti cari - carne, salumi, ecc. - come dimostrano i dati sugli aumenti percentuali delle vendite di vari prodotti alimentari. Il consumatore medio, e non solo medio-alto russo, mentre continua a preferire i prodotti nazionali su quelli importati, quando è appena possibile mira sempre di più alla qualità e alla sicurezza alimentare del prodotto. E questo anche perché il potere di acquisto medio in Russia oggi è tornato, o ha superato sensibilmente, i livelli pre crisi, eccetto che per gli alimentari più cari. In realtà, è previsto un ulteriore sviluppo della capacità di consumo della classe media pari a circa il 40% entro il 2009-2010, mentre anche la popolazione “povera” è diminuita da un circa un terzo ad un quarto del totale.
In particolare, proprio il mercato dei prodotti alimentari, per l’alimentazione domestica e per la ristorazione nei ristoranti e caffè, è ritenuto al primo posto come potenzialità di sviluppo, in particolare dei consumi della classe media, che copre tra il 22 e il 25% dei consumi totali.
Per l’operatore commerciale, a parte la fascia dei consumi più alta, che continuerà in ogni caso a svilupparsi, questo è importante per determinare il tipo di strategia di penetrazione e presenza sul mercato alimentare russo nei prossimi anni. In realtà nel 2002-2006 si sono rafforzate le due tendenze di base già emerse nel 2000. Da un lato, si tende alla russificazione dei prodotti in rapporto alle importazioni, anche se queste ultime sono riprese ad aumentare. Il consumatore russo, a parità di condizioni, preferisce il prodotto nazionale, non solo per il prezzo,ma perché lo ritiene più genuino e naturale, meno sottoposto a procedimenti chimici artificiali (additivi, conservanti, ecc.). D’altra parte, anche per questo motivo continua il passaggio dei produttori stranieri dalla dimensione commerciale alla produzione diretta in loco. Pertanto, la concorrenza sul mercato si sta intensificando.
A questo proposito, ribadiamo ancora una volta che il graduale spostamento verso l’alto del potere di acquisto della popolazione russa sta inasprendo la concorrenza sull’agroalimentare non soltanto nella fascia alta, dove operano prevalentemente i principali produttori e distributori occidentali, insieme a pochi russi, ma anche sulla fascia media, che è in continua espansione. Qui, alla concorrenza occidentale, e a quella delle imprese russe più moderne e dinamiche, si aggiungono realtà di alcuni Paesi dell’Europa orientale, come Polonia o Ungheria, o anche ex-sovietici, come Bielorussia e Ucraina, in grado di offrire prodotti alimentari con un buon rapporto tra prezzo e qualità, senza scadere troppo nella fascia bassa o medio bassa. Quest’ultima continua ad essere occupata prevalentemente da vari produttori russi, nonché dai produttori/importatori di Paesi Csi e Paesi asiatici, che offrono prodotti alimentari di base a basso costo, qualità inferiore e confezionamento di tipo semplificato. Ma anche questi prodotti hanno un loro largo mercato.
In prospettiva, come sta avvenendo più in generale sul mercato di taluni beni di consumo durevoli, la costituzione di imprese miste, commerciali e produttive, particolarmente nel settore agroalimentare, sta già dando e darà in futuro agli operatori stranieri vantaggi sempre maggiori, insieme ad una penetrazione del mercato più solida e consolidata. Parecchie imprese europee stanno già percorrendo questa strada con partner russi, mirando alla crescente fascia del pubblico a media capacità di acquisto, oltre al segmento più ristretto con reddito medio-alto. Non a caso la quota percentuale di tale tipo di imprese è salita negli ultimi tre anni fino a coprire quasi un quarto dell’intera produzione agroalimentare russa.
I sondaggi indicano che la cucina italiana è al terzo posto nelle preferenze dei russi, dopo quella nazionale e caucasica, staccando di almeno 10 punti percentuali tutte le altre, come la cucina cinese o quella francese. Inoltre, tra i ristoranti stranieri (e non dei paesi Csi), a Mosca il primato numerico e qualitativo è indubbiamente italiano.
Articolo a cura dell’Ice - Ufficio di Mosca
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