«Russia nella Wto senza Kazakhstan e Bielorussia»
«Non aderiremo con l'unione doganale a tre I negoziatori ci chiederanno conto dei dazi di giugno».
Antonella Scott
MOSCA. Dal nostro inviato
Primo gennaio 2010: nasce l'unione doganale tra Russia, Bielorussia e Kazakhstan. Una data che avrebbe potuto segnare l'inizio del cammino di Mosca nella Wto: «Siamo pronti a entrare passando dalla via più breve», non si stanca di rassicurare il presidente Dmitrij Medvedev. Ma l'estate scorsa, stanco di aspettare dopo 16 anni di trattative, improvvisamente Vladimir Putin ha sospeso i negoziati con l'Organizzazione mondiale del commercio, preferendole l'integrazione con le economie dell'area, legate da un'unica tariffa doganale.
Per nessuno, a dire il vero, la strada verso la Wto è stata così tortuosa: troppo lente le riforme, dicono i negoziatori occidentali, in un paese riluttante ad adeguarsi alle regole globali, per esempio sulle sovvenzioni all'agricoltura, il rispetto della proprietà individuale, il funzionamento delle aziende di stato. Noi, risponde Putin, siamo vittima dell'ostruzionismo degli Stati Uniti, cha dai russi pretendono più che dagli altri: a Mosca la chiamano "Wto-plus". Ora però le cose si sono complicate ulteriormente. L'ipotesi di aderire alla Wto in tre, accanto a bielorussi e kazaki, è apparsa subito difficilmente realizzabile.
«Da quel momento - spiega Aleksej Portanskij, capo dell'Ufficio studi per l'adesione della Russia alla Wto - la nostra leadership ha cercato di fare marcia indietro, il che non è per niente semplice». L'unione doganale «presenta molti punti critici. E dall'altra parte, più a lungo resti fuori dalla Wto, peggio è». Oggi "modernizzazione" è diventato lo slogan del presidente russo, e prima o poi, sostiene Portanskij, «con la modernizzazione dovremo fare i conti se vogliamo costruire un'economia basata sull'innovazione, su produzioni ad alto valore aggiunto. L'adesione alla Wto non è la condizione principale, ma senza quella la modernizzazione non serve a niente».
La Russia ora lascia aperte diverse possibilità: entrare nella Wto nell'ambito dell'unione doganale, oppure insieme a Bielorussia e Kazakhstan, ma separatamente.
L'idea di aderire alla Wto come unione doganale è nata in modo frettoloso, elaborata da esperti che non avevano studiato bene le basi legali. Al summit del G-8 dell'Aquila, in luglio, Pascal Lamy (direttore generale della Wto, ndr) lo ha spiegato a Medvedev: l'articolo 12 dell'Accordo di Marrakesh, che regola l'esistenza della Wto, stabilisce che ne può diventare membro un singolo paese o un territorio doganale come Hong Kong o Macao, autonomi sul proprio spazio doganale. Ma l'unione con Kazakhstan e Bielorussia non prevede il controllo totale sugli scambi, ha autorità solo sulle merci. Inoltre, Russia e Kazakhstan hanno completato ormai il 95% dei requisiti posti durante i negoziati, ma la Bielorussia non ha neppure cominciato ad adeguare la propria legislazione interna.
Si tornerà all'ipotesi di un ingresso unilaterale russo?
Sì, ma il danno è stato fatto: un fiume scorre, non puoi rientrare nella stessa acqua per due volte. Dovremo spiegare ai nostri partner della Wto perché stiamo modificando i nostri dazi doganali. Rimetteranno in discussione le concessioni ottenute nelle trattative passate, ci chiederanno conto delle mosse protezioniste approvate da giugno in poi (come i dazi sull'import di auto o sull'export di legname, ndr).
Poiché la Wto non copre l'energia, c'è chi dice che per voi non è così importante...
Non è vero. Oggi la Russia è tra i primi dieci paesi esportatori di grano: ma se non sei membro Wto è molto difficile entrare nei mercati mondiali dei generi alimentari. Sul fronte della siderurgia, quando gli Stati Uniti hanno posto dei freni all'import di acciaio noi non abbiamo potuto rivolgerci agli organismi di composizione delle dispute come hanno fatto Cina, Giappone o Europa.
Chi è contro la Wto in Russia?
Le lobby contrarie all'adesione si nascondono, ma sono potenti. Tutti sanno quanto sia estesa la corruzione in Russia, e chi vive nella corruzione non può approvare l'ingresso nella Wto. Ma monopoli e mancanza di libera competizione non aiutano gli imprenditori, il protezionismo toglie ossigeno al business sano, certo non lo salva.
Quando entrerete?
Andare per le lunghe non è nell'interesse della Russia, soprattutto ora che gli altri stanno definendo le regole del Doha Round. Se non prendi parte al processo, i tuoi interessi non vengono presi in considerazione. E la Russia ne ha molti: nell'agricoltura e in diversi settori produttivi, nell'elaborazione delle regole del gioco su competitività e investimenti. Quanto più ritardiamo, tanto più ci perderemo in futuro.