Il mercato russo di salumi

La produzione della carne segna il passo – Per soddisfare il fabbisogno dei produttori di salumi e di altri generi alimentari a base di carne si ricorre all’import – Cambia la struttura interna delle importazioni favorendo l’aumento della quota di prodotti di alta qualità

Negli ultimi quattro anni in Russia aumenta a un ritmo del 12-15% il consumo di carne e di prodotti di carne. La produzione segna il passo e non riesce soddisfare la crescente domanda. Di conseguenza, aumentano le importazioni, aprendo ottime prospettive di sviluppo ai Paesi esportatori di carne e di prodotti di carne. Qualche anno fa era  impossibile trovare sui banchi dei negozi russi della carne fresca di ottima qualità, prodotta oltre all’oceano. Ora non sorprende  poter scegliere tra uno steak argentino, australiano e della Nuova Zelanda. Intanto, l’allevamento di bestiame, il tradizionale tallone d’Achille dell’industria agroalimentare della Russia non cresce. Nel 2005 la produzione di carne e di pollame è stata di 7,6 milioni di tonnellate (-1,7% rispetto al 2004), per salire a 8,67 milioni nel 2007 e a nove milioni di tonnellate (dato preliminare) nel 2008. Nei supermercati e nei grandi negozi dei generi alimentari i consumatori russi possono scegliere tra diversi produttori di salame Milano, di bresaola Valtellina, di prosciutto crudo e di pancetta affumicata. Per non parlare di Parmigiano reggiano e Mozzarella. L’aumento dell’import ha fatto salire il volume del mercato russo della carne e dei prodotti di carne da 21 miliardi di dollari nel 2006 a 25 miliardi nel 2007 (dato preliminare).

Quote delle regioni russe nella produzione di salumi e di altri prodotti di carne

Come in molti altri settori, la crescita della domanda è determinata dal costante aumento del livello di vita del popolo russo. Per quanto riguarda i consumi di carne e di prodotti di carne, negli ultimi 10 anni la Russia si è avvicinata agli standard occidentali. Ciononostante, in Russia il consumo di carne pro capite si trova ancora molto indietro rispetto ai Paesi occidentali economicamente sviluppati. A titolo di paragone: negli Stati Uniti il consumo medio di carne per persona è di 124 chili all’anno, quasi il doppio di quanto avviene in Russia.
Sui consumi incidono molto le tradizioni culturali e nazionali del popolo russo. La struttura russa di consumi di carne si distingue molto da quella europea e americana. Nei Paesi dell’Europa Centrale si consuma prevalentemente la carne di maiale e negli Stati Uniti molta carne di pollo e di tacchino. Mentre in Russia si mangia in proporzioni più o meno uguali carne di manzo e di maiale e pollame .
Per quel che riguarda i prodotti di carne (salami, salumi, wurstel, salsicce, prosciutti, paté ecc.), i consumi si stimano a soli 13-15 chili l’anno. Ovviamente, i consumi a Mosca e a San Pietroburgo si distinguono moltissimo dal resto del Paese e, secondo le stime, raggiungono i 30-35 chili l’anno per persona.
Negli ultimi due anni la produzione interna russa di prodotti di carne è aumentata, ma questa crescita sta rallentando. Tra le maggiori regioni produttrici sono comprese il Territorio federale centrale, che controlla il 39% della produzione di salumi e di altri prodotti di carne, Mosca e la regione di Mosca (28,7% ciascuna).
