| Il greggio russo svolta verso Oriente |
07 gen 10 |
| Infrastruttura fondamentale per le «battaglie energetiche» di Mosca in Europa - Dopo le richieste di Kiev accordo-lampo sul transito |
Sissi Bellomo La Russia spalanca per il suo petrolio le porte dell'Estremo Oriente, inaugurando un'infrastruttura che promette di avere forti ripercussioni geopolitiche. Con una cerimonia in presenza del presidente Vladimir Putin, dalle banchine del nuovo terminal portuale di Kozmino, a pochi chilometri dai confini con Cina, Corea del Sud e Giappone, è partito ieri il primo cargo di greggio siberiano trasportato attraverso l'oleodotto Espo (East Siberia-Pacific Ocean): un'opera colossale, ancora incompleta (per adesso è in funzione solo il primo tratto, 2.757 chilometri su circa 4mila previsti), ma che in futuro permetterà di dirottare verso l'Asia una fetta importante delle esportazioni di greggio russe, sottraendole ai tradizionali mercati europei e fornendo al Cremlino un'arma fondamentale per condurre le sue battaglie energetiche.
Una prima dimostrazione dell'importanza cruciale del nuovo canale di esportazione si è forse avuta già ieri, con la soluzione lampo all'ennesima crisi tra Russia e Ucraina, relativa stavolta non al gas, bensì al petrolio. Kiev aveva provato a fare la voce grossa con Mosca, sulle condizioni di transito del greggio nel suo territorio: dal 2010 la tariffa sarebbe dovuta salire dal 5 al 20% e i russi avrebbero dovuto impegnarsi a garantire un volume minimo di petrolio trasportato. Condizioni «inaccettabili» secondo Nikolai Tokarev, presidente di Transneft (società monopolista delle pipeline russe). Mosca, si è saputo ieri, aveva già allertato l'Unione europea sulla possibilità di interruzioni nelle forniture petrolifere a Slovacchia, Repubblica Ceca e Ungheria, a partire dal primo gennaio. All'orizzonte si intravvedeva già una nuova crisi di Capodanno, dopo quelle che all'inizio del 2007 e del 2009 tagliarono i rifornimenti di gas in gran parte del Vecchio continente. L'allarme si è però ridimensionato nel giro di poche ore: in serata una portavoce del ministero dell'Energia russo ha assicurato che l'accordo con Kiev è stato raggiunto e che sarà formalizzato entro fine anno. La situazione è apparsa più distesa anche sul fronte del metano: sempre ieri il ceo di Gazprom, Alexei Miller – che a Natale aveva espresso forti dubbi sulla capacità di Kiev di saldare il conto dei consumi di dicembre – si è detto convinto che il pagamento avverrà entro il termine dell'11 gennaio. Tutto risolto? Non è detto. Con le elezioni ucraine in calendario il 17 gennaio, il braccio di ferro con Mosca potrebbe continuare anche nei prossimi giorni, con sviluppi imprevedibili. Almeno per quanto riguarda il petrolio, tuttavia, è probabile che il nuovo oleodotto Espo continui a rappresentare un buon deterrente verso chi fosse tentato di sollevare dispute con i russi. La pipeline, che parte da Taishet, nella provincia di Irkutsk, si ferma per ora a Skovorodino, una cittadina al confine con la Cina, lungo la linea della Transiberiana. Il petrolio da qui prosegue in treno, fino al nuovo porto di Kozmino. Già dal primo trimestre del 2010 sarà comunque possibile trasportare in Asia per questa via circa 250mila barili di greggio al giorno: un traffico che – a quanto risulta dai programmi di carico delle petroliere – è stato sottratto in gran parte al porto ucraino di Yuzhny e a quello polacco di Danzica. La vera rivoluzione, tuttavia, deve ancora arrivare. Transneft – finanziata dai cinesi con un prestito da 25 miliardi di dollari – entro un anno completerà una "bretella" da Skovorodino alla Cina, per il trasporto di 300mila barili al giorno di greggio. Il completamento dell'Espo è invece previsto per il 2012. A quel punto fino a 1,6 milioni di barili al giorno, circa un terzo dell'attuale export russo, potrebbero dirigersi verso Oriente. |