La Russia riduce le importazioni dei generi alimentari

Nel periodo gennaio-febbraio l’import russo è diminuito del 23 per cento - In calo la capacità di acquisto dei consumatori russi - Le famiglie devono ridurre le spese rinunciando ai prodotti esteri - In stallo le vendite dei prodotti costosi - I produttori russi occupano gli spazi lasciati liberi dall’import - Aumentano i consumi di alcol ma non a favore delle costose bevande straniere.

La crisi finanziaria ha colpito il commercio estero della Russia: dall’inizio del 2009 le importazioni dei generi alimentari sono diminuite di oltre il 23 per cento. Molti analisti hanno legato il taglio dell’import alla svalutazione del rublo, ma è una spiegazione troppo superficiale e semplificata. Sui mercati internazionali i prezzi di molti prodotti, dalle cui importazioni dipende la stabilità dei mercati russi, come quelli di carne e latte, vanno giù. Anche le dogane russe hanno registrato una diminuzione dell’0,6% dei prezzi dei generi alimentari d’importazione rispetto ai dati dello stesso periodo del 2008. A differenza dalla crisi del 1998 i produttori russi ed esteri soffrono nello stesso modo del calo della domanda. Per questo nella lotta per la conquista del consumatore non è molto importante il corso del rublo, quanto le dimensioni del business e l’accesso ai crediti.
I redditi reali disponibili della popolazione diminuiscono di mese in mese. Nel gennaio-febbraio 2009 il calo è stato del 7,2 per cento. Molte famiglie sono state costrette a introdurre nel proprio bilancio una serie di risparmi. Nel mese di febbraio  il fatturato dei negozi dei generi alimentari è stato di 509,3 miliardi di rubli, ovvero il 2,1% in meno rispetto all’anno precedente. Se si aggiunge il tasso d’inflazione accumulato in un anno, il calo è più che evidente.
Per tutti gli operatori del mercato, dalle reti commerciali ai piccoli esercizi, ai produttori, fino ai importatori la contrazione del mercato significa una competizione ancor più dura per assicurarsi la fedeltà del consumatore.
Secondo un recente rapporto dell’agenzia Business Analitics, che analizza la situazione dei negozi che controllano il 25% del commercio retail russo dei generi alimentari, i comportamenti dei consumatori sono cambiati considerevolmente nel periodo novembre-dicembre. E a fine dicembre si è registrato un drastico calo degli acquisti.

Quote dei prodotti d’importazione sul mercato russo dei generi alimentari

Prima della crisi, il retail commerciale dei generi alimentari manifestava una crescita media del 20% nei primi mesi del 2008 rispetto allo stesso periodo del 2007. In novembre le vendite sono diminuite del 13% e a dicembre ancora del 6 per cento nonostante il periodo festivo.
Da allora il commercio perde il 3-4% al mese rispetto al trend dell’anno scorso.
Secondo l’agenzia Romir che analizza le spese delle famiglie russe per l’acquisto dei generi alimentari, nel bimestre gennaio-febbraio 2009 il 15% delle famiglie ha escluso dal carrello dei propri acquisti i succhi di frutta, il 12% non compra più burro, mentre il 9% ha dovuto rinunciare alla birra. Invece, non è cambiato il numero di famiglie che comprano latte. Come succede spesso in situazioni analoghe sono cresciute le vendite dei generi alimentari economici come pasta, patate, prodotti in scatola. La gente teme nuove stangate e sta formando in casa riserve di prodotti durevoli: nei primi due mesi dell’anno è stato già acquistato il 27% dello zucchero venduto in tutto il 2007.
Anche le statistiche ufficiali russe parlano chiaro: nel periodo gennaio-febbraio 2009 le importazioni di carne dalla Russia sono state appena il 44,5% rispetto al corrispondente periodo del 2008, mentre la quota dell’import di pollame è diminuita di 300.000 tonnellate. D’altro canto la produzione agricola della Russia è aumentata nel 2008 del 10,8 per cento.
L’industria agroalimentare della Russia ha sentito sulla propria pelle le prime conseguenze della crisi: nel periodo gennaio-febbraio 2009 la produzione ha registrato una diminuzione del 3,7 per cento. Ma per sostituire il calo delle importazione non è necessaria una crescita della produzione interna: la domanda in calo compensa le perdite dei produttori. <si prevede che nel 2009 i consumi della carne dai russi tornino sui livelli del 2006. Ciò significa un consumo inferiore del 15-17% rispetto ai livelli registrati nel 2008. Attualmente la quota complessiva dei prodotti d’importazione sul mercato russo dei generi alimentari raggiunge il 36 per cento del totale.
I produttori russi cercano di occupare gli spazi lasciati liberi dalle importazioni: in primo luogo si tratta per il latte e i latticini. Infatti, mentre prima della crisi il rapporto tra prodotti russi e importati per latte e latticini era di 50 a 50, attualmente in certe regioni della Russia la quota dei prodotti russi nel comparto raggiunge l’80 per cento.
L’acutizzarsi della crisi ha provocato un notevole aumento dei consumi di alcol, cresciuti nel gennaio-fabbraio del 5 per cento. I russi cercano di combattere lo stress, ma non di certo con bevande alcoliche costose. Il vino che costa più di 500 rubli (11,5 euro circa) alla bottiglia non si vende quasi più. Gli importatori di vino e di bevande alcoliche vivono un periodo di grande difficoltà. Riescono a far fronte alla crisi i big come Rusimport, o Simple. Gli importatori minori vanno in rosso uno dopo l’altro.

 

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