Su Severstal partita di giro russa
Simone Filippetti
I russi vendono Lucchini ai russi. O meglio, Aleksei Mordashov potrebbe essere il compratore dell'industria italiana messa in vendita da Mordashov medesimo. Non è un gioco di parole, ma uno degli scenari possibili per lo storica azienda bresciana. Il gigante moscovita dell'acciaio Severstal, che ha salvato Lucchini nel 2005, potrebbe "parcheggiare" l'azienda, messa in vendita nei mesi scorsi, al suo azionista di riferimento. Una soluzione «ponte» in attesa che il processo si completi, ma dettata da necessità di bilancio della conglomerata russa. Antefatto: Severstal ha rivisto la sua strategia e ha deciso di uscire dall'Europa. Il 2009 è stato un anno terribile per l'acciaio e i conti di Lucchini sono crollati, ma non è per questo che Severstal vuole liberarsi della controllata bresciana: il gruppo sta abbandonando il modello dell'integrazione verticale e quindi Lucchini non è più funzionale. Vincolato, però, da capital constraint (limitazioni del circolante), il colosso ha bisogno di deconsolidare l'azienda italiana anche per alleggerire il bilancio da perdite e soprattutto debiti. Il debito Lucchini è tra l'altro al centro di una trattativa parallela (affidata alla banca d'affari francese Lazard) con le banche per un rifinanziamento (al momento, però, finito in stand-by in attesa di capire se le controparti dell'operazione sarà Mordashov oppure il nuovo proprietario). In ogni caso, per poter sgravare Severstal dagli 800 milioni di esposizione finanziaria del gruppo italiano è necessario che, da un punto di vista contabile, la vendita avvenga entro il 30 giugno, fine del primo semestre. Per questo, nelle ultime settimane, si è fatta avanti l'ipotesi di un piano B: al momento c'è un gruppo di soggetti interessati a Lucchini, industriali (sono circolati i nomi di Tata, Baosteel e Mittal-Arcelor) e private equity, anche se venerdì indiscrezioni di stampa hanno riferito che almeno uno, l'ucraina Metinvest, si è tirato indietro. Tuttavia appare molto difficile che si possa chiudere la vendita in tempo utile per permettere a Severstal di deconsolidare dal bilancio la controllata italiana. Di qui l'eventuale soluzione ponte: il giovane magnate russo potrebbe farsi carico personalmente dell'azienda tramite sue società. Lucchini farebbe direttamente capo all'imprenditore. Col doppio vantaggio di risolvere il nodo contabile di Severstal e di poter continuare tranquillamente a trattare coi pretendenti. Dal quartier generale russo nessun commento, anche se alcune indiscrezioni vicine alla società descrivono il processo di vendita in fase avanzata e teoricamente in grado di essere perfezionato entro la scadenza del semestre. Il dossier Lucchini si è aperto a inizio anno quando Severstal ha incaricato Deutsche Bank di vendere Lucchini. A complicare il tutto c'era un'opzione put in mano alla famiglia fondatrice, rimasta azionista di minoranza col 20%, che pemetteva di vendere la quota residua a Severstal, alla fine dello scorso aprile. Il prezzo della put, 180 milioni di euro concordati cinque anni fa, ora era totalmente spropositato. Tuttavia una clausola di change of control avrebbe reso l'opzione nulla in caso di vendita di Lucchini prima della fine di aprile. Di qui l'iniziale fretta dei russi per una cessione lampo. Poi è stata trovata una soluzione con la famiglia: Severstal ha acquistato direttamente il 20% dell'azienda a un prezzo scontato (si parla di 100 milioni), senza dover ricorrere all'opzione. Disinnescata la mina della put, per Severstal è venuta meno anche la fretta di vende entro aprile. Ma ora c'è la più stringente scadenza contabile di giugno.