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A Soci in gioco l'orgoglio russo 22 feb 10
Investiti 12 miliardi di dollari (ora ridotti del 15%) - Forte contrasto tra il clima quasi tropicale del Mar Nero e la neve di Krasnaja Poljana.
Antonella Scott
I russi non stanno più nella pelle, e non aspetteranno la conclusione dei Giochi di Vancouver per gridare «Arrivederci a Soci!». Per Dmitrij Cernischenko, presidente del Comitato organizzatore, le Olimpiadi più attese dai russi sono già iniziate, qui in Canada, dove Soci «assume il manto di prossima città ospite dei Giochi invernali». Così dalla "Casa Russia" sul False Creek di Vancouver, una sfera scintillante di luci che ospita il Museo della Scienza, Mosca già si proietta sul futuro, vola sul Mar Nero e propone al mondo l'immagine di una nazione moderna, ospitale, aperta. Soci 2014 è la strada scelta da Vladimir Putin per trasmettere questo messaggio, e ai suoi occhi la scelta del Cio è il riconoscimento internazionale di una ritrovata grandezza: per il primo ministro, per la Russia, in gioco c'è molto di più delle Olimpiadi.
L'intero paese è mobilitato: gli oligarchi che a Soci diventano patrioti, burocrati e giornalisti, imprese e sportivi, volontari e studenti che lavoreranno durante le vacanze, profumo di tempi sovietici. Anche per scegliere la mascotte si faranno le cose in grande, si parla di un referendum nazionale: preferite un delfino sugli sci, Misha – l'orsetto delle Olimpiadi 1980 boicottate dagli Stati Uniti – oppure Cheburaska, l'animaletto dalle grandi orecchie pelose delle favole russe?
Krasnaja PoljanaSoci e Krasnaja Poljana sono un piccolo miracolo climatico tra estate e inverno, le montagne del Caucaso che le separano regalano un clima semi-tropicale alla prima, la neve alla seconda (il che spiega il delfino e gli sci). Stalin amava questa riviera russa, ma qui un tempo c'erano solo le ville dei gerarchi e i sanatori. Le infrastrutture, gli alberghi, gli stadi e gli skilift, tutto era da costruire. Ci sono le Olimpiadi da organizzare, e una regione da reinventare. Per questo il budget di Soci non ha niente a che vedere con quanto è stato speso per Torino o per Vancouver, malgrado il progetto iniziale – 12 miliardi di dollari tra fondi pubblici e privati – sia stato ridimensionato del 15% dalla crisi. Progetti che interessano anche le aziende italiane, sono circa 150 quelle che stanno studiando una partecipazione.
Sarà tutto pronto con largo anticipo, assicurano gli organizzatori. Ma chiudere i cantieri in tempo non è il solo problema. Non lontano da Soci la Russia finisce, inizia l'Abkhazia: per il mondo territorio georgiano, per Mosca ormai un protettorato che si desidera coinvolgere nell'organizzazione dei Giochi. Oltre le montagne poi, a nord, ci sono le repubbliche del Caucaso settentrionale, Cecenia, Inguscezia e Daghestan, ferite tutt'altro che risolte. A Soci c'è il problema delle terre reclamate dallo stato per i nuovi cantieri, le case demolite, gli abitanti da trasferire e risarcire. C'è la questione ambientale, vincoli su cui la Russia è indietro anni rispetto ai paesi sviluppati. Avendo scelto questa vetrina per rilanciare la propria immagine di fronte al mondo, sono sfide da raccogliere. Molto più di Olimpiadi.