Mosca non torna indietro
Vladimir Sapozhnikov
MOSCA
La Corte costituzionale russa ha stabilito che la pena capitale non potrà essere applicata in Russia neanche dopo la scadenza - il 3 V1 dicembre V - dell'attuale moratoria. Il presidente della Corte, Valerij Zor'kin, ha sottolineato che non si tratta di una nuova estensione della moratoria che era in vigore dal 1999, bensì della messa al bando della pena di morte in attesa di una revisione di fondo del Codice penale che permetterà alla Russia di rispettare i propri obblighi internazionali. Grazie alla moratoria sulla pena di morte il paese era entrato come membro a pieno titolo nel Consiglio d'Europa.
In vista della scadenza della moratoria, che era stata vincolata alla diffusione in tutta la Russia di un sistema giudiziario basato sulle giurie popolari, la Corte Suprema aveva chiesto alla Corte costituzionale di trovare una via d'uscita dal problema che minacciava di far tornare la Russia di dieci anni indietro nel tempo. In questo momento l'unica regione dove ancora non ci sono giurie popolari è la Cecenia, ma ci si aspetta che il 1° gennaio l'istituto cominci a funzionare anche qui.
La sentenza approvata dalla Corte costituzionale non era stata facile. Di fronte a una crescita della criminalità organizzata l'opinione pubblica russa appare in questo momento molto divisa sul problema della pena capitale. Nel 2008 il numero di attacchi estremisti è aumentato del 30 per cento. Secondo il presidente della commissione per la sicurezza della Duma, Vladimir Vasiliev, attualmente nelle prigioni russe ci sono 1.600 criminali condannati a morte. Mentre una forte maggioranza della popolazione e addirittura molti deputati del Parlamento, con a capo i comunisti di Ghennadij Zjuganov, sarebbero favorevoli al ripristino della pena capitale, il presidente Dmitrij Medvedev, ex professore universitario di giurisprudenza, ha più volte dichiarato che la Russia deve procedere alla graduale eliminazione della massima pena.
La Francia ha esaltato la sentenza della Corte costituzionale, ma ha anche incoraggiato le autorità di Mosca a procedere «verso l'abolizione completa della pena di morte». Ora tocca alla Duma mettere la parola fine alla polemica sulla pena capitale, che sta provocando una pericolosa spaccatura non solo all'interno della società russa. Secondo un sondaggio, l'80% dei russi sono faverovoli alla pena di morte. Il Parlamento dovrà finalmente ratificare il sesto protocollo alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo, che vieta l'esecuzione dei criminali. Le fonti del Cremlino hanno fatto sapere però che la ratifica non sarebbe possibile prima del 2010.
La pena capitale in Russia è stata comminata per l'ultima volta il 2 settembre del 1996, dopodiché il presidente russo di allora, Boris Eltsin, decretò una «graduale riduzione della pena di morte». Nei 10 anni trascorsi dalla proclamazione della moratoria la possibilità di annullarla era stata considerata dalle autorità russe una sola volta, nel 2006, durante il processo a Nurpashi Kulaev, l'unico terrorista superstite dell'attacco contro una scuola di Beslan, costata la vita a più di 350 persone.