Il Fondo Pmi punta a 3 miliardi
In campo Intesa, UniCredit e Mps: i primi investimenti entro fine giugno - La Cassa utilizzarà il risparmio postale - Ma il dg del Tesoro, Grilli, non esclude l'utilizzo di risorse raccolte sul mercato.
ROMA
Non ha ancora un nome. Ma per il resto, ha già tutto e ben pianificato. Il nuovo fondo italiano di investimento per le piccole e medie imprese, fondo chiuso di private equity mirato ai soli investitori istituzionali per sostenere l'aggregazione e la ricapitalizzazione di un target di circa 15mila Pmi, ha mosso i primi passi ieri con la nomina dello steering committee e la firma di un accordo tra i protagonisti: Tesoro, Cassa depositi e prestiti, Confindustria, Abi, Unicredit, IntesaSanPaolo, Montepaschi.
Tra gennaio e febbraio, verrà costituita la Sgr che inizierà a operare a fine marzo ed effettuare i primi investimenti verso fine giugno. L'obiettivo dimensionale di questo fondo è di 3 miliardi di cui uno arriverà entro tre mesi. Annunciato come iniziativa privata, è il primo in Italia come joint venture tra pubblico e privato, «un esempio positivo di come in Italia si possano fare le cose insieme» ha detto il presidente di Mps Giuseppe Mussari. L'annuncio è stato accolto con grande soddisfazione dall'Aifi, perchè promuove il private equity in Italia.
«L'intervento diretto sono le imprese ma il beneficio sarà anche indiretto, si estenderà all'indotto per la tenuta delle controparti delle Pmi», ha detto il ministro dell'Economia Giulio Tremonti nel corso della conferenza stampa che si è tenuta ieri in via Venti Settembre. Il fondo risponde all'obiettivo comune di stato, Cdp, banche, Abi e Confindustria di «creare nel medio termine una fascia più ampia di medi campioni nazionali».
L'operazione consiste nella creazione di una Sgr che gestirà un fondo chiuso che potrebbe in una seconda fase specializzarsi per comparti o aree. La durata complessiva di questo fondo sarà di 14 anni: cinque per la fase di investimento e cinque per il disinvestimento, con possibili proroghe di ulteriori due anni per ciascuna fase. Il target, delineato dal direttore generale del Tesoro Vittorio Grilli, sono le imprese italiane in fase di sviluppo e con ambizioni di crescita interna ed esterna con un fatturato compreso tra 10 e 100 milioni di euro: un bacino potenziale di 15mila imprese di cui 10mila manifatturiere. Gli strumenti di ingresso saranno di tre tipi: equity puro, cioè investimento diretto nel capitale; sostegno tramite il quasi-equity cioè prestiti subordinati, mezzanine oppure obbligazioni convertibili; investimento indiretto come fondo di fondi.
Le dimensioni di questa operazione hanno un traguardo di medio-lungo periodo fissato a 3 miliardi, raggiunto in tre fasi successive. Il first closing, la sottoscrizione delle prime quote, avverrà dopo l'approvazione del regolamento da parte di Banca d'Italia e Consob - prevedibilmente entro marzo - coinvolgendo i soci fondatori (banche sponsor) che al momento sono Cdp, Intesa SanPaolo, Unicredit e Montepaschi di Siena. Grilli ha confermato che l'ingresso della Cassa è previsto per legge attingendo al risparmio postale (gestione separata): ma il dg del Tesoro ha aggiunto che nei prossimi tre mesi la questione sarà analizzata ulteriormente, non escludendo la possibilità di un'entrata della Cdp con la gestione ordinaria e quindi con risorse raccolte sul mercato.
In una seconda fase, il fondo si attiverà per trovare altri contributi finanziari e un secondo miliardo, rivolgendosi a un bacino di nuovi investitori istituzionali: altre banche o fondi di private equity e fondi sovrani. «Eventuali successivi incrementi per raggiungere i 3 miliardi saranno valutati in funzione delle reali esigenze», e con tutta probabilità verranno richiesti ai soci fondatori, è stato chiarito.
«Per crescere le Pmi dovranno investire in innovazione e internazionalizzazione e questo richiederà una patrimonializzazione superiore a quella attuale», ha detto l'ad di Intesa San Paolo Corrado Passera ricordando che il suo istituto ha già previsto o effettuato interventi sul capitale delle Pmi per complessivi 1,2 miliardi, oltre ai 250 milioni programmati per questo fondo. L'ad di Unicredit, Alessandro Profuno, in un'audizione ieri al Senato ha sottolineato, tra le varie iniziative del gruppo a sostegno delle Pmi, «il progetto SOS Impresa Italia, volto alle aziende maggiormente colpite dalla crisi, che ha consentito, al 28 novembre, di assistere oltre 12mila imprese con un'esposizione complessiva di circa 1 miliardo».
I. B.