L’importazione non lascia scampo ai produttori russi di burro
I produttori russi riducono l’output di anno in anno - Aumentano le importazioni - Crescono le vendite di burro preconfezionato - Salgono i consumi degli “spread”
Il mercato russo del burro è caratterizzato da una situazione paradossale: i produttori locali sono costretti a produrlo nonostante lo scarso rendimento finanziario. Praticamente in Russia non sono rimaste imprese per cui la produzione di burro rappresenti ancora l’attività unica e principale. Il burro è un prodotto collaterale dei caseifici specializzati nella produzione di latte e latticini. Inoltre, i produttori russi rinunciano alla produzione di burro 100%, aggiungendo al prodotto grassi di altro tipo. Infatti, la produzione di burro genuino non è un’attività redditizia per la maggioranza assoluta delle imprese.
Dal 2005 in Russia è in vigore uno standard nuovo, in base al quale le miscele di burro di vario tipo, che in precedenza potevano essere chiamate “burro da panini”, “burro molle” oppure “burro leggero”, devono essere chiamate “spread”.
Molti caseifici producono burro (in base allo standard statale russo GOST 37-91 e spread di vario tipo nei quali vengono usati prevalentemente componenti d’importazione. In base a questa produzione il mercato russo del burro si divide in tre settori: burro, margarina, spread.
Negli ultimi 10 anni il mercato russo del burro ha dimostrato una grande stabilità generale, mentre alcuni settori sono stati soggetti a piccoli cambiamenti. In particolare il consumo della cosiddetta “margarina dura” è diminuito dal 22% al 20,5% del mercato totale dei “grassi gialli”, mentre i consumi di burro con additivi (grassi vegetali) sono aumentati dal 13,5% al 15%. Il settore di “margarina molle” è diminuito sul piano dei consumi dal 18,1% al 17,4%. I consumi nel settore del burro (il principale prodotto del mercato dei cosiddetti “grassi gialli”) è attualmente del 50,5%, ovvero l’1,1% in più rispetto ai consumi registrati nel 2003.
Secondo le stime dell’agenzia Foods Euro Oil, il mercato russo dei “grassi gialli” è stato nel 2005 (ultimo dato disponibile, comprese le importazioni) di 1,13 milioni di tonnellate (ovvero 1.9 miliardi di dollari), di cui 560mila tonnellate è costituito dal settore della margarina e 420mila tonnellate il settore del burro, mentre è di 150mila tonnellate quello relativo agli spread. Mentre sul piano della quantità il mercato russo dei “grassi gialli” è cresciuto soltanto del 2%, a livello finanziario l’aumento è stato del 12 per cento.
Si prevede una crescita di questo mercato nel periodo 2007-2008 del 2-3%, soprattutto grazie alle vendite attraverso le catene di supermercati.
Produzione e importazioni
Mentre la produzione di burro in Russia è diminuita nel periodo 2002-2005 in media del 5-7% (ad esempio nel 2004 la produzione era diminuita rispetto ai risultati dell’anno precedente dell’8,6% a 220mila tonnellate), nel 2005 si è registrata una ripresa. E nel gennaio-giugno del 2006, rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente, la produzione di burro è aumentata del 4,2 per cento. 
Un’altra tendenza registrata sul mercato è l’aumento della quota di burro confezionato (più diffuse le confezioni da 250 grammi), rispetto al prodotto venduto nei negozi a peso. Nel 2006 la quote di burro preconfezionato è stata l’84,2% delle vendite totali.
La riduzione della produzione di burro non preconfezionato per la messa in commercio viene spiegata dalla riduzione dei consumi di burro dell’industria dei generi alimentari: per ridurre i contenuti di grassi il burro viene sostituito con sostanze e oli.
La produzione di burro in Russia non riesce a soddisfare la domanda: aumentano le importazioni e la popolarità degli spread tra i consumatori. I ritmi di crescita delle importazioni sono superiori all’aumento della produzione interna, mentre i prezzi del burro d’importazione in costante aumento riducono gli acquisti e favoriscono le vendite di spread.
Se nel 2003 le importazioni di burro sono state di 114mila tonnellate, nel 2004 sono aumentate del 20% per salire nel 2005 ancora del 27% e nel gennaio-giugno del 2006 di un ulteriore 37 per cento. La proporzione tra il burro prodotto in Russia e importato attualmente è del 34% per il 66 per cento (per informazione: il rapporto tra la produzione interna russa di formaggio e le importazioni e del 15% (prod.interna) e l’85% (import)). Nella seconda metà del 2006 e nel primo trimestre del 2007 le importazioni hanno rallentato la corsa per scendere da 36,5 mila tonnellate (nel primo trimestre del 2006) a 35,8 mila tonnellate (nel primo trimestre del 2007).
Il burro più costoso viene importato in Russia dalla Finlandia e dalla Franca, mentre i prodotti del segmento medio e quelli più economici arrivano dalla Nuova Zelanda e dalla Slovacchia e dalla Spagna. Aumentano le importazioni dalla Bielorussia, mentre il divieto imposto al latte e ai latticini dell’Ucraina ha fatto diminuire nel 2006 di oltre quattro volte le esportazioni di burro verso la Russia . Nuova Zelanda e Finlandia controllano rispettivamente il 23% e il 10% del mercato del burro importato.
La Russia riesce a esportare poco burro: la quota nella struttura totale delle esportazioni è scesa sotto l’1 per cento. Il burro russo viene acquistato soltanto dalle repubbliche ex sovietiche Uzbekistan, Azerbaijan, Armenia, Turkmenistan, e Kazakhstan.
Il sistema vigente delle tasse applicate alle importazioni di burro non protegge la produzione interna di burro. Il prezzo medio al confine, compresi i dazi doganali, più l’Iva, è attualmente inferiore del 33% dei prezzi minimi dei produttori russi (inferiore del 28% ai prodotti proveniente dai Paesi della Csi). Una situazione analoga vale per le importazioni di formaggi: per esempio i prodotti importati dalla Germania e dalla Lituania (che controllano rispettivamente il 21% e l’11% delle importazioni in Russia) costano in media l’80% degli analoghi formaggi di produzione russa.
Notiziario dai mercati Csi