Dalla Russia la sfida al Cern
Può un simbolo di innovazione avere radici nell'Unione Sovietica? Dubna, la zona economica speciale della ricerca scientifica che aspira a diventare la Silicon Valley russa, un tempo era una città chiusa, sorvegliata dal Kgb: diventerà la risposta dell'Urss al Cern di Ginevra, cuore della ricerca nucleare europea. Oggi gli occhi dei fisici di tutto il mondo sono puntati sul Large Hadron Collider, l'acceleratore di particelle in attività da novembre. Ma Aleksej Sisakyan, 65 anni, direttore dell'Istituto di Ricerca nucleare di Dubna, pensa che l'Hadron Collider non riuscirà a rispondere a ogni domanda: ad esempio, non potrà seguire ogni fase della transizione delle particelle nucleari dopo il Big Bang, come i quark allo stato libero. Questo fisico di origine armena, figlio d'arte - suo padre, Norair Sisakyan, è uno dei fondatori della biologia dello spazio, e uno dei crateri lunari porta il suo nome - spera che gli scienziati di Dubna riescano a registrare la transizione dei quark in protoni e neutroni grazie a un acceleratore "made in Russia", Nika. Farà scontrare tra loro particelle di nuclei di molecole d'oro a 5,5 gigaelettronvolt: un progetto non meno prestigioso per la Russia - scherza Sisakyan - delle Olimpiadi invernali di Soci. Un piano che potrebbe anche riportare molti scienziati in patria, magari i giovani che hanno lavorato al Cern. Dare ai giovani scienziati russi un luogo in cui tornare: il cuore dell'innovazione non può essere che questo.