Una lobby per aiutare i distretti
Export 2009 dei cluster in frenata ridotta rispetto alla media italiana ed europea - Presentato a Roma il primo Rapporto dell'Osservatorio: in campo anche Bankitalia e Confindustria.
Franco Vergnano
A piccoli ma concreti passi prende forma la lobby dei distretti. Lo "show down" per costruire una specifica rappresentanza degli interessi – in qualche modo "trasversale" e quindi in grado di accomunare la maggior parte delle aree sistema – è l'appuntamento di domani mattina all'Unioncamere di Roma. L'occasione? L'evento per presentare, con tanto di "red carpet", il Primo Rapporto dell'Osservatorio nazionale dei distretti italiani. Tra i meriti dell'iniziativa non c'è solo la possibilità di fare il punto della situazione in un momento particolarmente critico per il made in Italy. C'è anche quello di aver saputo mettere assieme – ed è la prima volta – tutti i principali protagonisti del made in Italy che, in vari modi (con impegni, modalità ed esperienze diverse) si occupano da tempo di problemi e politiche distrettuali.
Questo appuntamento iniziale, promosso dalla Federazione dei distretti italiani (che a sua volta ha raccolto in pianta stabile l'eredità del vecchio e itinerante «Club dei distretti», nato a Biella nel 1993) schiera "in cordata" partner importanti.
Si tratta infatti del meglio che oggi può mettere in campo il made in Italy e che ha dato vita a un inedito e articolato monitoraggio: Confindustria, Unioncamere, Symbola, Intesa SanPaolo, Banca d'Italia, Fondazione Edison, Censis e Istat.
Vediamo i dati. Il Rapporto ha messo sotto la lente 92 distretti, un campione ampio in grado di rappresentare 188mila aziende e 1,45 milioni di occupati, con una dimensione molto piccola: l'84,3% non supera, infatti, i nove addetti. In questi cluster si concentra il 28,3% del valore aggiunto (67,1 miliardi di euro) e il 31,4% dell'occupazione dell'industria manifatturiera, nonché il 26,9% dell'export.
«Mai prima d'ora – sottolinea Valter Taranzano, presidente della Federazione distretti italiani – si era riusciti a mettere attorno a un unico tavolo di lavoro tanti partner autorevoli e competenti (che da decenni si occupano del fenomeno distrettuale) i quali hanno attivato un progetto comune con lo scopo di creare un'esclusiva e autorevole banca dati sui distretti italiani. Tutti collaborano alla gestione dell'Osservatorio e alla realizzazione dei Rapporti. L'appuntamento avrà scadenza annuale per poter tempestivamente aggiornare ed integrare i dati e le analisi, approfondendo l'evoluzione del movimento distrettuale. Siamo quindi in presenza di uno strumento conoscitivo e informativo sui distretti senza precedenti».
L'individuazione dei 92 distretti è stata effettuata tenendo conto, da un lato, del lavoro svolto su questi temi da Unioncamere e Mediobanca in occasione della loro indagine annuale sulle medie imprese industriali e, dall'altro, dei distretti aderenti alla Federazione dei Distretti. Sono inoltre stati intervistati 68 imprenditori e 44 operatori distrettuali. Il Rapporto ha analizzato il 2009, un periodo che ha lasciato il segno per tutti, a cominciare proprio dalle Pmi.
Come spiega Giacomo Becattini, tra i padri nobili dei nostri "cluster": «Se non si provvede ad aiutare questi sistemi produttivi, che in certi casi stanno dando dimostrazione di resistenza autonoma alla crisi, affronteremo la fase di ripresa degli scambi mondiali con forti difficoltà a tenere, o riconquistare, le nostre tradizionali nicchie di mercato e un grave deterioramento della coesione sociale in zone del Paese, vaste, importanti ed economicamente strategiche. Per un Paese come l'Italia, una politica economica efficace per i distretti industriali è, quindi, l'asse portante della resistenza alla crisi mondiale».
Secondo i dati che verranno discussi domani, il calo dell'export dei 101 distretti analizzati della Fondazione Edison è stato del 20,8% nei primi nove mesi del 2009 rispetto all'analogo periodo del 2008. Una "frenata" inferiore a quella media italiana (-23,8%) e anche a quella degli altri paesi europei.