| Le banche chiedono norme sostenibili |
08 feb 10 |
| In una crisi di origine anglosassone, gli istituti di credito italiani rivendicano di essere riusciti a evitare crack e fallimenti. |
Cesare Peruzzi FIRENZE Le banche chiedono alle autorità di vigilanza di non penalizzare il settore. Dopo il confronto di martedì con il governatore Mario Draghi ieri sono usciti allo scoperto i leader dei principali istituti di credito del paese. «Continuare ad alzare il livello di patrimonializzazione delle banche in un momento di debolezza di quest'ultime, dovuto alla sofferenza della clientela, è sbagliato», dice senza tanti giri di parole Fabrizio Palenzona, vice presidente del gruppo UniCredit, ieri a Firenze per il convegno sull'inclusione sociale organizzato dall'Acri, l'Associazione delle Fondazioni di origine bancaria, in collaborazione con l'Osservatorio permanente Giovani-Editori guidato da Andrea Ceccherini. «Avremmo bisogno di un momento di respiro», dice ancora Palenzona, per il quale «UniCredit ha fatto due aumenti di capitale importanti ricorrendo al mercato e oggi ha una capitalizzazione adeguata. Non dico di togliere le regole, che sono indispensabili - aggiunge - però bisogna stare attenti a non ingessare il sistema, che deve essere flessibile per aiutare le imprese». Per il presidente di Banca Mps, Giuseppe Mussari, «sarebbe bene che la politica si riappropriasse della funzione di produrre le regole, senza delegarla a strutture sovranazionali. Vorrei che le norme fossero scritte tenendo conto delle differenze dei soggetti che operano - puntualizza Mussari -. Ci sono le banche che fanno attività retail e ci sono gli intermediari finanziari che gestiscono patrimoni e portafogli importanti: non è giusto colpire indifferentemente gli uni e le altre, perchè diverso è il profilo di rischio».
Sul tema toccato da Palenzona e Mussari s'inserisce anche Corrado Passera, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, che dal World economic forum di Davos puntualizza, riferendosi in particolare alla proposta di riforma del presidente americano Barack Obama, come «regolare e controllare diversamente il commercial banking dal trading sia giusto, purché non si distrugga valore. Va bene premiare l'attività bancaria più orientata all'economia reale - dice Passera - attenti però a non colpire chi si è organizzato per fare entrambe le cose. Sono dell'idea - aggiunge - che comunque l'argomento vada approfondito». La crisi innescata dal collasso del sistema bancario americano e nord europeo, che per fortuna non ha investito le aziende di credito italiane, fa dire a Mussari che «la politica non è neutrale. L'origine e le cause dei disastri che abbiamo visto sono di matrice anglosassone - sostiene il numero uno del gruppo Montepaschi -. Gli intermediari finanziari di quei paesi sono stati i killer ben prezzolati di un obiettivo politico miope, orientato a ottenere consenso. Abbiamo rischiato di piegarci a una moda che vedeva come normali le attese di ritorni sul capitale a due cifre, con la prima cifra superiore a 2, in tempi irragionevoli - continua - mentre banche come la nostra venivano accusate di eccessivo immobilismo, perché raramente davano ritorni a due cifre, con la prima quasi sempre 1. Se penso a quante pressioni ci hanno indirizzato per farci adeguare a un sistema fallimentare...» Su questo fronte, Palenzona ha voluto rendere omaggio all'ex amministratore delegato di Mediobanca Vincenzo Maranghi, scomparso nel 2007: «Ricordo che in consiglio d'amministrazione dell'istituto di Piazzetta Cuccia (dove siede il vice presidente di UniCredit, ndr) - racconta - ho assistito a un dibattito in cui azionisti anche importanti sostenevano che c'era capitale in eccesso che andava distribuito, mentre si opponeva un solo manager (Maranghi appunto, ndr), che poi infatti hanno cacciato. E ora tutti riconoscono la solidità di quella banca - sottolinea polemicamente - anche quelli che sostenevano che eravamo vecchi e non capivamo la modernità». Anche i compensi elevati ai manager sono finiti sul banco degli imputati. A giudizio di Palenzona, però, in Italia adesso gli stipendi di banchieri e finanziari sono più bassi e comunque «agganciati alla customer satisfaction più che ai risultati di breve periodo». E Mussari ricorda che un ruolo fondamentale e positivo lo deve svolgere la proprietà, non solo privata ma anche pubblica, «come dimostrano gli esempi fortunati di Eni e Enel». |