Nel 2006 la produzione di salumi e di altri prodotti di carne è scesa dal 6,2% al 5,8 per cento, calando al 5,2% nel 2007. Le 22 regioni agricole e industrialmente sviluppate producono il 60% dei salumi e degli altri generi alimentari a base di carne. Ciò significa che il numero delle regioni dove c’è scarsità costante di salumi e di prodotti di carne di alta qualità supera di gran lunga il numero delle regioni che producono ed esportano questi tipi di prodotti. Il maggiore potenziale produttivo e di export è stato registrato nei Territori Centrale e Nord-occidentale, mentre in tutti gli altri Territori federali si registra una scarsità della produzione interna.
Per  quanto riguarda il mercato di prodotti a base di carne, i maggiori produttori (in russo si chiamano mjasokombinat, le produzione combinate della carne) si trovano nelle regioni dei Territori centrale e Nord-occidentale. I piccoli produttori regionali faticano a competere con i maggiori produttori che dispongono di una rete commerciale molto ben ramificata e strutture di marketing. Purtroppo pochi produttori locali riescono a sfruttare i diversi lati forti della propria posizione, tra cui la fedeltà dei consumatori locali a un certo tipo di brand e di prodotto. 
Un altro tratto particolare del mercato russo dei prodotti di carne è la dipendenza del settore dalle importazioni di carne: l’agricoltura russa non riesce a soddisfare a pieno la domanda di carne di alta qualità. Come già evidenziato, la produzione di carne sta segnando il passo, mentre il numero del bestiame e di maiali diminuisce di anno in anno. La principale risorsa per i produttori di salumeria in Russia resta la carne d’importazione. I principali Paesi che esportano carne in Russia sono  europei e dell’America Latina (Argentina, Brasile). Le interruzioni di forniture di carne da questi Paesi hanno già provocato alcuni stop nella produzione di salumi in Russia, colpendo in maniera particolarmente grave i produttori piccoli e medi.
Le importazioni di generi alimentari di carne (salumi, prosciutti, paté ecc.) dopo un’impennata registrata nel periodo 2000-2003, raggiungendo quota 27-28mila tonnellate, negli ultimi quattro anni si sono assestate a 12-15mila  tonnellate all’anno. È invece cambiata molto la struttura interna delle importazioni in Russia: a differenza dei primi anni post sovietici, quando le forniture erano dominate da carne e da pollame surgelati di bassissima qualità, attualmente sul mercato russo sono presenti molti prodotti di primissima categoria, dai prosciutti e salumi italiani, a carni rigorosamente selezionale.
Secondo l’analisi del mercato russo, nei negozi di Mosca si vendono oltre 5mila tipi diversi di prodotti di carne. A San Pietroburgo e in altri maggiori centri abitati del Paese l’assortimento è di 2,5 mila prodotti, mentre nei capoluoghi delle regioni se ne offrono 600-900 tipi . Si distinguono le strutture interne dei mercati di Mosca, dove la quota di salumeria è del 52,2% dell’intero mercato, e delle regioni dove questa quota sale al 67,2 per cento.

