Mosca vuole ridiscutere gli accordi  sul disarmo

Putin chiama il veterano del Kgb Valentin Soboljov come nuovo segretario del Consiglio per la sicurezza nazionale

Antonella Scott
MOSCA

Alla luce di una realtà internazionale cambiata negli anni, desiderosa di veder riconosciuta un'influenza che la caduta dell'Urss le aveva tolto, irritata dai piani americani per uno scudo spaziale europeo, la Russia chiede una revisione degli accordi sul disarmo. Non solo il Cfe, il trattato per la riduzione delle armi convenzionali in Europa da cui Vladimir Putin ha annunciato il ritiro la settimana scorsa, ma anche gli accordi Start (riduzione delle testate nucleari) e Inf (forze nucleari a medio raggio).
Il primo è il problema più urgente. Mosca contesta alla Nato la mancata ratifica del "Cfe-2" - una revisione degli accordi che limitano lo schieramento di carri armati e truppe nei territori dei Paesi Nato e dell'ex Patto di Varsavia - e appare più disposta a discuterne direttamente con gli Stati Uniti, piuttosto che con l'Alleanza, che contesta ai russi il mancato ritiro delle truppe rimaste in Georgia e Moldavia. Il Cremlino ha così respinto la richiesta della Nato di rivedere la sospensione del Trattato Cfe; e tuttavia, al telefono con il segretario di Stato americano Condoleezza Rice, il ministro degli Esteri russo Serghej Lavrov ha spiegato ieri le ragioni della scelta di Mosca, sottolineando la disponibilità a continuare il dialogo con gli Usa «sia sulle questioni riguardanti il Cfe che su altri aspetti riguardanti la sicurezza della stabilità strategica».
In un'intervista all'agenzia Itar-Tass Evghenij Buzhinskij, capo del dipartimento del ministero della Difesa russo per gli accordi internazionali, ha voluto essere rassicurante. Il fatto che la Russia abbia sospeso l'applicazione del Trattato Cfe, ha spiegato, non significa che intenda rafforzarsi sui confini occidentali, e non schiererà missili a medio e breve raggio nell'enclave di Kaliningrad, tra Polonia e Lituania. Buzhinskij ha ribadito che il Trattato Cfe deve essere cambiato, o sostituito da uno completamente nuovo. E lo stesso vale anche per gli altri accordi chiave sul disarmo nucleare stretti con gli Stati Uniti. Il Trattato Inf, che dal 1987 mette al bando missili balistici e di crociera con raggio tra i 500 e i 5.500 chilometri, «impone restrizioni solo a due parti. Propongo di renderlo multilaterale», ha detto Buzhinskij, secondo cui è da adattare ai tempi nuovi anche lo Start I, che punta a ridurre di due terzi gli arsenali nucleari di Russia e Stati Uniti. L'accordo scade nel dicembre 2009, e Mosca propone di negoziarne una versione semplificata: «Non dovremmo lasciare un vuoto nella sfera del controllo degli armamenti strategici». Gli Stati Uniti non hanno ancora dato una risposta.
Le divergenze con l'Occidente, ha concluso Buzhinskij, non hanno niente a che vedere con l'inizio di una nuova guerra fredda: «Oggi non ci sono i contrasti ideologici che esistevano allora». Ma è dal passato sovietico che viene un nuovo attore chiave dell'entourage di Putin che si occuperà di politica estera: Valentin Soboljov, 60 anni, ex agente del Kgb e poi vicedirettore dell'Fsb, i servizi segreti di oggi. Soboljov è da ieri il primo consigliere di Putin per la Sicurezza nazionale al posto di Igor Ivanov, che fu ministro degli Esteri di Boris Eltsin. E che ieri si è dimesso inaspettatamente «per dedicarsi alla carriera accademica».