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Khristenko: la politica non freni le imprese 21 nov 07
La Russia smentisce la realizzazione di un cartello con l'Algeria: «Stiamo solo studiando strategie comuni tra produttori»

ROMA
Si dichiarano ospitali, collaborativi, per nulla protezionisti. Ben decisi, anzi, a mettere in mora gli europei «che rivendicano reciprocità e magari non la garantiscono». Carota e bastone, ancora una volta, nelle parole del ministro russo dell'Energia Viktor Khristenko, a Roma per il World Energy Congress. Con il nostro ministro dello Sviluppo, Pier Luigi Bersani, è un fiorire di impegni reciproci alla sicurezza energetica, allo sviluppo degli scambi, perfino alla coabitazione ai vertici delle società energetiche frutto del rimescolamento internazionale. Comprese quelle di matrice russa? «Naturalmente». Khristenko ricorda che «gli investimenti europei nelle compagnie energetiche russe per 55-60 miliardi di dollari» mentre il corrispondente impegno russo in Europa vale "solo" 7-9 miliardi. «Non intendo certo frenare il processo», afferma Khristenko. Che però lancia un sonoro avvertimento.
Anche le imprese italiane stanno entrando nella filiera energetica russa. E Gazprom sta entrando nella distribuzione del gas italiana, per la vendita diretta ai clienti finali: «L'operazione sembra procedere bene. Ma non vorrei che alla fine ci fosse qualche impedimento». Quale? «Quello della politica con le sue interferenze. Perché se fosse per le imprese e per i loro negoziati, molti problemi non esisterebbero» azzarda il ministro russo. Che comunque insiste su quel clima di «proficua collaborazione» con l'Eni che ha portato al progetto per il gasdotto South Stream per potenziare le forniture all'Europa, differenziandole rispetto alla problematica tratta che passa dall'Ucraina.
«Collaborazione tra imprese e basta», insiste Khristenko. Ma Gazprom non è controllata rigidamente dello Stato (come del resto è controllata dal nostro Stato anche l'Eni)? E lo Stato russo – domanda il cronista – è disposto davvero a fare un passo indietro nel controllo a maggioranza assoluta sul suo gigante metanifero, come intanto abbiamo fatto per il cane a sei zampe? «No. Guai a disintegrare il nostro ruolo in Gazprom».
E se l'Eni volesse metterci un piede dentro? «Il capitale di Gazprom è per il 45% privato. Il 25% è in mano a investitori stranieri. Se l'Eni ritiene di poter acquisire compri sul mercato parte di quelle azioni», afferma il ministro russo.
L'Eni potrebbe guadagnare, nel caso, anche un membro nel Cda? «La tedesca E.On ce l'ha, a fronte di un pacchetto significativo», taglia corto Khristenko, che insiste sulla necessità di oliare la reciprocità, appunto, con «una bilancia unica delle regole». Anche perché «alcune imprese elettriche occidentali, come E.On e la vostra Enel, stanno comunque acquisendo il controllo di asset di produzione elettrica in Russia» rimarca.
E se come, più di qualcuno prevede, decollerà intanto una robusta "reciprocità" con l'altro grande gigante metanifero da cui dipende l'Italia, ovvero l'Algeria? «Nessuna Opec del gas in vista», garantisce Khristenko. «È vero che stiamo studiando strategie comuni, attraverso un gruppo di lavoro speciale sugli scenari energetici, ma non certo per fare la guerra a qualcuno», giura.
Fe.R.