La produzione dei prodotti agricoli (in % sul corrispondente mese dell’anno precedente)
Negli ultimi quattro anni in Russia aumenta a un ritmo del 12-15% il consumo di carne e di prodotti di carne. La produzione segna il passo e non riesce soddisfare la crescente domanda. Di conseguenza, aumentano le importazioni, aprendo ottime prospettive di sviluppo ai Paesi esportatori di carne e di prodotti di carne. Qualche anno fa era  impossibile trovare sui banchi dei negozi russi della carne fresca di ottima qualità, prodotta oltre all’oceano. Ora non sorprende  poter scegliere tra uno steak argentino, australiano e della Nuova Zelanda. Intanto, l’allevamento di bestiame, il tradizionale tallone d’Achille dell’industria agroalimentare della Russia non cresce. Nel 2005 la produzione di carne e di pollame è stata di 7,6 milioni di tonnellate (-1,7% rispetto al 2004), per salire a 8,67 milioni nel 2007 e a nove milioni di tonnellate (dato preliminare) nel 2008. Nei supermercati e nei grandi negozi dei generi alimentari i consumatori russi possono scegliere tra diversi produttori di salame Milano, di bresaola Valtellina, di prosciutto crudo e di pancetta affumicata. Per non parlare di Parmigiano reggiano e Mozzarella. L’aumento dell’import ha fatto salire il volume del mercato russo della carne e dei prodotti di carne da 21 miliardi di dollari nel 2006 a 25 miliardi nel 2007 (dato preliminare).
Come in molti altri settori, la crescita della domanda è determinata dal costante aumento del livello di vita del popolo russo. Per quanto riguarda i consumi di carne e di prodotti di carne, negli ultimi 10 anni la Russia si è avvicinata agli standard occidentali. Ciononostante, in Russia il consumo di carne pro capite si trova ancora molto indietro rispetto ai Paesi occidentali economicamente sviluppati. A titolo di paragone: negli Stati Uniti il consumo medio di carne per persona è di 124 chili all’anno, quasi il doppio di quanto avviene in Russia.
Sui consumi incidono molto le tradizioni culturali e nazionali del popolo russo. La struttura russa di consumi di carne si distingue molto da quella europea e americana. Nei Paesi dell’Europa Centrale si consuma prevalentemente la carne di maiale e negli Stati Uniti molta carne di pollo e di tacchino. Mentre in Russia si mangia in proporzioni più o meno uguali carne di manzo e di maiale e pollame .
Per quel che riguarda i prodotti di carne (salami, salumi, wurstel, salsicce, prosciutti, paté ecc.), i consumi si stimano a soli 13-15 chili l’anno. Ovviamente, i consumi a Mosca e a San Pietroburgo si distinguono moltissimo dal resto del Paese e, secondo le stime, raggiungono i 30-35 chili l’anno per persona.
Negli ultimi due anni la produzione interna russa di prodotti di carne è aumentata, ma questa crescita sta rallentando. Tra le maggiori regioni produttrici sono comprese il Territorio federale centrale, che controlla il 39% della produzione di salumi e di altri prodotti di carne, Mosca e la regione di Mosca (28,7% ciascuna).
Nel 2006 la produzione di salumi e di altri prodotti di carne è scesa dal 6,2% al 5,8 per cento, calando al 5,2% nel 2007. Le 22 regioni agricole e industrialmente sviluppate producono il 60% dei salumi e degli altri generi alimentari a base di carne. Ciò significa che il numero delle regioni dove c’è scarsità costante di salumi e di prodotti di carne di alta qualità supera di gran lunga il numero delle regioni che producono ed esportano questi tipi di prodotti. Il maggiore potenziale produttivo e di export è stato registrato nei Territori Centrale e Nord-occidentale, mentre in tutti gli altri Territori federali si registra una scarsità della produzione interna.
Per  quanto riguarda il mercato di prodotti a base di carne, i maggiori produttori (in russo si chiamano mjasokombinat, le produzione combinate della carne) si trovano nelle regioni dei Territori centrale e Nord-occidentale. I piccoli produttori regionali faticano a competere con i maggiori produttori che dispongono di una rete commerciale molto ben ramificata e strutture di marketing. Purtroppo pochi produttori locali riescono a sfruttare i diversi lati forti della propria posizione, tra cui la fedeltà dei consumatori locali a un certo tipo di brand e di prodotto. 
Un altro tratto particolare del mercato russo dei prodotti di carne è la dipendenza del settore dalle importazioni di carne: l’agricoltura russa non riesce a soddisfare a pieno la domanda di carne di alta qualità. Come già evidenziato, la produzione di carne sta segnando il passo, mentre il numero del bestiame e di maiali diminuisce di anno in anno. La principale risorsa per i produttori di salumeria in Russia resta la carne d’importazione. I principali Paesi che esportano carne in Russia sono  europei e dell’America Latina (Argentina, Brasile). Le interruzioni di forniture di carne da questi Paesi hanno già provocato alcuni stop nella produzione di salumi in Russia, colpendo in maniera particolarmente grave i produttori piccoli e medi.
Le importazioni di generi alimentari di carne (salumi, prosciutti, paté ecc.) dopo un’impennata registrata nel periodo 2000-2003, raggiungendo quota 27-28mila tonnellate, negli ultimi quattro anni si sono assestate a 12-15mila  tonnellate all’anno. È invece cambiata molto la struttura interna delle importazioni in Russia: a differenza dei primi anni post sovietici, quando le forniture erano dominate da carne e da pollame surgelati di bassissima qualità, attualmente sul mercato russo sono presenti molti prodotti di primissima categoria, dai prosciutti e salumi italiani, a carni rigorosamente selezionale.
Secondo l’analisi del mercato russo, nei negozi di Mosca si vendono oltre 5mila tipi diversi di prodotti di carne. A San Pietroburgo e in altri maggiori centri abitati del Paese l’assortimento è di 2,5 mila prodotti, mentre nei capoluoghi delle regioni se ne offrono 600-900 tipi . Si distinguono le strutture interne dei mercati di Mosca, dove la quota di salumeria è del 52,2% dell’intero mercato, e delle regioni dove questa quota sale al 67,2 per cento.


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