Corrado Passera: quattro regole per superare la crisi

Mettere un freno alla leva, abolire i debiti fuori bilancio, far transitare i derivati su mercati regolamentati e paletti patrimoniali per tutti

Simone Filippetti
SHANGHAI. Dal nostro inviato
Abbecedario della finanza per uscire dalla crisi. Le Borse europee continuano a cadere e tutti accusano la speculazione. Ma la speculazione e solo il sintomo esteriore dell'estrema instabilità dei mercati. Perche la vera causa dell'ormai perenne incertezza dei listini e la mancata riforma della finanza. Da due anni, lamenta Corrado Passera numero uno di Intesa Sanpaolo in missione a Shanghai, la politica tergiversa, ma svogliata e inconcludente non decide quell'architettura di regole di cui il mercato ha bisogno per ripartire risanato. Molte incognite tormentano il mercato: le attese per una ripresa molto meno sostenuta di quanto sperato (anche se per Passera la crescita non sarà cosi bassa come ora il mercato sconta); i dubbi sulla tenuta del debito pubblico di Paesi sovrani. Ma il vero nodo e che serve una riforma del sistema finanziario. Eppure basta poco, uno sforzo legislativo minimo. Passera la chiama «una paginetta di regole», racchiusa in quattro comandamenti: mettere un freno alla leva, abolire i debiti fuori bilancio, far transitare i derivati su mercati regolamentati e fissare paletti patrimoniali uguali per tutti. A ben vedere le quattro regole che Passera tratteggia altro non sono che le quattro cause della crisi. Tolte quelle il sistema può ripartire: paradossalmente l'Italia, le cui banche sono risultate le più solide durante l'esplosione della bolla, soffre di una sorta di svantaggio competitivo visto che il suo sistema bancario ha regole più severe e sane. Passera, ad esempio, ricorda che la sua banca si e imposta di limitare il trading all'1% delle attività. Decisione controcorrente mentre molte banche d'affari oggi fanno la maggior parte degli utili con la compravendita di titoli, ma la banca commerciale, sottolinea con un certo piglio Passera, e la banca dell'economia reale. E forte dell'essere l'unico istituto a non aver chiesto soldi, ne al mercato, ne ai propri soci ne allo Stato, il banchiere traccia le coordinate di una rotta da seguire: la prima regola e che gli attivi totali sul patrimonio tangibile di una banca siano fissati su un livello uguale per tutti, in modo da prevedere un tetto ai debiti che una banca può accollarsi. Ma occorrono dei paletti anche sulle pratiche di mismatch: oggi molte banche si indebitano a breve per rimborsare debito a lungo e questo meccanismo porta inevitabilmente a destabilizzare i bilanci. Per evitare, poi, i casi di debiti nascosti in società veicolo (caricate di mutui-spazzatura o di altri asset tossici), vanno vietate, prosegue Passera, le poste off-balance: i debiti devono andare tutti nel conto economico della banca. Infine, i derivati non dovrebbero più passare per mercati non regolamentati. Ma soprattutto, e l'ingrediente fondamentale per il ceo di Intesa Sanpaolo, qualsiasi intervento deve essere concertato e questo solo i governi lo possono fare: le singole iniziative, per quanto colgano nel merito, non servono a niente. Il riferimento tutt'altro che casuale e alla Germania e al suo strappo nel vietare, unilateralmente, lo short-selling, le vendite allo scoperto (si veda altro articolo in pagina). Si torna al punto di partenza: ci vuole un quadro di regole condivise. «Esistono vari organismi, dal G20 al G8, fino alla stessa Ue, che i legislatori trovino il modo di coordinarsi», e l'auspicio finale di Passera.