«In Russia economia primitiva»
Nel discorso alla nazione Medvedev parla di un paese «arcaico» - KOMBINAT ADDIO - Sotto accusa le grandi holding pubbliche, 22 delle quali già oggetto di inchieste giudiziarie: «Saranno liquidate quelle inefficienti».
Antonella Scott
MOSCA
«Russia, avanti!»: chissà quante altre volte qualcuno ha indicato la strada dallo scintillante Salone di San Giorgio, Grande Palazzo del Cremlino. Ieri è stato il turno di Dmitrij Medvedev: quanto è stato realizzato in passato, ha detto il presidente russo, non basta più a sostenere il prestigio e il benessere della nazione, lo status di potenza mondiale della Russia deve appoggiarsi su una base nuova. Un'economia costruita su petrolio e gas è «primitiva», dipendere dall'export di energia è «umiliante». E una società in cui solo i leader pensano e decidono per tutti è «arcaica». Una cosa ci unisce, ha detto Medvedev rivolgendo a ministri e deputati il suo discorso annuale sullo stato della nazione: la convinzione che alla Russia del XXI secolo è necessaria una modernizzazione a tutto campo. «Sarà la prima volta nella nostra storia - ha sottolineato il presidente - che questa esperienza si fonda sui valori e sugli istituti della democrazia. Diventeremo una società di persone attive, libere e responsabili».
Parlando per un'ora e mezza, Medvedev deve aver incrociato più volte lo sguardo impenetrabile di Vladimir Putin, seduto esattamente di fronte a lui, impassibile anche mentre - brevemente - lo applaudiva. All'ingresso del primo ministro è scattata una standing ovation: ogni gesto e ogni parola vengono ormai scrutati nel tentativo di analizzare gli equilibri tra i due. In questi mesi, Medvedev ha acquisito sempre più sicurezza, autorevolezza, popolarità: ha messo in discussione decisioni prese da Putin; ha ascoltato le critiche dell'opposizione sulle leggi elettorali; sfidato le grandi holding di Stato rilanciate dal predecessore; accennato a un atteggiamento meno accomodante nei confronti dell'Iran.
Il suo discorso al Cremlino si è formato su un articolo del presidente pubblicato online due mesi fa, chiamato appunto «Rossia, vperiod!», avanti: una serie di proposte che Medvedev ha invitato a criticare, per costellare ieri il proprio intervento con le osservazioni ricevute dai lettori.
Il tono, indubbiamente, era diverso da quello dei passati interventi di Putin. Medvedev è sceso in campo elencando le priorità di un'economia moderna, invitando il governo a concentrarsi sul rilancio della scienza, dell'istruzione, delle nuove tecnologie, della sostenibilità ambientale. A riorientare l'economia «per andare incontro alle necessità della gente», a imparare la lezione della crisi, che ha colpito la Russia «più profondamente degli altri paesi» perché «l'abitudine a vivere sulle esportazioni è ancor oggi un ostacolo a uno sviluppo innovativo». Medvedev ha parlato di riforme anche sul piano politico, promettendo alcuni cambiamenti nella procedura elettorale - come l'abolizione della raccolta di firme necessaria per registrarsi come candidati - che potrebbero rendere un po' meno difficile la vita ai partiti dell'opposizione "accettata" in parlamento.
Concessioni già giudicate modeste dagli osservatori. Tanto più che il presidente ha aggiunto, rivolto all'opposizione: «Qualunque tentativo di scardinare la situazione con slogan democratici, di destabilizzare lo Stato e dividere la società sarà stroncato». Come a chiarire: qui non si sta facendo una rivoluzione. Le proposte, del resto, non erano accompagnate da soluzioni concrete: «Dal punto di vista di un investitore - ha commentato in una nota Chris Weafer, chief economist di Uralsib - si sarebbero volute ascoltare idee più specifiche sulla spesa, sui meccanismi che potrebbero aiutare l'industria a diversificare, sul modo in cui lo Stato potrebbe aiutare le piccole e medie imprese». Un'insegnante all'Università di Mosca (che vuole restare anonima per non correre rischi) è ancora più diretta: «Modernizzare? Inseguire gli altri paesi? - si sfoga - è da novant'anni che ci dicono che siamo rimasti indietro! I nostri prodotti non sono competitivi, cosa hanno fatto per migliorare in tutto questo tempo? Khruscev, Gorbaciov, ora questi: metterci in pari, metterci in pari con l'Occidente...ma la gente qui vive con 300 dollari al mese, ed è stanca!».
Secondo Stratfor, l'agenzia americana di intelligence geopolitica, una prima iniziativa in realtà sarebbe già stata presa, dietro le quinte. Due giorni fa Medvedev avrebbe firmato l'ordine di avviare 22 inchieste giudiziarie contro le grandi holding pubbliche. «Quelle inefficienti verranno liquidate», ha annunciato ieri il presidente. L'obiettivo è ridurre la presenza dello Stato nell'economia, rilanciare le privatizzazioni e attirare investimenti stranieri. Il tutto, naturalmente, con l'approvazione di Putin: secondo Stratfor è stata proprio la crisi economica a convincere il premier ad appoggiare la modernizzazione. Avanti, Russia! Anche se un'inchiesta dell'agenzia americana è giunta alla conclusione che il vero motore del cambiamento non è tanto l'amore per le riforme: ma l'ennesima lotta di potere che si sta consumando tra le mura del Cremlino.
“Il Sole 24 Ore”, 12.11.2009